Trasporto pubblico: male in centro, malissimo in periferia, soprattutto in estate

E i nuovi bus sono di là da venire
Redazione - 30 Giugno 2019

I tempi di attesa dei bus, a mano a mano che dal centro si passa in periferia si allungano. Nell’estrema periferia oltre ai tempi lunghissimi, degli orari spesso non esiste certezza. Secondo le associazioni dei pendolari, “negli ultimi cinque anni i tempi di attesa sono praticamente raddoppiati, soprattutto lontano dal centro storico”.

Sulle linee che hanno percorsi che vanno fuori il grande raccordo anulare, si può restare anche un’ora fermi prima che appaia la sagoma di un mezzo pubblico. In coincidenza dell’avvio dell’estate negli ultimi giorni sono state sospese per lunghe ore, per guasti in serie ai condizionatori. Chi attendeva alle fermate, è dovuto tornare a casa o trovare un altro modo di spostarsi. Frequentemente le corse saltano. E gli utenti restano a piedi. Anche perché dal 10 giugno è scattato l’orario estivo, e i collegamenti sono stati ulteriormente ridotti (ovviamente e soprattutto in periferia).

La flotta (come enfaticamente viene denominato l’insieme dei bus) è sempre più vecchia e sempre più scassata. Infatti ha 12 anni di media – contro gli 8,6 anni medi di Milano, i circa 5 anni di Berlino, i 6 di Londra e i 7 di Parigi – mentre dei rinforzi si parla ma non arrivano. E i mezzi in circolazione si riducono anno dopo anno. L’Atac dispone di 1.937 autobus ai quali vanno aggiunti 164 tram e 30 filobus. Se nel 2012 ogni giorno, in media, ne uscivano dai depositi circa 1.600, la cifra è scesa a 1.500 tre anni dopo, e oggi sono 1.300 utilizzati ogni giorno per il servizio. Quasi uno su tre, inoltre, non completa la giornata di lavoro: ai guasti “abituali”, dovuti a vetustà e scarsa manutenzione, in questo periodo si aggiungono i guasti agli impianti dell’aria condizionata. Quotidianamente duecento bus interrompono la corsa a causa di problemi ai condizionatori, indispensabili soprattutto d’estate.

Insomma girano quasi 500 mezzi in meno, rispetto a sette anni fa. Vengono messi su strada anche veicoli di 15 anni fa, mezzi per cui i malfunzionamenti sono quotidiani e che impiegano per ore gli operai delle officine, con pezzi di ricambio a volte insufficienti.

Nel 2016 bus, filobus e tram percorrevano 89,3 milioni di chilometri l’anno. Nel 2018 gli stessi mezzi ne hanno percorsi 84,9 milioni.

Come migliorare questa situazione? Ovviamente e innanzitutto rinnovare il parco dei mezzi (pardon, la “flotta”). Ma dal 2016 a oggi gli unici bus nuovi effettivamente entrati in servizio sono i 150 ordinati dall’ex direttore generale Marco Rettighieri, nominato nel 2016 dall’allora commissario straordinario Tronca e andato via pochi mesi dopo l’avvento di Virginia Raggi. A luglio del 2018 sono stati commissionati altri 227 bus, ma la produzione è in ritardo, e oltre cinquanta di questi mezzi nuovi sono fermi in un deposito a Bologna. E Roma continua ad affidarsi a quelli che hanno 5-600 mila chilometri sulle spalle.

 


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