Tutto sul Carnevale

Note storiche e curiosità
Vittorio Polito - 19 Gennaio 2021

Il Carnevale, considerato sempre parte integrante dell’anno, è l’intervallo compreso tra il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, e la Quaresima, periodo in cui si festeggia con mascherate e abbondanti libagioni.

Tanti anni fa il Carnevale coincideva con tempi difficili, c’era povertà, la terra non aveva ancora dato i nuovi frutti e le scorte del raccolto precedente erano alla fine. Forse, questo il motivo per lasciarsi andare a folli allegrie nel periodo carnascialesco.

L’origine storica del carnevale italiano è spesso collegata agli antichi Saturnali latini che erano feste religiose dell’antica Roma che si celebravano in onore del dio Saturno. I festeggiamenti tendevano ad abolire le distanze sociali ed avevano spesso carattere licenzioso e orgiastico, cambiavano il quotidiano rapporto padrone-servo, uomo-donna, governante-suddito, insomma in quel periodo tutto era lecito e permesso. La funzione stessa del re dei saturnali, che moriva alla fine della festa, richiama il nostro Re del Carnevale, che a seconda della tradizione locale, viene ucciso, bruciato, impiccato, ecc.

La civiltà babilonese ritenendo lo svolgersi della vita terrestre, riflesso dei moti astrali, rappresentava il passaggio dall’inverno alla primavera con una processione in cui su un carro-nave era trasportato il dio Sole o il dio Luna che simbolicamente procedeva verso il Santuario di Babilonia, cioè la terra. Si trattava del “Car Naval” che concludeva un anno e ne iniziava uno nuovo. Il passaggio del Carro indicava il “viaggio” con tutte le caratteristiche gioiose, terrificanti e di pericolo che comportava, il cui nocchiero rappresentava il Re di Carnevale, il quale sarà eliminato una volta giunti alla fine della traversata, per dare posto simbolicamente al nuovo anno.

Perché ci mascheriamo? Secondo varie fonti il “travestimento” fa riferimento a una festa in onore della dea egizia Iside durante la quale erano presenti numerosi gruppi mascherati. Anche in altre parti del mondo, soprattutto in Oriente, in molte feste con cerimonie e processioni, tra persone vigeva l’abitudine di travestirsi. In generale lo spirito della festa era quello di ribaltare la realtà con la fantasia.

Il Carnevale italiano si distingue essenzialmente per alcune maschere regionali e tradizionali, ognuna con le proprie caratteristiche come Arlecchino, celebre maschera lombarda, Pulcinella, la maschera popolare di Napoli, Colombina, la maschera veneziana della commedia dell’arte, e Gianduja, la maschera piemontese che la tradizione lega al territorio astigiano. Le maschere italiane oggi sono numerose: ogni Regione ed anche molti Comuni hanno la loro maschera come Balanzone per l’Emilia Romagna, Rugantino per il Lazio, Farinella (proveniente dalla città di Putignano), per la Puglia, ecc.

I Carnevali italiani più famosi?

Venezia, Viareggio, Putignano, Ivrea, Acireale, Cento, Sciacca.

A Venezia, ad esempio, si festeggia uno dei “Carnevali” più famosi al mondo, dove regnano sfarzo, trasgressività e costumi bellissimi, frutto di una tradizione secolare. Fu nel ’700 che Venezia conquistò la fama di città del Carnevale, in coincidenza dell’arrivo in Laguna di ricchi e nobili signori provenienti dalle maggiori corti europee.

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Ad Acireale si svolge il più bel carnevale della Sicilia, forse la più grande manifestazione carnascialesca del Meridione.

Ad Ivrea il carnevale non è una semplice manifestazione folkloristica ma una vera e propria “battaglia delle arance”, i cui protagonisti non sono mascherati, ma simbolici personaggi interpreti di antichi avvenimenti.

Il carnevale di Viareggio è famoso per la grandiosità dei carri simbolici e satirici.

Il Carnevale di Putignano, il più antico d’Europa e tra i più lunghi al mondo, rappresenta, con la maschera Farinella, il fiore all’occhiello delle manifestazioni culturali della Puglia. Una festa di popolo tra maschere di carattere, gruppi mascherati e soprattutto carri allegorici. I giganti di Cartapesta sono vere e proprie opere d’arte che i maestri cartapestai realizzano negli storici capannoni, affascinanti laboratori zeppi di acqua, colla, carta e tanta fantasia.

Tra i proverbi più noti c’è quello che recita “A Carnevale ogni scherzo vale”, ripetuto spesso ai bambini, poiché permette libertà non consentite in altri periodi. Oppure “Fa più male una notte di Carnevale che un digiuno quaresimale”, nel senso che gli stravizi di Carnevale arrecano alla salute più danni che il digiuno imposto dalla Chiesa per la Quaresima.

Per concludere un adagio sul tema di Gianni Rodari (1920-1980), noto scrittore, pedagogista e giornalista:

 

Carnevale, ogni scherzo vale.

Mi metterò una maschera da
Pulcinella
e dirò che ho inventato la
mozzarella.
Mi metterò una maschera da
Pantalone,

e dirò che ogni mio sternuto vale
un milione.

 

Vittorio Polito

 

Fonte https://www.giornaledipuglia.com/2021/01/carnevale-note-storiche-e-curiosita.html


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