Un Dizionarietto per la lingua più viva che mai

In libreria un’opera preziosa per chi ama la cultura classica, senza distinzioni di età e preparazione, per chi il latino lo conosce o non lo conosce
Redazione - 6 Giugno 2019

È la piattaforma comune a tutte le lingue romanze, è la vera rete dell’Europa debitrice dell’Impero romano, è un gigantesco serbatoio da cui pescano anche le lingue germaniche e slave, un apparato concettuale che favorisce la comunicazione fra le culture… È la lingua latina. La più viva del mondo. La più parlata nelle sue trasformazioni storiche: 500 milioni attraverso lo spagnolo, 230 milioni con il portoghese, 100 milioni con il francese, 65 milioni con l’italiano, 35 milioni con  il romeno… e si arriva quasi a un miliardo di gente che “parla latino”.

Non solo. Ancora oggi Oriente e Occidente organizzano in latino lo spazio; in latino si scandisce il tempo con i nomi dei mesi del calendario; sono latine molte parole del diritto e della religione (gergo ecclesiastico compreso), dell’economia e del commercio, dell’amministrazione, dell’urbanistica e delle tecniche più diverse che la colonizzazione culturale romana ha diffuso nel mondo; e radice latina hanno i termini più rilevanti delle ideologie politiche di massa, dal Settecento al Novecento, che hanno influito su milioni e milioni di persone.

In questo Dizionarietto di latino. La rete comune d’Europa(pp. 352, euro 19,50), Paolo Cesaretti e Edi Minguzzi,  docente il primo all’Università di Bergamo, la seconda all’Università Statale di Milano, già autori del fortunatissimo “Dizionarietto di greco. Le parole dei nostri pensieri propongono sempre con il marchio Scholé – della Morcelliana – oltre 900 parole, raggruppate in circa 300 voci legate da affinità etimologica, scelte nell’arco cronologico che va dal VI secolo a.C. alle formulazioni più recenti. Di ogni termine si ricostruisce anzitutto il valore primitivo attraverso l’etimologia e l’esame del contesto storico-culturale; quindi l’evoluzione nello spazio e nel tempo fino agli esiti più recenti nelle lingue moderne (da tutor a mass media a privacy a sponsor); e anche il significato (talora sorprendente) che emerge dal raffronto e dalla comparazione con la “rete” più antica a cui il latino appartiene, quella delle lingue indoeuropee delle origini (sanscrito, greco, lingue celtiche, germaniche, slave); in alcuni casi, attraverso il latino vive ancor oggi persino l’etrusco. Il recupero del passato diventa così il tramite per una più ampia e percettiva comprensione del presente.

Un’opera preziosa per chi ama la cultura classica, senza distinzioni di età e preparazione, per chi il latino lo conosce o non lo conosce. E con un’appendice che riporta locuzioni latine di uso comune internazionale (da usare “cum grano salis”), anglo-latinismi, ecc. Un libro che, sin dall’immagine di copertina (con la mappa disegnata da Sasha Trubetskoy, riproducente le strade romane più importanti come linee di una gigantesca metropolitana idealmente costruita nel 125 d.C.), restituisce quell’ immensa rete di relazioni e comunicazioni costituita dal latino nell’età classica, base degli sviluppi successivi della civiltà europea e compagna dei nostri giorni.

Perché, sì, come leggiamo nelle “Memorie di Adriano” di  Marguerite Yourcenar “Nella più piccola città, ovunque ci siano magistrati intenti a verificare i pesi dei mercanti, a spazzare e illuminare le strade, a opporsi all’anarchia, all’incuria, alle ingiustizie, alla paura, a interpretare le leggi al lume della ragione, lì Roma vivrà. Roma non perirà che con l’ultima città degli uomini”.


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