Vaticano immobiliare S.p.A. – L’amicizia prima di tutto – Why so choosy? – Luci indiane e luci italiane

Fatti e misfatti di novembre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 13 Novembre 2012

Vaticano immobiliare S.p.A.

"Il Vaticano – la notizia è filtrata attraverso le Sacre mura – sta concludendo, in cordata con la famiglia di industriali genovesi Malacalza, l’ambiziosa operazione da 150 milioni di euro per l’acquisto dell’ospedale "San Raffaele" di Olbia".

Andato in fumo l’acquisto dell’ospedale "San Raffaele" di Milano, dunque, il cardinale Tarcisio Bertone – sempre più impegnato in quello che sembra il suo ufficio di far crescere la "holding" della sanità cattolica – non si è dato per vinto e sta ora per concludere la grossa operazione sarda: sempre un "San Raffaele", sempre una creatura del defunto don Verzé, sempre un colosso da poter amministrare. Resta ancora sconosciuto quanto dei 150 milioni di euro uscirà dalle casse della banca vaticana e quanto dalle casse degli industriali genovesi Malacalza. "Fifty fifty"? O da una delle due casse uscirà di più? Sia come sia, comunque, un fatto: ma le casse della banca vaticana, invece che continuare ad aprirsi per operazioni immobiliari alle volte anche discusse e discutibili, non dovrebbero cominciare ad aprirsi di più per opere cristianamente di bene?

Dar Ciriola asporto

L’amicizia prima di tutto

"Vorremmo introdurre – ha confidato, al "forum" del "Financial times" in corso a Milano, il "premier" Mario Monti – una tassa generalizzata sui patrimoni".

Bene. Solo che, poi, prima ha tenuto a precisare subito che il Governo non intenderebbe introdurla nottetempo (E su questo, certo, non c’era da dubitare: ove ci fosse proprio la necessità di disturbare i ricchi amici, giusto avvertirli in tempo, giusto dare loro l’opportunità di fare fagotto e di trasferire il tutto all’estero , anche se – come ben sa lo stesso Monti – è da quel dì che i grandi patrimoni hanno varcato le Alpi e gli Oceani). Dopo, scatenatasi la tempesta seguita all’annuncio confidato al "forum", ha fatto diramare precipitosamente, da palazzo Chigi, un comunicato nel quale si specifica che il "premier" ha solo espresso una volontà del Governo per ora tuttavia irrealizzabile e non l’annuncio di un imminente provvedimento (E anche su questo, certo, non c’era da dubitare: ove ci fosse proprio la necessità di altre entrate, giusto tartassare gli italiani più poveri prima di disturbare i ricchi amici). Applausi a Mario Monti. Bene, bravo. Bis.

Why so choosy?

"Why so choosy?" – uno dei cartelli che hanno accolto a Napoli il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, per il convegno italo-tedesco sul precariato giovanile – e, poi, tanti altri cartelli che spiegavano questo "perché così schizzinosi?" Perché, pur essendo laureati o liceali lavoratori, si sono adattati a guadagnare tra i due e i cinque euro l’ora, lavorando dalle cinque alle sette ore al giorno, come precari "steward" allo stadio, "baby sitter", animatori per bambini, camerieri, "aiuto-shampisti", estetisti, addetti alla consegna a domicilio di pizze e caffè, impiegati nei "call center"".

Ma la professoressa Elsa Fornero avrà capito quei cartelli scritti in semplice italiano? Avrà capito, soprattutto, quel cartello che chiedeva a lei e si suoi, in puro napoletano, "Jatevenne"?

.Luci indiane e luci italiane

"La Provincia di Milano – così come fatto sapere nei manifesti affissi in tutta la città – ha sponsorizzato il "Diwali", la festa della luce che gli indiani celebrano, ogni 11 novembre, in tutto il mondo".

Buona iniziativa, per carità, in quanto è sempre bello essere fratelli di tutti e, in particolare, di quanti vengono da lontano. Sarebbe stato bello, però, se i giudici della Corte indiana del Kerala, prima di andarsene in ferie proprio per la festa del "Diwali", la festa della luce, avessero finalmente sentenziato la fine del buio per i due "marò" italiani trattenuti – non si è ancora capito a quale legittimo titolo – da quasi nove mesi. Invece no: ancora nessuna sentenza, un nuovo rinvio e il rischio che a Salvatore Girone e a Massimo La Torre non venga data neppure la possibilità di festeggiare le lucine del Presepe natalizio a casa propria. Si fa sempre più concreta, insomma, l’ipotesi che i giudici indiani si stiano muovendo per far scontare ai due "marò" italiani quella che loro sembrano ritenere ingiustamente la condanna giusta non con una sentenza che determinerebbe una reazione negativa in tutto il mondo, ma con una serie di rinvii che, invece, sembrano non emozionare alcuna istituzione neppure in Italia. Buon "Diwali" e anche cento sponsorizzazioni, certo, a tutti gli indiani dentro e fuori i loro confini patrii. Ma Salvatore Girone e Massimo La Torre potranno ricevere un "Buon Natale" dai loro cari, magari con la sponsorizzazione del Governo italiano, dentro i loro confini patrii?


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