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Tu chiamala se vuoi felicità

Imparare a godere dei piccoli momenti in cui ti pervade quella sensazione che così, forse, si può chiamare
Fabrizio Macchiagodena - 17 Agosto 2021
Domenica di agosto, il 15, per la precisione.
Mare che sembra un lago per i riflessi che riesce a lasciare grazie all’assenza totale di increspature. Riflessi di un tramonto che come sempre somiglia a tutti gli altri, ma è diverso da tutti.
Si respira aria di mare, salmastra, con quel profumo che penetra nei ricordi ed evoca sensazioni lontane, legate a un altro tempo, un altro posto, ma che aveva lo stesso profumo di mare e di serenità.
E mentre mi godo questo ritemprante spettacolo per l’anima, come sempre vengo catturato da qualcuno che è nei miei paraggi.

Un uomo sdraiato accanto a me, con l’aria serena, è felice, con un sorriso muto che trapela anche dallo sguardo, rivolto verso il sole che cala sul mare, e che presto scomparirà, lasciando un alone di colori caldi e intensi.
 ⁃ Che bel tramonto anche stasera – gli dico così, come sempre faccio, rompendo le distanze e avvicinando l’“altro” (chiunque sia accanto a me lì in quel momento e con cui voglia interagire e conoscere per un breve tratto di vita)
 ⁃ Eh già, un vero spettacolo.
 ⁃ Ispira serenità, pace, felicità.
 ⁃ Quando sai coglierla.
 ⁃ Che intendi?
 ⁃ Che non sempre nel corso della nostra vita, riusciamo a cogliere, a scovare, a gustare, la serenità, la pace, la felicità.
 ⁃ E tu ci riesci?
 ⁃ In questo preciso momento sento quella sensazione che forse puoi chiamare felicità
 ⁃ Perché “forse”?
 ⁃ Perché per troppo tempo è stata assente, quasi non me la ricordo più. E dico forse perché ho paura a dire a voce alta “sono felice”, potrebbe rifuggire via. Quindi dico forse un po’ per esorcizzare la paura che oggi ci sia, e domani non la trovi più. Prendo tempo per familiarizzare con questa sensazione, per assaporarla di nuovo, per prendermene cura. Per non darla più per scontata, anche e forse soprattutto, per le piccole cose.
 ⁃ Dare per scontata la felicità? È possibile?
 ⁃ Sì è possibile e succede ogni giorno, credimi. Ho una discreta salute, ho persone che mi vogliono bene, mi sono fatto una famiglia con dei figli, ho un lavoro che mi permette di mantenermi, cose di questo tipo, che in apparenza sono semplici, alla portata di tutti, almeno una di queste cose. Eppure non sono felice, sono triste, forse arrabbiato perché questa mattina mi sono alzato e ho un brutto raffreddore, uffa, sempre a me. E poi, quando sono uscito, il vicino di casa non mi ha salutato. Chi si crede di essere? E mia moglie ancora che mi chiede al rientro dal lavoro di uscire per andare al centro commerciale. Con questo raffreddore? Ma non capisce che vorrei solo starmene seduto in poltrona e rilassarmi guardando un bel film. Soprattutto a fine giornata, dopo aver avuto a che fare tutto il giorno con i miei clienti, che sì mi danno da mangiare, ma diventano sempre più pazzi… Ma se la nostra salute fosse davvero debilitata, rideremmo se in cambio ci dessero un raffreddore. Se d’improvviso non avessimo più una moglie, o un altro caro affetto, faremmo carte false per poterlo di nuovo accompagnare dovunque. Se fossimo senza lavoro da più mesi, vorremmo tutti i clienti noiosi e petulanti che esistono sulla faccia della terra.
 ⁃ Quindi mi stai dicendo che per essere felici bisogna accontentarsi.
 ⁃ No, non bisogna accontentarsi, ma bisogna godere delle cose belle che abbiamo, che ci accadono vicino, che attraversiamo. Dobbiamo godere anche della bellezza collaterale, quella bellezza o felicità che non era proprio quella che avremmo sperato o immaginato per noi, ma che comunque c’è. E non perdere tempo, e quindi felicità, lasciando andare la bellezza delle piccole cose per le difficoltà delle piccole cose: un ritardo di una persona, un cambio di programma, un negozio chiuso, un imprevisto, un parcheggio, una multa…. lasciare che queste cose ci scivolino via anche con un certo sorriso beffardo, ridendo delle nostre piccole disgrazie con una lieve autoironia… un po’ nella mentalità shalla! Ricordando le nostre “fortune”, e non in paragone con nessun altro, neanche in paragone di una nostra vita fa.
 ⁃ Come riesci a vedere le cose in questa maniera?
 ⁃ Intendi con una certa leggerezza?
 ⁃ Esattamente
 ⁃ Me lo ha insegnato la vita, io ho solo cercato di impararlo.
 ⁃ Cioè?
 ⁃ C’è stato un momento della mia vita che è stato come una discesa all’inferno con un “me” molto malandato, dolorante, che non rideva più, non parlava più, non aveva più voglia di fare nulla. Ma che ha voluto risalire dall’inferno. Dopo la più grande caduta della mia vita, con le ossa completamente rotte, aggrapparsi speranza della risalita. Ma bisognava trovare tanta forza d’animo, pelo sullo stomaco, e combattere contro due nemici implacabili, la depressione e il senso di colpa, il non riuscire a perdonarsi. Accettare che purtroppo si può sbagliare, ma che ci si può rialzare e tornare a sorridere, soprattutto se poi si è fatto del proprio meglio per attutire i danni provocati. E cercare di inventarsi un altra vita, prendendo tutto il buono che c’era nella vita precedente , ma farlo crescere esponenzialmente. E quindi imparare a godere dei piccoli momenti in cui ti pervade quella sensazione che forse si può chiamare felicità.

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  Commenti: 1

  1. Annarita Pellegrini


    COGLIAMO L’ATTIMO …
    Se interrompessimo, per un attimo, il nostro quotidiano indaffaramento, ci accorgeremmo che noi viviamo in affanno, inseguendo ambiziosi traguardi, mettendo a punto sofisticate strategie, per renderci favorevoli le diverse circostanze di vita, e complesse alchimie per relazionarci con gli altri. Presi in questo vortice non ci accorgiamo del trascorrere delle stagioni della nostra vita e del fatto che la vita ci sfugge di mano. Se riuscissimo a fermarci, a rallentare i nostri ritmi, saremmo in grado di apprezzare tante piccole cose, che danno senso al nostro esistere. Proveremmo sentimenti che il frenetico agitarci quotidiano ci preclude. Scopriremmo un mondo, che, per essere in continuo movimento, non riusciamo a percepire. Fermiamoci, cogliamo l’attimo … potrebbe non presentarsi più!

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