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Uno straordinario Presepe a Centocelle

In via Oreste Mattirolo, opera di Antonino Janni e del nipote Davide
V. L. - 24 Dicembre 2018

Devo ringraziare innanzitutto l’amico musicista Osvaldo Bisello perché mi ha fatto conoscere una persona speciale che alla tenera età di 71 anni (ben portati), continua a realizzare, da tantissimi anni ormai, un presepe straordinario e meraviglioso nell’ingresso della sua abitazione.

Antonino Janni, amministratore condominiale in via Oreste Mattirolo a Centocelle, con il consenso della sua signora e soprattutto con la collaborazione di suo nipote Davide, studente al quinto anno all’Istituto Levi Civita, anno dopo anno ridà vita al suo capolavoro. Il tutto in tre giornate di intenso lavoro, apportando ogni anno novità e perfezionamenti.

La grotta con resti di radice

Il presepe si dispone, su una superficie di quattro metri per due, e su due piani, salendo al culmine (a circa due metri) dove domina la grotta, realizzata con resti di antiche radici di querce secolari, con Giuseppe, Maria, il Bambinello, il bue e l’asinello e gli angeli festanti.

Lungo la salita che conduce alla grotta scene di lavori campestri, mandrie al pascolo, un petroso torrentello e nel piano sottostante a quello della grotta: stalle, botteghe, buoi che arano un campo, con terra vera, con una gran distesa di muschio raccolto nei boschi attorno a Rocca di Botte (paese natale di Antonino).

La cura dei dettagli

Il tutto disposto con un’estrema cura dei dettagli: fiori di cardo, pungitopo, nidi d’uccello, uccelli piumati, recinti di ovili, persino galle di quercia, scavate e trasformate in canestre di frutta (in realtà rosse bacche disposte ad arte). Per non parlare delle numerose statuine di artigiani, contadini, pastori, lavandaie, fantesche…

 

 

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Mentre miravo e rimiravo il capolavoro di Janni, mi è venuto in mente l’immagine dello stento presepe che costruivo, in poco tempo con mio fratello Antonio. C’erano appena, in una grotta infarinata di neve finta, solo la sacra famiglia, qualche pastorello sbreccato, un angelo, un laghetto con carta stagnola e tanto muschio (quello non mancava certamente).

Insomma niente da spartire con questo grande presepe che siamo sicuri si prolungherà nel tempo da nonno Antonino al nipote Davide. Complimenti ad entrambi e grazie per le emozioni suscitate.

V. L.


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