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Un libro sui Martiri delle Cave Ardeatine

Ricorda anche due Partigiani delle Fornaci finiti nella "Lista Kappler" e assassinati 80 anni fa. Anche due pietre d'inciampo li ricordano

“Ricordate! Chi per la Patria muor vissuto è assai! Ebbene, se per la Patria io dovessi versare il mio sangue, se essa mi chiedesse il supremo olocausto, non indietreggerei! Non indietreggerò. Sono Italiano e mi vanto di appartenere alla Nazio­ne più bella del mondo, a questa bella Italia cosi martoriata! Se non dobbiamo più rivederci ricordate che avete avuto un figlio che ha dato sorridendo la sua vita per la Patria guardan­do in viso i carnefici!” (Biglietto scritto a matita ritrovato in tasca ad una delle vittime delle Cave Ardeatine).

La comunicazione della Gestapo sulla morte, il 24 Marzo del 1944 alle Cave Ardeatine, del Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, conservata – in originale – presso il Museo Storico della Liberazione diVia Tasso, a Roma.

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“Le Vite Spezzate delle Fosse Ardeatine”

 

Qualche giorno fa, nella mia Nota sull’esumazione ed il riconoscimento delle salme dell’eccidio delle Cave Ardeatine, ho segnalato l’uscita del volume di Mario Avagliano e Marco Palmieri, “Le Vite Spezzate delle Fosse Ardeatine”, edito dalla Casa Editrice Einaudi, nella Collana “Gli Struzzi”.

Nel volume sono riportate – dopo un’interessante Introduzione degli Autori – le biografie di 326 delle 335 vittime di quell’eccidio nazifascista, ché nove sono ancora gli “ignoti” sepolti nel Mausoleo Militare delle Ardeatine, ad ormai ottant’anni da quella mattanza nazifascista.

E’ la prima volta che sono pubblicate, in un unico testo e in maniera completa, tutte le biografie dei martiri noti di quell’eccidio nazifascista, E’ un lavoro di Memoria importante perché in questo modo possiamo conoscere, non solo le biografie di alcune delle vittime più note di quella mattanza: il Colonnello Montezemolo, il Generale Sabato Martelli Castaldi, il Tenente Colonnello Giovanni Frignani e il Capitano Giuseppe Aversa (entrambi Ufficiali dei Carabinieri, esecutori dell’arresto di Mussolini, il 25 Luglio del ’43 e poi Partigiani nella “Banda Caruso” Formazione partigiana – aderente al Fronte Militare Clandestino di Resistenza del Colonnello Montezemolo – formata da tutti Carabinieri e guidata dal Generale Filippo Caruso), ma anche quelle di tutti gli altri martiri di quel 24 Marzo del 1944, molti dei quali sconosciuti ai più, le molte persone comuni finite sul Piazzale di quella Cava, solo ,perché ebrei o solo perché si trovavano nel posto “sbagliato”, al momento sbagliato”.

Sopra, avete letto – in tedesco – il biglietto inviato, dal Comando tedesco di ViaTasso,155 ai familiari del Colonnello Giuseppe Montezemolo per annunciare loro la sua morte, il 24 Marzo del 1944, “per cause naturali” (in tedesco “gestorben”). Dietro quella parola, “gestorben”, si cela tutta la menzogna nazifascista su quell’eccidio. “Gestorben”, ripetuto per 335 volte (ma solo lo immagino, poiché non so se altri familiari di quei 335 martiri abbiano ricevuto o meno un biglietto analogo a quello steso ed inviato per i familiari di Montezemolo).

Quel biglietto è la prova – tra le tante – della menzogna nazifascista sulle Ardeatine (quella di ieri e quelle di oggi, ripetute da importanti Cariche dello Stato) ed è visibile al Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, come lo sono la Lista Kappler con tutti e 335 i nomi delle vittime e quella contenente i nominativi dei 70 ebrei, inseriti tra quei 335 e ammazzati alle Cave romane, Lista compilata dal Tenente delle SS Heinz Tunah.

Ma ecco che questo libro ci riguarda anche come cittadini del nostro Municipio perché nel Volume di Avagliano e Palmieri trovate i nomi di due Partigiani delle Fornaci che erano nel gruppo dei fucilati in quelle Cave romane. Si tratta di Bruno Rodella e di Fiorino Fiorini, entrambi partigiani combattenti di Giustizia e Libertà. Per ricordarli, il 21 Gennaio 2022 per Bruno Rodella e il 10 Gennaio 2023, per Fiorino Fiorini, con la collaborazione dell’Associazione Arte In Memoria, abbiamo fatto istallare, come Sezione ANPI, una pietra d’inciampo. Sotto trovate le loro biografie e la riproduzione delle pietre d’inciampo che ricordano il loro sacrificio per la nostra libertà.

Nota: in Memoria di Bruno Rodella, lo scorso 24 Marzo, è stata anche istallata una pietra d’inciampo in Via Roma, nel Comune di Guidizzolo (Mantova) di cui Rodella era originario e dove risiedeva con la sua famiglia prima di trasferirsi a Roma.
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“Ricordati!: Chi per la Patria muor, vissuto è assai” (così inizia un biglietto trovato in tasca ad uno degli assassinati alle Ardeatine [vedi sotto] )

Cancellata che chiude l’ingresso di una delle grotte delle Cave Ardeatine, autore lo scultore Mirko Basaldella

Nota: le Schede biografiche relative a Bruno Rodella e a Fiorino Fiorini sono tratte dal Volume di Mario Avagliano e Marco Palmieri, edito da Einaudi di cui sopra.

Bruno Rodella

Bersagliere, di 26 anni. Nato a Guidizzolo (Mantova) il 17 ottobre 1917 da Mario e Gemma Bignotti. Giovane di bell’aspetto, è alto un metro e 73 e longilineo e ha capelli castani lisci e baffetti. Vive a Roma, in via del Lago Temone 12.

Da giovanissimo, per racimolare un po’ di soldi, come da tradizione nel Mantovano insieme ad altri amici lucida le catene dei camini delle case durante la Settimana Santa. Nel 1930, a soli 13 anni, è tra i cinquecento vincitori di un concorso indetto dal giornale «Amico dei Piccoli» in occasione delle nozze del principe Umberto di Savoia, figlio del re Vittorio Emanuele III, e la principessa Maria José, con una sua lettera selezionata tra le quasi quindicimila inviate agli «Augusti Sposi reali» dagli studenti di tutta Italia.

Nel 1933 si trasferisce a Roma con la famiglia e prosegue gli studi, prima al liceo classico Dante Alighieri, poi alla facoltà di giurisprudenza della Sapienza. Lo scoppio della guerra lo sorprende prossimo a finire gli esami e viene chiamato alle armi col grado di sottotenente dei bersaglieri nella divisione Piave. «Io sto benissimo di salute ed anche come sistemazione», scrive il 17 novembre 1942 in un biglietto alla madre da Firenze, e il 23 gennaio 1943, da Velletri, aggiunge che «per tua tranquillità posso dirti che non c’è sentore di probabili prossimi movimenti, sembra anzi certo che si rimanga qui parecchio tempo».

Dopo l’armistizio, è destinato alla Ps del Comando di Roma Città Aperta. Il 23 settembre, quando i tedeschi circondano la caserma, con uno stratagemma, insieme a una decina di commilitoni sfugge alla cattura e all’internamento nei lager, nascondendosi nella scuola di piazza Crati e spacciandosi per il bidello.

Entra in clandestinità e aderisce al Partito D’Azione tramite il cugino Ugo Baglivo, responsabile militare delle formazioni di Gl nella I zona di Roma-centro storico. Con gli ex compagni della divisione forma la banda Piave, attiva nella V zona (quartieri Nomentano e San Lorenzo). Si impegna nella raccolta e nel trasporto di armi leggere e munizioni e nella distribuzione di materiale di propaganda, specie il giornale clandestino «L’Italia Libera», organo del partito, oltre a volantini da distribuire nei cinema, nei teatri e sui tram.

Nei giorni che precedono l’arresto, insieme ad altri compagni, tra cui l’amico ed ex commilitone tenente Ferdinando Lucchini,

organizza un’irruzione nella scuola elementare Alfredo Oriani in piazza Indipendenza per distruggere le liste di leva che vi sono conservate, ma l’azione viene sospesa.

La mattina del i° gennaio 1944 incappa in un controllo tedesco in piazza Re di Roma, finalizzato a catturare soldati italiani disertori, da parte di agenti della PAI e delle SS. Trovato in possesso di documentazione politica antifascista, viene arrestato. Ha con sé due carte d’identità, una autentica con la residenza insieme alla madre in via del Lago Terrione 12, dove però è nascosto un partigiano, e una falsa con indirizzo viale delle Province 37, che è il luogo di copertura durante la clandestinità e dove è conservato materiale di propaganda del partito. In pochi secondi deve prende  una decisione e, per scongiurare la cattura del compagno, porge quella falsa, ma durante la perquisizione gli agenti tedeschi trovano anche l’altra e i risparmi che la mamma gli ha affidato la mattina.

In viale delle Province vengono rinvenute numerose copie de «L’Italia Libera», in attesa di essere diffuse, e altri documenti del Partito D’Azione Portato a via Tasso, viene interrogato e torturato, prima di essere trasferito il 4 gennaio, alle ore 19.15, a Regina Coeli nel III braccio, cella 330. L’accusa a suo carico è «movimento comuni-sta», come si legge nella scheda carceraria.

Il 22 marzo viene processato dal Tribunale militare tedesco e condannato a quindici anni di reclusione. Alla madre, che ottiene un colloquio subito dopo il processo e lo trova col volto tumefatto, dice di non preoccuparsi e di avvisare il suo amico Ferdinando Lucchini di «stare attento». Lucchini, avvertito da Giorgio Amendola, sfugge all’arresto. Il 24 marzo è nella lista di Kappler tra i detenuti condannati dal Feldgericht a pene detentive.

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Anfim; Anfim e Mslr RC; Asps, b. 14, f. 273; Carte Kappler, b. r, f. 1, Dichiarazione Emma Bignotti del 5 novembre 1947; Mslr Database; Caduti Pd’A, p. 21; Guerriglia partigiana a Roma, pp. 124-25; C. Guidi, Igiorni della Memoria, ricordando Bruno Rodella, 22 gennaio 2022, in abitarearoma.it/i-giorni- della-memoria-ricordando-bruno-rodella; In ricordo di Ugo Rodella caduto nel¬la strage delle Cave Ardeatine, Sala Consiliare Comune di Guidizzolo, Centro Culturale San Lorenzo, 23 marzo 2013; La Resistenza in Roma, pp. 510-ir.

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Fiorino Fiorini

Maestro di musica, di 63 anni. Nato a Poggio Nativo (Rieti) il 22 settembre 1880 da Angelo e Ginevra Tiberi. Uomo elegan­te, alto un metro e 63, dalla chioma bianca un po’ rada. Sposato con Maria Ida Simbolotti, ha due figli, Italico e Quirino, e vive a Roma, in via Eugenio IV 8. Per qualche tempo è anche direttore della banda municipale musicale.

È reduce della Grande guerra, alla quale ha partecipato come volontario. Prima dell’avvento del fascismo è un militante e diri­gente del Pii, nel quale ricopre cariche nazionali. Durante il Ven­tennio matura una forte sensibilità verso le istanze sociali e i dirit­ti dei lavoratori e nel 1942 aderisce al Pd’A. Si sa che ha rapporti con la massoneria, ma non si conoscono i dettagli.

Dopo l’armistizio, Fiorino s’impegna nel Pd’A, occupandosi principalmente della redazione e diffusione di materiali a stampa. Viene arrestato dalle SS italiane il 5 febbraio 1944 nella tipogra­fia clandestina di via del Porto Fluviale, insieme al tipografo del Pd’A Armando Lucarelli e a Oreste Cerroni. Condotto a via Tasso e poi trasferito al III braccio di Regina Coeli, cella 376, il 24 mar­zo è nella lista di Kappler tra i detenuti a disposizione dell’Aussen – Kommando, s otto inchiesta di polizia.

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Anfim; Asps, b. 7, f. 127; Mslr Database; Caduti Pd’A, p. 16; E. Leoni, La Sabina nella Storia di Roma, Tip. della Pace, Roma 1970, p. 341; Martiri massoni, pp. 267-69.


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