Welfare: la legge delega non va bene

Il Forum del Terzo Settore illustra le conseguenze negative della riforma socio-assistenziale per i cittadini. Il testo è incostituzionale e il risparmio sarà solo il 7% del totale previsto
di Alessia Ciccotti - 10 Novembre 2011

La legge delega sull’assistenza sociale “non s’ha da fare” avrebbero detto i “bravi” manzoniani. Ma a dirlo, e sul serio, è anche il Forum del Terzo Settore, uno dei principali rappresentanti del no profit in Italia, che ieri ha presentato, proprio nella sala stampa della Camera dei deputati, poche ore prima della disfatta della maggioranza del Governo Berlusconi, alcune anticipazioni sull’analisi condotta in merito alle conseguenze negative della riforma fiscale-assistenziale sulla vita dei cittadini e sul welfare del Paese.

Secondo i risultati della ricerca, coordinata da Cristiano Gori, docente di Politica sociale dell’Università Cattolica di Milano, l’articolo 10 della legge delega, quello relativo al settore socio-assistenziale, deve essere del tutto cancellato perché “farebbe molto male ai cittadini – ha affermato il Portavoce del Forum Andrea Olivero – generando danni sociali gravissimi per il nostro Paese, portando risparmi economici molto bassi”. Dall’analisi condotta risulta infatti che tale provvedimento provocherebbe un risparmio di solo 1440 milioni, pari solo al 7% del totale previsto.

“Nel 2013, anno nel quale dalla delega si dovrebbero ricavare 20 miliardi di euro – spiega Gori – i risparmi effettivamente ottenuti risulterebbero estremamente ridotti”. Ammonterebbe a soli 1.320 milioni di euro la cifra derivante dalle indennità di accompagnamento, 20 milioni dall’Isee e 100 milioni dalla disabilità.

Ciò che preoccupa il Forum è poi la pretesa della legge di voler trasformare il welfare italiano in una “fonte da cui trarre risorse per il risanamento dei conti pubblici” quando invece negli ultimi anni le politiche sociali hanno rappresentato per il Governo solamente una “acquasantiera”.

Già oggi in Italia la spesa pubblica per il welfare è molto più bassa della media europea, in particolare nei settori della non autosufficienza (31% in più in Europa), per la famiglia e in favore della maternità (61% in più in Europa) e per contrastare la povertà (75% in più in Europa).

L’analisi del testo della legge ha poi sottolineato l’introduzione del criterio del reddito per ricevere l’indennità di accompagnamento che, secondo il Forum, rischia di non essere più considerata come un diritto di cittadinanza.

Tra le altre pecche individuate ce n’è una che ha richiamato l’attenzione degli analisti: l’incostituzionalità del testo. Lo Stato infatti, secondo la Costituzione, può legiferare solo sui livelli essenziali dei servizi e degli interventi sociali, ma tali livelli essenziali non sono stati ancora definiti; mancherebbero poi i principi e i criteri attuativi della delega che il Governo non ha specificato insieme all’oggetto e alla durata della stessa. Infine, la delega entrerebbe nelle modalità organizzative e gestionali di singoli aspetti, cosa che però non spetta allo Stato indicare bensì alle Regioni.

Secondo il Forum se la legge così concepita verrà approvata richiederebbe, infine, uno sforzo duro quanto inutile di tutti i soggetti operanti nel welfare (Stato, Regioni, Comuni, Terzo Settore) chiamati a rispondere a situazioni sempre più emergenziali senza poter dedicare energie per la costruzione di migliori risposte per i cittadini. Per questo l’articolo 10 va stralciato e sostituito con una vera riforma del welfare, basata su dati empirici che non rinunci ad una strategia nazionale contro la povertà, ma che anzi contribuisca al risanamento del Paese nella tutela dei diritti di tutti i cittadini.

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Il Forum del Terzo Settore ha infine annunciato che il 7 dicembre 2011 si terrà un evento pubblico, alla presenza di importanti esponenti politici, dove la ricerca verrà presentata in maniera completa e dettagliata.


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