“VianDante” 5: Camilla, Virgilio, Enea, Dante

Un gioco di specchi e “rimandi letterari” tra Villa S. Stefano, Amaseno e Prossedi
Brunella Bassetti - 29 Luglio 2021

Tra Villa S. Stefano, Amaseno e Prossedi è ancora viva la leggenda della donna guerriera, fiera amazzone, regina e vergine Camilla. Riaffiora nella memoria storica di questa zona del Lazio come capostipite della “gente ciociara” e strenua difensora della “stirpe italica”.

Virgilio nell’Eneide (Libro XI, 532 e segg. e Libro VIII, 803 e segg.) aveva ampiamente narrato la sua vicenda e lo stesso – attraverso la penna di Dante – nel canto I dell’Inferno (v. 107) la definirà “di quell’umile Italia fia salute/per cui morì la vergine Cammilla” associandola ad altri personaggi del suo poema che morirono per l’Italia. Una eroina “ante-litteram” che grazie all’intuizione del sommo poeta viene collocata tra gli “spiriti giusti” (appare una seconda volta, sempre nell’Inferno -nel canto IV, v. 124 – nel nobile castello degli Spiriti Magni dove vi sono le anime di personaggi virtuosi del mito e dell’antichità esclusi dalla salvezza divina in quanto pagani e per questo relegati nel Limbo): “Vidi Camilla, e la Pantesilea;/da l’altra parte vidi ‘l re Latino/che con Lavina sua figlia sedea”) in una sorta di rinnovata consacrazione leggendaria-letteraria. La potremmo considerare come la più degna rappresentante del popolo italico, di quel popolo che lottò per la propria libertà ed indipendenza. Interessante notare, inoltre, come nell’opera di Virgilio la nostra Camilla viva in un costante paradosso: essere donna ed essere guerriera. Secondo le nostre categorie di pensiero attuali, sicuramente visse una vita non conformandosi agli usuali stereotipi di genere.

Infatti, la vita della giovane fanciulla, figlia di Casmilla e di Metabo (tiranno dell’antica Privernum, uno dei principali e più importanti centri della terra dei Volsci), è avvolta nel fascino e nel mistero. Rocambolesca e avventurosa è la sua fuga, ancora in fasce (la madre morì dandola alla luce), insieme al padre dopo che i suoi sudditi erano riusciti a spodestarlo. Giunti nei pressi del fiume Amaseno (da notare come la simbologia e la presenza dei fiumi ricorra molto spesso nelle leggende e nei miti rivestendo il ruolo di topos classico: ricordiamo, per esempio, Mosè abbandonato nelle torbide acque del Nilo o i due gemelli, Romolo e Remo, affidati alle tranquille acque del Tevere) che per le piogge abbondanti si era gonfiato talmente tanto da non permettere di essere guadato, la piccola principessa – dopo essere stata consacrata dal padre alla dea Diana per ottenere così la protezione divina – sarà avvolta con la corteccia di un albero, legata ad una lancia e gettata sulla riva opposta. Raggiunto dai suoi sudditi il tiranno riuscì a raggiungere a nuoto l’altra riva e così si salvarono entrambi.

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Dopo la fuga da Priverno nessuna città accolse il tiranno né egli chiese aiuto a qualcuno. La piccola crebbe con il padre e con alcuni pastori tra animali selvaggi e nutrita con latte di cavalle. Sebbene l’iconografia la rappresenti come una splendida fanciulla vestita solamente con pelli di tigre era diventata molto abile nell’uso dell’arco e delle frecce, della fionda, del giavellotto e conosceva – sapientemente – le arti del combattimento e le strategie militari. Nel giro di pochi anni la sua fama crebbe talmente tanto che i Volsci – affascinati da questa figura femminile così indipendente e fiera – le chiesero di diventare la loro regina. Accettò molto volentieri il trono che in un certo modo le era stato negato.

Ad un certo punto il suo destino incrocerà quello dell’eroe semidio Enea (nato da Anchise e Afrodite, figlia di Zeus) – altro personaggio di cui parleremo ampiamente nella nostra prossima tappa – tanto caro a Virgilio e allo stesso Dante. Camilla, regina dei Volsci, decise di andare in aiuto di re Turno e di combattere contro Enea giunto nel Lazio. Accanto aveva con sé le fedeli ancelle: Acca, Latina, Tulla e Tarpeia. Nonostante i numerosi atti di valore e di eroismo il suo destino, come quello delle genti italiche, era segnato. Aurunte, un giovane etrusco alleato di Enea, le scagliò a tradimento una lancia guidata dal volere divino di Apollo che la ferì a morte, trafiggendole il costato. Camilla riuscì a strapparsi la lancia ma la punta restò incastrata tra le costole. Ormai morente affidò ad Acca il suo ultimo messaggio: avvertire Turno della sua morte affinché entrasse in battaglia per difendere le terre dai Troiani. Il re dei Rutuli, nonostante la vittoria in numerose battaglie, sarà ucciso da Enea nel duello finale. L’eroe troiano sposò così Lavinia – promessa sposa di Turno – e con i favori del fato e di tutti gli dèi dell’Olimpo fondò la città di Lavinio, i suoi discendenti quella di Alba Longa e di Roma, dando inizio così alla stirpe dei Romani.

Cosa vedere nei dintorni

Amaseno e la valle dell’Amaseno, un itinerario che permette di esplorare la valle del fiume partendo dall’Abbazia cistercense di Fossanova, passando per il Santuario dell’Auricola e arrivando all’Abbazia di Valvisciolo. Un percorso che ripercorre la storia romana, medievale, moderna e contemporanea immerso in un paesaggio naturale incontaminato e molto suggestivo (presenza di un sito di importanza comunitaria tutelato dalla normativa europea di Rete Natura 2000 che conserva quasi intatte le caratteristiche naturali relative alla flora e alla fauna e agli habitat propri della Valle nell’antichità. Oltre all’area boschiva della Selva Piana che presenta una notevole e preziosa biodiversità). Qui natura, storia, tradizioni e cultura si intrecciano in maniera inequivocabile. Nelle vicinanze “Santuario della Madonna dell’Auricola” – Borgo di Fossanova: Abbazia cistercense e Museo medievale – Priverno: Parco archeologico “Privernum”, Museo archeologico e visita del centro storico caratterizzato da alcuni edifici religiosi e pubblici di notevole interesse – Borghi medievali di Prossedi e Pisterzo che conservano la loro struttura urbana originaria. Nelle vicinanze la “Grotta degli Ausi” (un esempio di fenomeno carsico di particolare rilievo geologico con bellissima cascata) – Castro dei Volsci, il “balcone della Ciociaria” e considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Famoso per il monumento a “Mamma Ciocia”. Nelle vicinanze le “Grotte di Pastena”.

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