Il “Villaggio globale” e gli italiani oggi

Convegno svoltosi a Roma il 7 dicembre 2017, interventi e riflessioni
Carla Guidi - 22 Dicembre 2017

Da sinistra Coramusi, Zocconali, Ferrarotti, PolifroneSeguo da tempo i tradizionali convegni di fine anno a cura dell’ANS (Associazione nazionale Sociologi) appuntamento in via Salaria 113, presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, in collaborazione con Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, Sapienza Università di Roma.

Pietro Zocconali e Toni SantagataIl dr Pietro Zocconali, Sociologo, presidente nazionale ANS, giornalista ha dato il via ai lavori portando i saluti del padrone di casa, il prof. Bruno Mazzara, direttore del CORIS, “Sapienza” Università di Roma, impegnato in altra sede; anche il dr Antonio Polifrone, Sociologo, Segretario nazionale ANS, che ha salutato i convegnisti mentre la Chairwoman, d.ssa Anna Maria Coramusi, sociologa, vicepresid. naz. ANS, Presid. Dip. Lazio, giornalista, ha brevemente introdotto i lavori dando la parola al prof. Franco Ferrarotti, presidente Onorario ANS, professore emerito presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, “Sapienza” Università di Roma, che è intervenuto con una vera e propria “lectio magistralis” – “il prof. Franco Ferrarotti è riconosciuto come il più importante sociologo italiano in attività, le ebbe nel 1961 la prima cattedra di Sociologia che fu istituita in Italia da parte dell’Università la Sapienza; conosciutissimo e molto stimato in tutto il mondo anche grazie ai suoi libri, oltre un centinaio, tradotti in varie lingue. … ricevette, nel 2001, il Premio alla Carriera dell’Accademia Nazionale dei Lincei massima Istituzione scientifico – culturale italiana, e nel 2005, per motu proprio del Presidente della Repubblica, fu insignito della più Alta Onorificenza del nostro Paese che è quella di Cavaliere di Gran Croce”. –

Toni Santagata esegue alla chitarra alcuni suoi famosi braniE’ poi intervenuto (invitato da Pietro Zocconali) il noto cantautore, cabarettista, attore e presentatore televisivo Toni Santagata (Sant’Agata di Puglia 9 dicembre 1935) il quale, dopo un intervento di saluto e dopo aver parlato dei lati più interessanti e personali della sua carriera musicale, nonché della sua amicizia con Renzo Arbore, imbracciando la sua chitarra ha eseguito in diretta un middle composto dai suoi brani più famosi, ben graditi dalla platea, armata di cellulari e fotocamere.

Riguardo invece l’approfondimento di studio sulla concreta interferenza tra nuovi media e senso di appartenenza nazionale, gli interessanti interventi professionali della giornata possono essere visionati e/o scaricati attraverso gli organi di diffusione: “Il Notiziario dell’ANS”, le “Newsletter dell’ANS” dal sito Internet www.ans-sociologi.it ed attraverso il Canale 10, noto network televisivo romano. Riporto qui integralmente solo il significativo intervento del dr Pietro Zocconali, presidente ANS, invitando a collegarsi al sito quanti vogliano collaborare con i loro commenti e le loro ricerche.

I miei quattro nonni sono nati nella seconda metà dell’800, appena fatta l’Unità d’Italia. Mio padre è stato per otto anni sotto le armi dal 1937 al 1945, ha partecipato a tre fronti di guerra, uno alleato con i tedeschi contro i francesi, il secondo, sempre con i tedeschi contro i greci, il terzo, infine, con gli statunitensi… contro i tedeschi. Nel corso degli anni successivi, lontano dagli anni terribili della guerra, quando si disputava una partita di calcio tra Italia e Germania, per mio padre non si trattava soltanto di tifo calcistico, c’era ben altro. Quanto odio genera la guerra!

Negli stati europei, nell’immediato dopoguerra, quando era il momento di far la conta dei danni e leccarsi le ferite, erano ancora molti i nazionalisti; ma già dal 1952 sei stati, l’Italia la Francia, la Germania Occidentale e il Benelux, diedero vita alla Comunità Europea che, fino ai giorni nostri si è andata sempre più espandendo coinvolgendo altre nazioni europee. Dagli anni ’60 in poi, soprattutto nella nostra Italia, con il cosiddetto “boom economico”, ma anche per merito di un miglioramento delle condizioni di vita di tutto il mondo occidentale e lo snellirsi dei sistemi di comunicazione, virtuali ed effettivi, ferroviari (alta velocità) ed aerei (voli low cost), le nazioni si sono rivelate sempre più piccole ed i confini statali hanno iniziato a sgretolarsi.

Con il diffondersi della cultura, con l’avvento di certi fenomeni di costume, a livello musicale con il rock e il pop, prima con Elvis poi con i Beatles, la lingua inglese, anche per merito della potenza USA, ha finito per conquistare il mondo. Il crollo del blocco sovietico nel 1989 ha dato una forte scossa soprattutto all’emigrazione dai paesi ex socialisti verso l’occidente, un ulteriore abbattimento di muri e confini. Personalmente ricordo che nel 1992 mi trovavo a Gorizia per seguire una Summer school sui rapporti internazionali tra est ed ovest, presso un istituto collegato con l’università di Trieste. Ebbene dal mio albergo si vedeva una triste recinzione che tagliava in due un piazzale condiviso tra Italia e Slovenia. Dovete saper che al termine della seconda guerra mondiale la città di Gorizia è stata brutalmente tagliata in due parti, la nostra Gorizia e la slovena Nova Gorica. Ora, con l’ingresso della Slovenia in Europa, il piazzale, visibile su Google maps, è senza recinzioni e con delle belle fioriere. Sulla piazza spicca il bel fabbricato della stazione ferroviaria di Monte Santo, nata ai tempi dell’Impero austro-ungarico, poi passata all’Italia, ora in territorio sloveno ma appartenente a noi europei.

Abbiamo parlato dell’Unità Europea, ma anche diverse nazioni di altri continenti cercano di aggregarsi per facilitare gli scambi commerciali, culturali, di lavoratori, seguendo la tendenza di quello che chiamiamo da anni ormai il “villaggio globale”, locuzione usata per la prima volta da Marshall McLuhan nel 1964. D’Altra parte però, un altro fenomeno che si sta verificando da alcuni anni all’interno delle varie nazioni, specie quelle costituite a tavolino magari senza il consenso della popolazione, è la scissione in diverse unità statali più piccole, regioni che anelavano da tempo all’indipendenza dallo stato “padre padrone”.

In questi anni abbiamo assistito al frazionamento della Cecoslovacchia, divisa in due nazioni, a quello della Jugoslavia divisa in diversi stati tra le quali la Slovenia sopra citata.

Nel Regno unito gli scozzesi ambiscono all’indipendenza, in Spagna i catalani e i Paesi Baschi lo stesso, in Belgio, sono in auge movimenti nazionalisti, dovuti anche al bilinguismo tra fiamminghi e valloni, ma sappiamo che Bruxelles essendo una delle capitali d’Europa è ormai abitata da una miriade di popoli delle più svariate lingue del mondo. Anche in Italia ci sono forze politiche locali che spingono per l’indipendenza: in Sardegna, in Veneto, in Lombardia, nella provincia di Bolzano.

D’altronde da noi, sono in atto due fenomeni che a saperli gestire potrebbero compensare i loro lati negativi:  Di recente, dati ISTAT hanno confermato che “…continua il calo delle nascite: nel corso del 2016 è stato battuto il record negativo che risaliva all’anno precedente, il 2015…. Per fortuna sono calati anche i morti …, un dato in linea con la tendenza all’aumento dell’invecchiamento della popolazione. Il saldo naturale, dunque, … registra nel 2016 un valore negativo per 134mila persone…, ma il valore non incide sul numero di residenti perché equivale al saldo opposto, positivo, nei flussi migratori con l’estero: +135mila persone …”

Questo si sta verificando in Italia: a fronte di un numero di morti superiore a quello dei nati, una fortissima emigrazione di persone provenienti dall’Est Europa, dall’Africa, dall’Asia e dal Sud America sta facendo vacillare il senso di appartenenza alla nazione; risultato dovuto anche ai numerosi viaggi all’estero che ormai tanti italiani nei vari periodi dell’anno si possono permettere di fare, in una sorta di “Gran tour” al contrario, verso altri paesi; dei nostri figli che con “Erasmus”, il programma di mobilità studentesca dell’Unione europea, dal 1987 vanno a studiare nelle varie nazioni (ed i ragazzi stranieri vengono a studiare da noi); dei problemi di carenza del lavoro giovanile che fa emigrare i nostri ragazzi all’estero; dei problemi di molti nostri pensionati che vanno a vivere in certi paesi con un più basso tenore di vita; di tutti gli onesti lavoratori provenienti da altri paesi, disponibili ad adattarsi accettando dei lavori che i nostri non vogliono più fare.

In conclusione, per tornare al tema dell’appannamento del senso di nazionalità, devo dire che per quanto mi riguarda, dopo aver studiato l’inglese e il francese, dopo aver scorrazzato in tanti anni per tutta Europa, dopo aver viaggiato in Africa, in America e nell’Estremo Oriente, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, mi perdoneranno se, pur essendo romano, del Lazio, italiano, europeo, personalmente mi sento soprattutto cittadino del Pianeta Terra. –

FOTO 1 – Da sinistra Coramusi, Zocconali, Ferrarotti, Polifrone.

FOTO 2 – Da sinistra Pietro Zocconali e Toni Santagata.

FOTO 3 – Toni Santagata esegue alla chitarra alcuni suoi famosi brani.

Carla Guidi


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