Ma tu vuliv’a pizza, ‘a pizza, a pizza…

Ettore Visibelli - 7 Dicembre 2017

Se puntando lo sguardo sullo stato sociale in cui versa l’Italia si viene presi allo scoramento per la crisi allargata che coinvolge qualsiasi aspetto del vivere in comunità, non ci si può certo rallegrare allargando l’osservatorio poggiato sull’etica verso la restante parte del mondo.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta: dalla Korea del Nord, governata (?) da un pagliaccio, purtroppo nucleare, vestito da generale a quattro stelle, in un’uniforme adatta pure come pigiama (tanto sono sicuro che ci vada anche a letto); alla Siria, dove il pesante conflitto abbattutosi purtroppo sulla popolazione, già sofferente per i molti anni di malgoverno, non ha a tutt’oggi trovato una soluzione; alla inquietudine che si avverte, palese o latente, in tutto il Medio Oriente, con stati e staterelli alla ricerca di uno sponsor di rango a coprirgli le spalle per smargiassate, come quelle di Pierino con i compagni di scuola, forte di sapere che ha dalla sua un padre nerboruto, pronto a corrergli in aiuto.

In un quadro di tanta instabilità, ci mancava la prepotenza israeliana col trasferimento della propria capitale da Tel Aviv a Gerusalemme, da secoli città aperta al culto di tre religioni, ognuna delle quali la considera la sua Città Santa.

In un quadro tanto complesso, ci si aspetterebbe un po’ di buon senso e buona volontà dalle tre grandi potenze: Stati Uniti, Cina e Russia che, al contrario, hanno finora dato prova di sordido egoismo e miope lungimiranza, che sembra un ossimoro senza esserlo, perché di fatto guardano lontano, senza accorgersi della loro pesante miopia strategico-politica.

E l’Europa?

L’Unione Europea in questo quadro sembra vacillare come un pugile groggy sotto i colpi dell’avversario.
D’altronde l’unica preoccupazione sembra essere la stabilità della sua moneta, come se bastasse l’€ a tenere incollate troppe etnie diverse, senza un vero parlamento deliberante e legittimato a imporre leggi condivise e accettate a maggioranza; senza un esercito armato, targato EU, pronto a intervenire in caso di necessità; senza una politica chiara a lungo termine, mancante la quale il rischio dell’Unione è quello di frantumarsi o soggiacere alla volontà del più forte (o più forti) economicamente, a discapito dei più deboli, che non sono, tuttavia, vittime prive di colpe.

E l’Italia?

Da noi il vero dramma sembra essere quello che ha colpito il Paese per l’esclusione dai prossimi mondiali di calcio.
Terminato il lutto, si tornerà a parlare delle elezioni alle porte, ma poco o punto dei singoli programmi politici contrapposti, in maniera dettagliata, con relative e credibili coperture finanziarie, onde non farli apparire come semplici letterine di buoni propositi natalizi, quasi sempre irrealizzabili fin dalla loro messa in penna.

Un quadro scarsamente promettente ed edificante, nella crescente insolenza di un dibattito becero, scaduto nella più gaglioffa mala educazione finora esistita, nella diatriba politica italiana.

E allora?

Allora consoliamoci con la pizza, eletta oggi a patrimonio dell’UNESCO.

Basta con le scritte come quella ritrovata anni fa, davanti a un locale sul porto di Oslo: Here the very American Pizza!

E se pizza dev’essere, che sia prodotta davvero con ingredienti italiani, a garanzia della qualità e a beneficio della nostra economia.

“Che fai, esci stasera?”

“No, scusami, stasera sto in casa con la pizza. UNESCO!”

 

Ettore Visibelli


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