Torna a splendere la Cappella Paolina dopo sette anni di restauro

Il 4 luglio 2009 il Papa ha inaugurato la sua Cappella, ultima testimonianza del grande Michelangelo
di Serenella Napolitano - 5 Luglio 2009

Dopo sette anni di restauro torna a splendere all’interno dei Palazzi Vaticani la Cappella Paolina, meno conosciuta della più nota Cappella Sistina, ma non meno importante sia dal punto di vista architettonico che artistico.
I lavori iniziarono nel 2002 sotto la direzione dello storico dell’arte Arnold Nesselrath in collaborazione con una commissione internazionale di autorevoli michelangiolisti e massimi esperti di teoria e di pratica del restauro. La Cappella è stata inaugurata da Benedetto XVI il 4 luglio 2009, durante i Vespri.
“Il costo del restauro – ha spiegato il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato vaticano – è stato più elevato del previsto, a motivo del protrarsi dei lavori, ma è stato completamente sostenuto da alcuni Patrons of the Arts in the Vatican Museums. Il costo complessivo è stato di 3.253.196 euro”.

Nella Cappella, in cui si può dire Michelangelo abbia lasciato il suo testamento spirituale (ci lavorò fino all’età di 75 anni), è stata restaurata tutta la volta, partendo dagli affreschi di Sabatini e Zuccari e  lasciando per ultima  la pulitura dei due murali del maestro. Dopo aver recuperato la gamma coloristica dell’intera Cappella, giocata in chiaro, tipicamente manierista e molto simile al ‘tono’ della contemporanea Galleria delle Carte Geografiche, i restauratori hanno, quindi, modulato la pulitura della ‘Conversione di Saulo’ e della ‘Crocifissione di san Pietro’.

Secondo Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani “La pulitura e le minime integrazioni condotte da Maurizio De Luca e da Maria Pustka li hanno restituiti, non già ‘all’originario splendore’ ma al meglio della leggibilità e della godibilità oggi possibili. Che è tutto quello che si deve chiedere a un buon restauro. Niente di più e niente di meno”. Sugli affreschi infatti era presente una patina di sporco che con questo restauro di restituzione è stata eliminata.

Oltre ai restauri condotti sugli affreschi, attraverso analisi storiche, l’altare marmoreo è stato ripristinato nella posizione originale, quello che aveva prima degli interventi degli anni settanta voluti dal papa Paolo VI, dando al visitatore uno sguardo d’insieme più ordinato e ascendente.

Due curiosità: la prima resa nota dallo stesso direttore, sugli interrogativi di rimuovere dall’affresco michelangiolesco della crocifissione di Pietro le due velature applicate sul sesso dell’Apostolo, una creata nel ‘500 e l’altra negli anni ‘30. Alla fine è stato deciso di lasciarle, perchè ‘non si riporta indietro la ruota della storia’; la seconda, riferita dal capo dei restauratori De Luca, è che sembrerebbe aver riconosciuto in uno dei personaggi dell’affresco della Crocifissione di San Pietro, l’autoritratto del Buonarroti.

La Cappella, costruita tra il 1537 e 1542 da Antonio da Sangallo, è destinata al culto privato del papa (di solito vi avviene la messa mattutina), anche se per un po’ ci sarà maggiore elasticità per visite specifiche, come ha dichiarato in una nota monsignor Paolo De Nicolò, reggente della Casa Pontificia.

Una bellezza a dir poco drammatica, dove la crisi spirituale del grande Michelangelo, dovuta al periodo della Riforma, ritorna ancora più viva rispetto alle figure della Sistina, a testimoniare il suo angoscioso stato d’animo.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti