Trascuratezza o Dolo

Ettore Visibelli - 19 settembre 2018

Non credo spetti a me spiegare la differenza tra i due sostantivi. E’ come chiedere se ci è chiara la contrapposizione tra i due aggettivi: veniale e imperdonabile. Detto questo, come preambolo, vengo al nocciolo della questione.

Fin da quando frequentavo il liceo e soprattutto allorché mi iscrissi al primo anno di università – sono passati tanti di quegli anni, che ironicamente potrei datare l’epoca intorno all’abdicazione di Carlo Alberto – era riportata anche sui papiri goliardici, all’epoca ancora in voga, la tendenza alla pederastia diffusa all’interno delle organizzazioni cattoliche. Su quei papiri era scritta una serie di leggi in rima, al limite del più caustico sarcasmo, che la matricola, interrogata dagli anziani dai quali era stata beccata, doveva conoscere e ripetere a richiesta, pena la messa in mutande e la sfilata per il corso principale della città o, in alternativa, l’obbligo ineludibile di pagare una generosa bevuta per essere amnistiato dalla palpabile ignoranza in giurisprudenza goliardica.

Tra quelle leggi ce n’era anche una, attribuita nientemeno che a Keplero, afferente a come certe pratiche sodomitiche fossero frequenti all’interno del clero. Stante il nome dello scienziato e quello del corpo religioso di riferimento, la rima lascia alla fantasia del lettore la composizione del distico in questione. All’epoca mi sembrava eccessivo colpevolizzare l’intero consesso clericale, eppure, in tutta evidenza, già qualcosa trapelava, dando seguito alla vox populi che risuonava fra gli studenti universitari i quali, almeno a quei tempi, abbinavano, al poco o tanto zelo nello studio, anche una buona dose di divertimento goliardico.

Ma, tralasciando i ricordi che datano agli anni ‘60 del secolo scorso, vengo a quanto sta accadendo oggi, con Papa Francesco deciso a mettere il dito nella piaga, non tanto sulla pederastia, che è possibile rinvenire ancora all’interno dell’istituzione religiosa, quanto sulla ricorrente e diffusa pedofilia emergente che, anche agli occhi del più sprovveduto, è una colpa di gravità ben più marcata. E allora mi domando perché sia occorso così tanto tempo per distinguere ciò che per la religione cristiana si configura come un peccato – e come tale perdonabile – da quanto, invece, rappresenta una colpa, un reato giuridicamente perseguibile, ai danni di persone che porteranno per tutta la vita il ricordo e la cicatrice della violenza subita da giovani.

Si invoca sovente il celibato imposto ai sacerdoti, addossandogli la colpa della tendenza a certi comportamenti che deviano da quanto predica la chiesa stessa, soprattutto il rispetto e la carità nei confronti del prossimo. Forse, però, non basta la carenza dell’affetto e della sessualità all’interno della famiglia, per spiegare un comportamento radicato nel sistema e fino a poco tempo fa obliabile con la confessione e la remissione del peccato. Comunque – ma è soltanto una considerazione personale – così come la morale e il progresso scientifico si modificano nel corso della storia, confluendo in un fiume disordinato e tumultuoso alla ricerca di una foce sconosciuta, anche la dottrina cattolica, alla luce del mondo bello o brutto che viviamo, non sarebbe fuori luogo che permettesse al sacerdote, dietro sua esplicita richiesta, l’accesso al sacramento del matrimonio. Potremmo così permettere a tutti di chiamarlo padre, anche a quei figli naturali che oggi devono rivolgersi a lui chiamandolo zio.

Non so quanto la crociata di Papa Francesco possa riuscire a modificare radicalmente una tendenza di alcuni prelati, o anche semplici sacerdoti, tranquillamente perpetrata fino a poco tempo fa, nella convinzione che la misericordia divina sia preposta a perdonare qualsiasi errore commesso, appellandosi alla debolezza della carne.

In ogni caso, sia lode al Santo Padre per l’avere preso coscienza che un problema in seno al clero esiste, iniziando la pulizia dei sacerdoti pedofili accertati, indegni di vestire l’abito talare.

Ettore Visibelli


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