Un Primo Maggio 2020 atipico tra ricordi, paure e speranze

È la prima volta, da 75 anni, che la “Festa del Lavoro” non si svolge in piazza. “Il lavoro in sicurezza: per costruire il futuro” è lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil
Luciano Di Pietrantonio - 30 Aprile 2020

“Il lavoro in sicurezza: per costruire il futuro”: è questo lo slogan che Cgil, Cisl e Uil, hanno scelto quest’anno per la giornata del Primo Maggio. In seguito al protrarsi dell’emergenza sanitaria Covid -19, i Sindacati Confederali hanno annullato la Manifestazione Nazionale prevista quest’anno a Padova, così come non si svolgerà la trentesima edizione del Concertone in Piazza San Giovanni a Roma. È la prima volta, da 75 anni, che la “ Festa del Lavoro” non si svolge in piazza.

Infatti gli storici appuntamenti, in tutta Italia, per il 1° Maggio ripresero nel 1945, all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, perché durante il ventennio fascista la Festa del Lavoro era stata spostata al 21 aprile, e ricordata insieme al Natale di Roma, dal 1924 al 1944.

Perché in questo 2020 il 1° Maggio è atipico? Occorre comprendere razionalmente, quanto è accaduto e immaginare quali possono essere gli scenari futuri. Il blocco delle attività produttive, comprese cultura, libertà di culto, commercio, turismo, scuola, sport, ecc., da circa due mesi, nel nostro Paese, salvo i servizi essenziali e vitali, e l’obbligatorietà del “distanziamento sociale”, come condizione fondamentale per combattere il contagio del virus. Quindi un invito perentorio a stare a casa, cioè un isolamento forzato, che non consente alcuna iniziativa pubblica. Non si era mai arrivati a questa situazione di sospensione di manifestare, neanche nei momenti bui e difficili degli anni di piombo. Il coronavirus ha avuto questa forza di condizionare la vita degli italiani e non solo, perché è diffuso in Europa e nel mondo.

Quindi una atipicità che non può far dimenticare la storia, come gli incidenti tragici di Chicago e il Congresso di Parigi, della Seconda Internazionale (fondata dai partiti socialisti e laburisti europei), che decretò il carattere internazionale della Festa del lavoro alla fine dell’Ottocento, e fu adottata in molti paesi del mondo, richiamando valori di giustizia, uguaglianza e di unità. Successivamente, un riconoscimento importante avvenne il 1° Maggio 1955, con il Papa Pio XII, che istituì la celebrazione di San Giuseppe lavoratore, così da ufficializzare la ricorrenza anche per i lavoratori cattolici.

Questi eventi non si possono cancellare, anche se la nostra società contemporanea ha la memoria labile rispetto alla storia, ma soprattutto non si possono ignorare i valori, la cultura, il significato e lo spirito, con i quali è nata 131 anni fa, la storica Festa dei Lavoratori. Attualmente questa ricorrenza dedicata ai lavoratori e al lavoro viene ricordata, come festa nazionale, in oltre cento Paesi di tutti i continenti del mondo.

Siamo passati delle grandi manifestazioni nelle piazze, delle città più importanti del nostro Paese, al grande evento musicale di piazza San Giovanni a Roma, chiamato Concertone dal 1990, e contemporaneamente a un comizio nazionale, con i tre Segretari di Cgil, Cisl e Uil in una città italiana, che richiamava situazioni di criticità e di sostegno unitario.

Quest’anno avremo “una manifestazione virtuale” con i tre leader sindacali Landini, Furlan e Barbagallo, che nella mattina del 1° Maggio saranno in diretta con uno speciale su Rai Tre, e nel tardo pomeriggio un grande evento musicale, promosso dalle Confederazioni, con collegamenti, riflessioni e testimonianze, sempre in TV e sui social. Parteciperanno Cantanti, Artisti e Orchestre di rilievo del mondo dello spettacolo del nostro Paese.

 

Luciano Di Pietrantonio


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