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Ultimatum dal Consorzio Metro C: “Senza i fondi, chiudiamo i cantieri”

I sindacati lanciano un appello al sindaco Marino: "Si assuma le proprie responsabilità e risolva il problema"
di M.G.T. - 22 Ottobre 2013

Niente soldi, niente lavori. Questa la minaccia lanciata dal Consorzio Metro C ancora in attesa dei famosi 230 milioni da Roma Metropolitane, che dovevano arrivare dopo l’accordo firmato lo scorso settembre, e stufo di attendere promesse mai mantenute.

“Se entro lunedì 28 ottobre il Campidoglio non avrà provveduto a versare i 230 milioni dovuti chiuderemo di nuovo i cantieri, ma stavolta per sempre”, afferma il presidente della società consortile per azioni Franco Cristini.

metro cUna dichiarazione che arriva a seguito non solo del mancato pagamento – previsto entro il 13 ottobre e mai arrivato – ma anche del rifiuto del ragioniere generale di Roma Capitale di firmare i mandati per le ditte. Una questione spinosa che avrebbe portato il ragioniere ad un’accesa discussione con l’assessore ai Trasporti Improta, impegnato in prima linea nella lunga trattativa in cui venivano stabilite le direttive per lo sblocco dei fondi.

Oltre all’ultimatum delle ditte appaltatrici, il grido d’allarme arriva anche dai sindacati delle costruzioni di Roma, Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil preoccupati per le infauste sorti dei lavorati dell’opera. “Chiediamo alla politica capitolina e a tutti i soggetti coinvolti – dichiarano i segretari delle sigle sindacali – di non scherzare con il destino dei lavoratori edili. Il settore delle costruzioni di Roma e provincia soltanto negli ultimi 2 anni ha perso 15.000 operai, ai quali vanno aggiunti ulteriori 7.000 posti di lavoro riferiti ai profili impiegatizi del settore.

Il sindaco Marino intervenga con prontezza e risolutezza – continuano – assumendosi le proprie responsabilità e risolvendo oggi stesso questo problema. Rivolgiamo inoltre un appello ai dirigenti del Consorzio Metro C, richiamandoli alla misura ed alla responsabilità sociale del fare impresa, costituzionalmente prevista. Di fronte a questo stato di cose i lavoratori edili non resteranno immobili; se non otterremo risposte certe e rassicuranti, siamo pronti alla mobilitazione e ad un presidio in Campidoglio”.

Quindi, ancora una volta le dichiarazioni di Marino su un cambio di rotta della politica Metro C basato su “tempi certi e chiarezza nei pagamenti” sembra essere una presa in giro per le imprese, e non meno importante, per tutti quei lavoratori costretti a vivere costantemente sul filo del rasoio in attesa di conoscere il loro destino. Come si comporterà questa volta l’amministrazione? Metterà in piedi un nuovo accordo fasullo o finalmente si deciderà a pagare quei benedetti 230 milioni?


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