Trump e Covid. Forse dobbiamo ricostruire la democrazia

GiProietti - 5 Novembre 2020

Ho seguito, stamattina presto, nella CNN: l’andamento dello spoglio in Arizona, Nevada, Georgia e Pennsylvania, i discorsi chiari e lineari e rassicuranti di Biden, gli urli e i ricorsi legali di Trump. Ora sono 253 a 213. Per Biden è vicino, alle 6.30 del 5 novembre, il traguardo della Presidenza fissato a 270.

Indipendentemente dal probabile esito, che mi fa felice, c’è qualcosa in queste elezioni presidenziali americane che conferma i motivi della mia amarezza e perplessità: la forte spaccatura tra la popolazione, non solo nella naturale e legittima differenza di opinioni politiche, ma nello stile di vita, nel modo di manifestare le proprie opinioni, chi sguaiato minaccioso e fuori le righe e chi pacato e rivolto ad un sempre possibile futuro migliore per tutti.

Sembra che la democrazia – il male minore secondo tanti studiosi, “ma non è possibile inventarsi un sistema diverso”- stia vivendo la sindrome del Covid: in alcuni luoghi sta in rianimazione o sta per morire, in altri ha molti sintomi preoccupanti, in altri si nasconde o vive isolata per il terrore di ammalarsi e morire.

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Anche l’emanazione dell’ultimo DPCM, con l’istituzione delle tre zone, ha evidenziato da noi gli stessi comportamenti politici e le stesse spaccature preoccupanti. E la stretta connessione tra le elezioni americane e il funzionamento della politica italiana ha un emblema ridicolo e pacchiano nel comportamento in parlamento del capo dell’opposizione nostrana strillata e sopra le righe, quando sfoggia – quelle poche volte che lo fa – una mascherina inneggiante a Trump: la generatività dell’assenza di contenuti e stili!
Personalmente credo che in tanti cominciamo a stancarci di questa criticità dei mali che colpiscono il nostro modo di vivere insieme.
I valori di chi ha fondato la polis e la civitas vanno rispolverati, la democrazia va da tutti ricostruita, giorno per giorno e azione per azione, da ciascuno di noi.

Votiamo liberamente per chi responsabilmente scegliamo, ma i nostri eletti siano pacati, preparati, che rispettino gli avversari, li ascoltino, li contraddicano con motivazioni chiare e fondate, senza urlare, né minacciare ricorsi o rivoluzioni.
Le emergenze, da crisi economiche profonde e da Corona virus, si combattono anche così, dando significato profondo alla nostra convivenza.

In questo modo mi diventa indifferente anche l’esito delle elezioni, purché la qualità morale professionale e politica degli eletti sia ricercata e assicurata da tutte le parti.

 

GiProietti


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