Un pianto per la Cervelletta e il denaro pubblico sperperato

Federico Carabetta - 10 Febbraio 2017

L’ultimo recente incontro tra il Coordinamento Uniti per la Cervelletta, la Presidente del IV Municipio Roberta della Casa, l’Assessore al Patrimonio Andrea Mariotti, quello alla Cultura Claudio Perazzini, il presidente della Commissione Trasparenza e quello della Commissione Assetto del territorio Giacomozzi, come pubblicato dal blog collianiene.org, è stato ritenuto dal Coordinamento costruttivo e dall’ “approccio comunicativo positivo” (sic).

Casale della Cervelletta

Il casale della Cervelletta, come ve ne fosse ancora bisogno, è stato riconosciuto dai rappresentanti della giunta  municipale bene irrinunciabile da restituire al più presto alla comunità, che per questo si sta cercando la strada dal percorso difficile per i molti fondi per la messa in sicurezza e il restauro, dove spremere le risorse al Ministero dei Beni Culturali o nei progetti finanziati dalla Comunità Europea, che il Municipio intanto scrive a tutti i livelli dello Stato, Regione e Comune per evidenziare il danno erariale per i vari miliardi di lire esborsati per annettere il complesso al Comune di Roma.

I rappresentanti dei cittadini chiedono la riapertura anche parziale della struttura dopo le verifiche di sicurezza; la Presidente Della Casa chiarisce che, del casale, il Municipio non può farsi carico.
Il Coordinamento ha proposto di valutare i progetti presentati alla Conferenza Urbanistica, di indire un Bando Pubblico di Idee per il ritorno del bene alla fruibilità, addiruttura ”creando al tempo stesso lo sviluppo di un’economia locale che sopperisca, almeno in parte, alle risorse necessarie per la manutenzione e il restauro del monumento”.

Ciò premesso, riportiamo le nostre impressioni dopo la visita al Casale della Cervelletta il mattino dell’8 febbraio, invitati  in occasione della breve riapertura.

Siamo semplicemente confortati. In estrema sintesi, pur alla luce delle poche conoscenze in materia di edilizia, ci permettiamo di manifestare le nostre forti perplessità, i nostri timori di fronte a quello che ci è parso di vedere all’antico casale. E saremmo ben felici di essere contraddetti, ma non dai soliti dediti a vaniloqui. Tutto il complesso ci è sembrato ancora più in rovina, al punto da richiedere interventi rapidi e forti.  Non c’è infatti nulla del casale che ci è apparso in buone condizioni e veramente sicuro. Ogni parte, a partire dai grandi muri a scarpa alla base del complesso, fino alla cima della torre medievale, tutte le parti interne ed esterne, i tetti, i soffitti, fino agli infissi, tutto mostra segni di avanzata disgregazione. In particolare la parte più antica del complesso ha una larga macchia da infiltrazioni piovane sulla parete settentrionale. E visto come furono a suo tempo “messe in sicurezza” sia la torre che i fienili, ritengo che non c’è molto da stare tranquilli.

Di più, dopo il provvedimento di revoca invocato dai cittadini per l’uso improprio, arbitrario e dannoso che una associazione assegnataria aveva iniziato a praticarvi, dal novembre 2015 il casale è stato evacuato, abbandonato e come ripudiato dal Comune di Roma Capitale. Questa è nella sostanza l’amara costatazione espressa da coloro che negli anni hanno promosso l’acquisizione della Cervelletta al patrimonio comunale e ne hanno seguito le vicissitudini. .

Il ripudio avvertito che già si profilava, si è concretizzato con il sindaco Ignazio Marino e si è semplicemente protratto nella nuova gestione del sindaco Virginia Raggi. Ora però, se Marino non prestò orecchio a chi invocava almeno un minimo di vigilanza per il Casale, c’è chi cerca ora nella nuova compagine comunale tutto quanto non è stato possibile attuare negli anni passati dalle precedenti gestioni Rutelveltroniane.

Di fronte a tutto ciò, ancora una volta quindi dobbiamo chiederci se, vista l’onerosità crescente giorno dopo giorno del suo effettivo recupero, c’è veramente un futuro per il casale della Cervelletta. Questo però, ad onta di chi vi è passato facendone di tutto (non temo smentite), sta lì, ostinato e strenuo ad ascoltare impotente, ed a voler rappresentare, quanto più a lungo, uno dei forse ultimi testimoni recuperabili della storia della bella e orrida Campagna Romana.


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