Tra oriente e occidente: studenti di Centocelle in Asia Minore

Cronaca di un viaggio Erasmus+ di 7 studenti romani e di 2 insegnanti
Lorenzo Maria Ciolfi - 9 Novembre 2019

Sette studenti di Centocelle in Asia Minore, grazie al terzo scambio culturale del progetto Erasmus+ “European values are all RIGHT”, al quale prende parte l’Istituto paritario Maria Immacolata (liceo di scienze umane) di Roma, quartiere Centocelle.

All’aeroporto di Fiumicino

In un’assolata giornata di fine ottobre, una delegazione formata da sette studenti del Liceo delle scienze umane e due insegnanti si è presentata ai banchi di accettazione dell’aeroporto di Roma Fiumicino.

Studenti di Centocelle in Asia Minore con L'ErasmusLa meta del viaggio, dopo brevi scali ad Istanbul e Smirne, è nel cuore della Lidia, una terra che ha segnato la storia del mondo mediterraneo.

Ad attenderli, oltre ai membri della scuola ospitante, la “50. Yil” della cittadina di Salihli, i colleghi rumeni e greci conosciuti nell’arco di questa esperienza.

Mentre i nove si muovono attraverso i controlli di sicurezza dell’aeroporto, sui loro volti si alternano l’entusiasmo per l’imminente partenza e gli interrogativi per la situazione interna della Turchia, coinvolta in scontri bellici lungo il confine con la Siria.

Erasmus in Asia MinoreA Salihli nel cuore della Lidia

All’arrivo in nottata a Salihli ogni pregiudizio svanisce: l’accoglienza all’arrivo, calorosa e perfettamente organizzata, spazza via ogni preoccupazione.

Entusiasmante si rivela il primo incontro tra tutti i partecipanti: nel fare conoscenza, piccoli capannelli di giovani cominciano già a stilare un’agenda per le future serate in comune.

Inoltre ricco ed equilibrato appare, tra aspetti ludici e didattici, il programma previsto dal prof. Davut Metín per gli otto giorni di esplorazione tra Lidia e Frigia:

  • Escursioni agli straordinari siti archeologici e naturalistici di Efeso, Şirince, Smirne, Manisa, Pamukkale e Ierapoli;
  • laboratori esperienziali sulle attività artigianali, sulle innovazioni tecnologiche e sulle pratiche sportive svolti dagli alunni;
  • presentazioni delle tradizioni nazionali di ogni gruppo declinate attraverso balli, canti, diapositive e video, comprensive di degustazioni di prodotti gastronomici tipici delle differenti culture;
  • partecipazione attiva ai festeggiamenti per il Giorno della Repubblica di Turchia nel cortile della scuola nonché nelle strade del centro di Salihli;
  • momenti di riflessione spirituale, svoltisi nella moschea Hamidiye di Salihli e nella Casa di Maria nei pressi di Efeso.

Il contatto con la vita concreta di una comunità, di una cultura

In ogni fase del programma è possibile cogliere, nei partecipanti, un clima di apertura che nasce dalla situazione di temporanea presenza dello “straniero”, insieme alla consapevolezza di una comune necessità di contatto, interazione e scambio con l’“altro”.

I piccoli regali di cittadini che si avvicinano spontaneamente per fare la nostra conoscenza; una sosta fugace durante una trasferta giornaliera presso un banco di frutta trasformatasi subito in una generosa e gratuita degustazione dei prodotti locali; un abbondante buffet curato e offerto dall’associazione delle famiglie della scuola ospitante.

E poi piacevoli imprevisti: l’organizzazione di un’amichevole partita a calcio a otto tra una rappresentanza della scuola “50. Yil” (comprensiva di preside e vice-presidi!) e l’“Internazionale” formata dagli altri professori (la partita si conclude con un equilibrato 2-2); l’inatteso invito ad una festa matrimoniale in cui i ragazzi del “Maria Immacolata” sono fatti accomodare al tavolo con gli altri invitati e coinvolti in danze e rituali tradizionali; l’organizzazione di una festa di compleanno a sorpresa per un insegnante del gruppo; un invito a cena per le sole insegnanti presso l’abitazione di una collega turca.

Emozioni e riflessioni sul viaggio

«Che emozione – ricorda commossa Ludovica al rientro a Roma – la gioia di quei bambini che, incontrati per la strada, ci chiedevano foto e ci abbracciavano! Quei piccoli gesti, e gli occhi sorridenti, sono stati e saranno sempre per noi come delle pietre preziose da custodire gelosamente».

Elena si ferma a pensare a «quante opportunità e fortuna abbiano gli studenti coinvolti nei progetti Erasmus: per tanti nostri coetanei, infatti, il viaggiare al di là del proprio Paese resta ancora oggi un miraggio!».

Domitilla, da parte sua, nel tirare le somme del viaggio, cita il grande umanista Erasmo da Rotterdam, al cui nome si richiamano tutti i progetti Erasmus: «il vero insegnamento di tutta questa esperienza è che la bellezza diviene visibile solo quando sappiamo usare la giusta lente nel guardare e nel vedere il mondo. Per questo dobbiamo aprire la mente, allargare i nostri orizzonti ed essere flessibili, perché tutto ciò che ci circonda un domani apparterrà a noi e noi dovremo farci trovare pronti per tutelarlo e valorizzarlo».

Il bilancio dopo la terza fase del progetto

A conclusione di questa terza fase del progetto, quali insegnamenti trarre?

Innanzitutto che dobbiamo curare fin dalla più tenera età, al pari della nostra bellissima lingua, anche quella inglese, strumento imprescindibile per far sentire la nostra voce sulla scena internazionale e per vivere pienamente da cittadini del mondo.

In secondo luogo che le Istituzioni europee sono più vicine alle giovani generazioni di quanto si possa pensare e che attraverso un po’ di spirito di iniziativa si può cominciare già dagli anni della scuola secondaria inferiore a esplorare le ricchezze del nostro Continente.

Infine che il pregiudizio alberga dentro di noi finché non tocchiamo con mano la realtà, una realtà che troppo spesso giudichiamo senza conoscere e cadendo vittime di retaggi culturali, di ignoranza e talvolta della rabbia per tristi casi di cronaca – reali sì, ma che non possono e non devono condurre ad una cieca generalizzazione o a condanne aprioristiche.

Possiamo senz’altro sostenere che il “miracolo” di questo e degli altri progetti Erasmus+ risiede proprio nella possibilità che ogni partecipante ha di entrare in contatto con la vita concreta di una comunità, di una cultura; di respirarne i profumi, di gustarne i sapori, di apprezzarne i colori; di entrare in altre case, in altre scuole, in altre chiese. E tutto nel ritmo lento e genuino della quotidianità di donne e uomini comuni.

Ed ora si prepara il viaggio di aprile 2020 in Transilvania

Sempre più consapevoli del loro ruolo e dell’importanza di questo scambio culturale, mentre disfano le valigie e mettono in ordine le emozioni e le vibrazioni raccolte in questa esperienza, i ragazzi dell’Istituto Maria Immacolata e i loro insegnanti fanno già correre il pensiero ad aprile, quando partiranno alla volta della Transilvania, e ad altri progetti Erasmus+!

Lorenzo Maria Ciolfi


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