Una tragicommedia di Plauto (forse) ritrovata per caso

Ettore Visibelli - 20 Settembre 2019

Apparsa sulla stampa dedicata al teatro, ha fatto scalpore la recente notizia di una commedia, attribuita a Plauto, casualmente rinvenuta a Monte Citorio, durante gli scavi di consolidamento delle fondamenta, nel timore che possa un giorno crollare tutto l’edificio che ospita il Parlamento Italiano. Purtroppo il rischio sismico appare un pericolo in aumento nel nostro Paese.

Per essere onesti, oggigiorno dire Parlamento appare un eufemismo. Becerume sarebbe più appropriato. L’opposizione non si fa – e forse non si è mai fatta – proponendo tesi contrarie a chi non la pensa come te. Tuttavia, mai come oggi si deve assistere di continuo a offensivi insulti, da ambo le parti, al limite della decenza e della legalità, senza che emergano proposte sensate e concrete, tranne qualche posticcio messaggio sui social, a ribadire ciò che in aula non è stato né detto, né dibattuto.

In un suo aforisma degli anni ottanta, Gino Patroni aveva scritto: Se penso al “Transatlantico” di Montecitorio, mi viene in mente il Titanic. Non saprei che cosa gli avrebbe potuto far tornare in mente adesso. Ma inutile rivangare e criticare. Veniamo piuttosto al ritrovamento.

Come accaduto in passato con le false teste di Modigliani, anche nel rinvenimento del reperto teatrale, gli esperti, studiosi di Letteratura Latina, sono più che mai certi che la tragicommedia “I due Mattei” sia opera di Plauto. Troppe le similitudini e i richiami all’altro suo lavoro “I due Menecmi”.

Per chi non conoscesse la commedia, I due Menecmi narra la storia di due gemelli, quasi uguali, divisi nell’infanzia per il fatto che uno dei due bambini viene smarrito nella ressa di un mercato. Dopo varie peripezie e comici equivoci, alla fine i due si incontrano e, grazie a un servo, si riconosceranno, facendo ritorno a Siracusa da dove il racconto ha inizio.

Anche il testo ritrovato non è privo degli equivoci rintracciabili nelle battute messe in bocca ai due protagonisti, fatte di affermazioni false o inattuabili promesse, condite sempre con arroganza atavica, caratteristica che, pur se geograficamente distante tra i due, mette in evidenza quanto la famigliarità accomuni i gemelli. Stavolta però l’autore non dice dove nascano i due Mattei. Dice soltanto che la madre Pampuria, attraversando di frequente lo stivale per lavoro da un posto all’altro, circa ogni quindici giorni, durante la sua permanenza in un ostello del centro Italia, smarrisce uno dei due Mattei, chiamati con lo stesso nome per volontà del nonno Matteo, Benito, Amintore Comanducci, nel timore che potesse spegnersi la voglia di comandare, ché commannare è sempre più meglio ca fottere.

Ritrovato uno dei due gemelli in prossimità di Firenze, egli è dapprima cresciuto dai padri goderecci, nel Convento dei Domenicani della “Sempre Domenica”, per poi uscirne uomo fatto, pronto a prendere il comando della città entrando a gomitate nel PDC, da secoli Partito dei Coglioni, mai uniti, sempre scissi.

Il secondo Matteo è invece affidato dalla madre, più che mai in giro per lavoro, alle cure di uno zio benestante in Lombardia, con casa ad Arcore, nella speranza che imparasse da lui come si fanno prima i quattrini, per comandare poi avendo el ciapp cuvert.

A differenza de I due Menecmi, in questa commedia ritrovata – ammesso che sia davvero di Plauto –  c’è poco da ridere. L’umorismo nascosto negli equivoci, in questo caso scompare a beneficio del dramma che, fin dal primo atto, spinge i vecchi frequentatori, o semplici appassionati di teatro, a presagire un finale tragico. Finale che mi guardo bene dal raccontare per non togliervi il gusto della sorpresa, allorché i due Mattei si riconosceranno, presso il gabinetto dei cortigiani, nel castello del Nobile Conte di Panduria e Nutella, nella contea di Cotognata (Lecco).

Amanti del teatro classico, non mancate di leggere il testo ritrovato che pubblicherà fedelmente Varici,  settimanale di teatro e cinema, nel prossimo numero, in edicola dal 41 Ottobre.

I due Mattei, una tragicommedia annunciata, vi sorprenderà per l’orgia di potere, pur di apparire, che la connota, la peculiarità comune ai due fin dalla nascita, allorché si batteranno per accaparrarsi la mammella più ricca di latte, nel seno della madre, al primo atto.

Poi, crescendo, ci sarà ancora poco da ridere, se non quando Matteo FI si vestirà prima da boy scout, poi da arbitro di calcio o da maratoneta, lavorando in un centro di rottamazione; con il gemello Matteo MI, più bravo di Fregoli nel veloce trasformismo, per tornare sempre in scena camuffato da pompiere, da questurino, da spazzino (con scopa e carretto), da bagnino, fino ad indossare la divisa di Comandante della Open Arms, il tutto pur di apparire.

Buona lettura e divertimento (si fa per dire). Ma ricordiamoci che il giorno che dovesse esaurirsi l’ironia, ben poco ci resterebbe per sopravvivere.

 

Ettore Visibelli


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