

I due conducenti sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Tivoli
Un carico sospetto diretto verso Roma, documenti apparentemente in regola e un lungo viaggio attraverso l’Europa. Ma qualcosa non tornava.
Così i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza hanno fermato e controllato un autoarticolato con targa straniera, scoprendo un traffico illegale di carburante destinato al mercato nero della Capitale.
Alla guida del mezzo c’erano due autotrasportatori polacchi, che durante il controllo hanno esibito la documentazione di trasporto internazionale, i cosiddetti CMR, secondo cui il carico era composto da olio industriale proveniente dalla Germania e diretto in Spagna.
Una merce apparentemente regolare e soprattutto esente dalle pesanti accise applicate ai carburanti per autotrazione.
Ma per gli investigatori quella ricostruzione non era convincente. In realtà, secondo quanto emerso dagli accertamenti, il viaggio avrebbe dovuto concludersi molto prima: nei depositi abusivi della Capitale, dove il prodotto sarebbe stato immesso nel circuito illegale dei carburanti.

A insospettire i finanzieri sono stati alcuni elementi che non combaciavano con la versione fornita dai conducenti.
Il primo indizio è stato l’odore intenso di idrocarburi percepibile nonostante il carico fosse sigillato, un segnale incompatibile con il trasporto dichiarato di semplice olio industriale.
Il secondo riguarda le modalità di trasporto. Il liquido era contenuto in cisterne di plastica da circa 1.000 litri, una soluzione irregolare per il trasporto di carburante, che per legge deve avvenire in serbatoi metallici integrati e certificati.
Oltre alla frode fiscale legata al mancato pagamento delle accise, il trasporto presentava seri rischi per la sicurezza stradale.
Il mezzo, infatti, non risultava abilitato al trasporto di merci pericolose secondo la normativa ADR, che disciplina la movimentazione di sostanze infiammabili.
In caso di incidente, il carico avrebbe potuto provocare incendi o sversamenti di carburante con conseguenze potenzialmente gravi.
Il gasolio proveniente da traffici di questo tipo finisce spesso nel mercato parallelo dei carburanti, dove viene venduto a prezzi molto inferiori rispetto a quelli delle stazioni di servizio regolari.
Per eludere i controlli, il prodotto viene talvolta miscelato con additivi o solventi per modificarne le caratteristiche chimiche e farlo apparire come olio lubrificante durante verifiche superficiali.
Una pratica che può avere conseguenze pesanti anche per chi lo utilizza: il carburante adulterato può causare danni seri e irreversibili ai motori degli automobilisti ignari che lo acquistano pensando di fare un affare.
L’intervento delle Fiamme Gialle ha così permesso di bloccare un carico destinato al mercato nero, evitando sia un’evasione fiscale legata alle accise sia un potenziale rischio per la sicurezza e per i consumatori.
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