Il voto in Germania. Le responsabilità dei responsabili

Aldo Pirone - 27 Settembre 2017

Ieri 26 settembre 2017 sui giornali c’erano molti commenti sui risultati delle elezioni in Germania di domenica scorsa. L’analisi dei flussi elettorali pubblicata su “la Repubblica” segnala che l’AfD, il partito di estrema destra, ottiene 5.877.094 voti. Per arrivare a questo risultato ha recuperato un milione e mezzo di voti tra gli astenuti nelle precedenti elezioni, tolto un milione di voti alla CDU-CSU della Merkel, 500 mila alla SPD di Shultz e 400 mila alla Linke, la formazione di sinistra tradizionalmente forte nelle zone dell’ex DDR. In queste zone l’AfD è il secondo partito e addirittura il primo in Sassonia. I voti li prende tra gli operai e i disoccupati dei ceti più popolari e anche tra impiegati, pensionati e lavoratori autonomi di una piccola borghesia impaurita dall’ondata immigratoria. In queste fasce sociali guadagna maggiori consensi fra gli uomini fra i 30-44 anni e 45-59 rispetto alle donne. E questo si riflette nella stessa composizione del gruppo di 94 deputati dove le donne risultano essere un’estrema minoranza: 11 su 94. La scolarizzazione della platea degli elettori AfD è più bassa rispetto al resto dell’elettorato. Con tutte le specificità della Germania, il voto tedesco dimostra, una volta di più, che, come in Francia e in Italia e in altri paesi europei, c’è un elettorato popolare e anche di sinistra che si sta spostando a destra. La “mucca” di Bersani è arrivata nei corridoi del Bundenstag.

Otto Schily

Sullle elezioni in Germania anche il Presidente emerito Giorgio Napolitano dice la sua in una breve intervista al “Corriere della sera”. Il giudizio sulla SPD e sui partiti del socialismo europeo è grave e quasi sprezzante: “Quella attuale è una crisi organica, di partiti che hanno smarrito la loro funzione. Ma è anche una crisi culturale profonda: c’è uno scadimento evidente nella qualità dei gruppi dirigenti dei partiti della sinistra”. Prima, sulla decisione della SPD di passare all’opposizione e di non rinnovare la Grosse Koalition che ha dato così amari, sebbene prevedibilissimi, risultati ai socialisti tedeschi, Napolitano aveva osservato: “Ci sono vicende specifiche e complicate, legate ai vari partiti della sinistra europea. Io trovo molto sagge le cose dette dall’ex ministro tedesco degli Interni Otto Schily, che ha parlato della necessità di un rinnovamento profondo per la SPD e però ha chiesto di conciliare la tentazione dell’opposizione con la responsabilità nazionale che è propria di un grande partito popolare”. Oggi Otto Schily sembra rispondergli in un’intervista su “la Repubblica”, ma non evoca la responsabilità nazionale: “Per quel che riguarda la SPD, quella di passare all’opposizione è la decisione giusta … al tempo stesso penso che la SPD debba ricostruirsi, sia dal punto di vista programmatico che da quello personale. Deve rinascere. … Quando la leadership di un partito perde di seguito tre elezioni regionali e una nazionale, ci deve essere un rinnovamento”. A Renzi fischieranno le orecchie.

Poi Schily prosegue: “I socialdemocratici devono ricostruire un profilo più forte, chiaro e riconoscibile. Devono avere una strategia più incisiva su migrazione, svolta energetica, sicurezza interna. Devono chiedersi come sia stato possibile perdere i lavoratori”. La conclusione dell’ottantacinquenne esponente socialdemocratico è questa: “La socialdemocrazia deve porsi come un’alternativa vera, invece finora le differenze tra i partiti tradizionali (SPD e CDU-CSU della Grosse Koaltion n.d.r) hanno finito per annullarsi a vicenda”.

Giorgio+ Napolitano

Il punto che a Napolitano sembra sfuggire riguarda la consistenza della forza sociale che permette alla sinistra di esercitare la responsabilità nazionale. Non è un attributo di per sé sufficiente, ma certamente è indispensabile. Infatti, quando la sinistra viene meno al suo ruolo rappresentativo dei lavoratori del braccio e della mente, dei precari, dei disoccupati e, in generale, dei ceti popolari più sofferenti e bisognosi di protezione sociale, non riesce nemmeno a svolgere un’efficace funzione nazionale e di responsabilità nazionale. Se la sinistra non riesce a capire, accompagnare e innervare, perché irretita dai miti neoliberisti, i mutamenti del suo stesso blocco sociale, viene terremotata e perde peso politico, culturale e sociale. E, quindi, viene soppiantata nel suo insediamento sociale da forze di diverse, generalmente di destra nei momenti di crisi. Quando poi a questo aggiunge, in modo subalterno e innaturale, scelte di alleanza con forze centriste e moderate com’è successo in Germania – su cui Schily fa l’autocritica sopra riportata -, arrivano, del tutto annunciati, i risultati di domenica. Il passaggio della SPD all’opposizione, a parte ogni altra e più pregnante considerazione, va quindi valutato come un atto, appunto, di responsabilità nazionale se servirà a farle ritrovare ruolo e spessore di una grande forza popolare.

Napolitano ha di che riflettere, partendo dalla vicenda tedesca, su quello che è successo, nell’ultimo quarto di secolo, nella sinistra italiana nella quale lui ha svolto un ruolo per nulla secondario. Ha di che riflettere, per stare alle vicende degli ultimi anni, sulla pressione esercitata dal Quirinale sul PD di Bersani per spingerlo verso le “larghe intese” con Berlusconi, prima nel governo Monti e poi con quello di Letta, cioè a quell’annullamento delle differenze tra partiti fra loro alternativi, che hanno definitivamente suicidato la sinistra. Ha di che riflettere, per stare al tema della responsabilità verso il paese, sull’appoggio dato a Renzi dal Quirinale da lui presieduto, e anche prima di Renzi, per una riforma costituzionale ed elettorale divisiva e per questo priva in partenza di ogni senso di responsabilità nazionale.

La “crisi organica…la crisi culturale profonda” e il conseguente “scadimento evidente nella qualità dei gruppi dirigenti dei partiti della sinistra” lamentato dal Presidente emerito sono tutte cose alle quali non solo non si è opposto un argine efficace, ma vi si è dato un contributo non indifferente. Per la verità non soltanto da Napolitano. Sarebbe saggio rifletterci sopra in modo critico e autocritico come fa Schily.

Per cambiare strada. Con responsabilità.


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