Trascurato o mal gestito il rischio ipercolesterolemia nei nefropatici

La malattia renale cronica sottodiagnosticata è ad alto rischio per ipertensione e dislipidemie
di Patrizia Miracco - 18 Dicembre 2013

“Abbassare il colesterolo” è d’obbligo non solo per i cardiopatici e i diabetici ma anche per i nefropatici. Nell’opuscolo ‘Gestione del paziente con malattia renale’, presentato il 14 dicembre al Congresso della Sic (Società Italiana di Cardiologia), si sottolinea, come per questo, sia importante e necessaria una stretta collaborazione tra medici di medicina generale, cardiologi e nefrologi.

Da un punto di vista terapeutico i risultati di uno studio Sharp hanno dimostrato che è garantita la riduzione del colesterolo Ldl, il colesterolo cattivo, con l’uso di ezetimibe e di simvastatina. Il beneficio è sia per la morbilità che per la gestione del paziente nefropatico.

dislipidemie“I nefrologi vedono una quota limitata di pazienti con malattia renale cronica – spiega in una nota Claudio Rapezzi, direttore U.O. Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna Policlinico S.Orsola‐Malpighi – e questo perché i pazienti sono più spesso seguiti da internisti e cardiologi. Ecco perché è fondamentale che aumenti anche in questa classe di medici la sensibilità a considerare la malattia renale cronica come fattore di rischio indipendente.

La Consapevolezza di questo rischio – prosegue Rapezzi – deve necessariamente orientare tutte le attività di gestione del paziente con un occhio particolarmente attento ai fattori di rischio esplorando, da un lato, le cause della malattia renale cronica e, se possibile, rimuoverle; dall’altro mettendo in atto strumenti di prevenzione (farmaci antidislipidemici e correzione di errati stili di vita) per ridurre l’alta probabilità di eventi cardiovascolari. Il tempo è un elemento importante: è necessario, infatti, che si giunga ad una diagnosi precoce di malattia renale cronica in modo da consentire al nefrologo di istituire terapie adeguate prima di arrivare agli stadi terminali di malattia. Diagnosi precoce che, tuttavia, non sempre avviene”.

La malattia renale cronica è una malattia pericolosa, ad alto rischio di morbilità e mortalità ma ancora oggi è sottodiagnosticata e sottotrattata ed ha una prevalenza a livello mondiale di circa il 10%, solo in Italia circa 3 milioni di persone sono affette da questa patologia.  I dati più recenti mostrano che negli ultimi anni si è registrato un incremento di pazienti che entrano in dialisi, con stime di10 mila casi incidenti e 50 mila casi prevalenti per il 2009, per un costo annuo totale (farmaci esclusi) pari a 50 mila euro.

Spesso nella pratica clinica manca la percezione dell’importanza di una diagnosi precoce di malattia renale cronica, perché per molti anni si è creduto che il rischio cardiovascolare in questi pazienti aumentasse solo per l’elevata presenza di pazienti ipertesi, diabetici e anziani. La malattia renale cronica è invece una malattia ad alto rischio cardiovascolare, non solo nella fase terminale, ed è un fattore di rischio indipendente di mortalità. Per questo nel paziente nefropatico, sono ancor più necessarie terapie adeguate nei confronti dei fattori di rischio cardiovascolari tradizionali come ipertensione e dislipidemia.


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