

I Fatti e i Misfatti di maggio (IX) di Mario Relandini
Contraddizioni iPad
"Centomila hanno prenotato l’ iPad ultima novità di "Apple" – è stato riportato, con risalto, dalle cronache – mentre per gli altri si profilano lunghissime file davanti ai negozi".
L’ iPad è una medicina di cui non si possa fare a meno, è un cibo essenziale, è un datore di lavoro? Nulla di tutto ciò che, di questi tempi, sarebbe più che necessario. L’ iPad è solo un aggeggio tecnologico, bravo a fare tantissime cose, ma tutte non indispensabili per per vivere o per sopravvivere. Il cui costo, però, varia dai 500 agli 800 euro più connessioni e continue ricariche varie. Ma, allora, perché l’italica folla va a fare a spintoni per acquistare questo aggeggio e, poi, si lamenta di non farcela, perchè senza lavoro o con un lavoro mal retribuito, a comprarsi l’indispensabile per vivere o per sopravvivere? Le risposte non possono essere che scontate. Perché l’italica folla, se davvero è così povera, allora è pazza. Oppure perché, se davvero non è così povera, allora è bugiarda. Nell’un caso e nell’altro, insomma, è inaffidabile.
Se il giudice fa “tana libera tutti”
"Dopo le nostre denunce – hanno rivelato alcuni dipendenti dell’ospedale "Vecchio Pellegrini" di Napoli – la polizia ha sorpreso in flagrante e ha arrestato otto colleghi che, con il "giochetto" del timbro dei tesserini, se ne uscivano tranquillamente per i fatti loro".
Quali fatti loro? Qui viene il bello. Perché il giudice per le indagini preliminari, presto presto, ha fatto "tana libera tutti" – ha cioè rimesso prontamente tutti in libertà – in quanto la Polizia giudiziaria della Procura – quella che aveva proceduto agli arresti e alle denunce – non si era premurata di valutare a fondo le spiegazioni fornite dagli otto per giustificare le procurate assenze o le assenze dal posto di lavoro. Per quali fatti, insomma, in tanti se n’erano andati a spasso, in orario di lavoro, con uno stratagemma oltretutto illecito messo in atto da tanti altri.
Come dire: cara polizia giudiziaria, la tua pronta azione non è valida perchè – può darsi solo per dimenticanza – non hai voluto farti prendere in giro e credere fino in fondo a giustificazioni sicuramente risbili e inaccettabili. Come magari, da parte degli assenteisti, "Avevo a curà a mammà", "Avevo a purtà o piccirillo a scola" o, perfino, "Avevo a fà ‘na lastra all’Asl", "Duvevo accattà ‘e medicine pe’ nonnema". E, da parte dei loro complici del "cartellino truccato", giustificazioni come "Nu favore nun se ne nega a nisciuno", "Uh, Maronna mia, tutte ‘ste storie pe ‘na vota o due" o, perfino, "Si u ffanno a Roma nei ministeri, pecché nuie no?" E, allora, complimenti. Complimenti alla sempre pià progressiva sostituzione della "culla del diritto" con la "culla dell’indecenza". Dell’etica professionale con la mignottaggine. In ogni luogo e a tutti i livelli.
Dalla scimmia all’uomo, dall’uomo allo sciacallo
"Si chiamava Robert Neamtu – ha confermato la Polizia di Padova – aveva solo 48 anni ed è morto, presumibilmente di infarto, mentre stava uscendo dal supermercato con le sue buste della spesa".
Una morte, purtroppo, come spesso avviene. Ma la morte, questa volta, non è stato l’ultimo atto. L’ultimo attimo della tragedia del povero Robert Neamtu è stato che, mentre lui erà lì in terra agonizzante, qualcuno gli si è avvicinato non per soccorrerlo, ma per rubargli le sue buste della spesa. Rammaricandosi magari, tornato nel suo covo, di non avere avuto il tempo di rubargli anche il portafogli, l’orologio e la fede nuziale. Dalla scimmia all’uomo? Così sembrerebbe. Ma ora sta sembrando sempre più evidente – eccone una ennesima testimonianza – una nuova modificazione antropologica: dall’uomo allo sciacallo.
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