Virginia Raggi e il caso polizze

Nel corso dell’interrogatorio della Sindaca pentastellata emerge l'esistenza di polizze sulla vita aperte da Salvatore Romeo, altro suo stretto collaboratore
di Gabriele Cruciata - 3 Febbraio 2017

Giovedì 2 febbraio Virginia Raggi è stata ascoltata in un interrogatorio fiume di 8 ore dagli inquirenti che lavorano sull’indagine che vede la sindaca indagata per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Al vaglio della Magistratura c’è la scelta della Raggi di nominare Renato Marra – fratello del Raffaele arrestato per corruzione lo scorso dicembre – per il ruolo di capo del dipartimento del Turismo. La sindaca potrebbe essere stata indotta nella nomina proprio da Raffaele Marra. A sostegno di tale ipotesi esisterebbero alcune conversazioni su Telegram nelle quali la prima cittadina si lamenta con Raffaele Marra dello stipendio del fratello Renato.

Nel corso dell’interrogatorio è inoltre emerso che a favore della Sindaca pentastellata esisterebbero alcune polizze sulla vita aperte da Salvatore Romeo, altro suo stretto collaboratore. Intervistata dai giornalisti alla fine dell’interrogatorio, Raggi ha dichiarato di non esserne mai stata a conoscenza prima.

Una delle polizze riportava come causale “relazione sentimentale”. Il valore complessivo di tali assicurazioni ammonterebbe a 143 mila euro, 33 mila dei quali investiti a nome di Virginia Raggi. Dei 143 mila, 90 mila sarebbero stati aperti presso sedi della Banca San Paolo.

Tutti i soldi sarebbero di Romeo: all’epoca dell’accensione (prima delle elezioni che hanno portato Raggi al Campidoglio) egli era un semplice dipendente comunale con uno stipendio inferiore ai 40 mila euro l’anno. L’ipotesi è che Romeo abbia utilizzato le polizze per ottenere i favori del futuro sindaco in caso di vittoria alle elezioni.

Alcuni sostenitori del M5S stanno chiedendo in queste ore le dimissioni della Sindaca, che in passato aveva spesso difeso a spada tratta l’operato di Marra e Romeo davanti ai vertici e agli elettori del Movimento. Anche Marco Travaglio dalle colonne del Fatto Quotidiano ha chiesto alla Sindaca di fare chiarezza sulla vicenda o di fare un passo indietro.

Nella serata di ieri Vittorio Bertola, uno dei fondatori del M5S di Torino, ha pubblicato un post nel quale ha voluto spiegare la faccenda delle polizze sulla vita: “Da parecchi anni si sono diffuse polizze vita che lo sono solo di nome – scrive Di Bertola, che aggiunge – in realtà sono contenitori di soldi da investire, che però godono delle agevolazioni fiscali delle polizze vita. In particolare, sono impignorabili e permettono di nominare un beneficiario anche diverso dai propri eredi, il quale riceverà i soldi senza pagare le tasse che ci sarebbero sulla successione o sul pagamento di una fattura o di un reddito, e senza tutti i controlli su bonifici o pagamenti in contanti di importo elevato”.

L’ex consigliere comunale poi continua, aggiungendo che “il giochino poteva funzionare così: io che voglio un favore dal futuro sindaco di Roma, prima delle elezioni prendo una polizza e lo nomino come beneficiario; dopodiché, se lui vince e mi fa il favore, io faccio passare il tempo minimo necessario e poi riscatto la polizza e lui incassa, altrimenti cambio di nuovo il beneficiario e mi tengo i soldi senza alcuna spesa”.

Tutto ciò che è emerso in queste ore non è stato confermato dalla Procura, ma è frutto del lavoro di fonti interne mai smentite in via ufficiale.

“Mi sento ancora del Movimento e non ho intenzione di dimettermi” ha dichiarato all’indomani dell’interrogatorio la Sindaca, che ha poi scherzato coi giornalisti: “Beppe Grillo? Mi ha detto che aprirà polizze per tutti”.


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