Il presepe. Un po’ di storia

Dal primo, quello dei Vangeli, ai giorni nostri. I più bei presepi romani
di Franco Leggeri e Giorgio Giannini - 28 Novembre 2009

LE ORIGINI

Il Vangelo di Luca , scritto in aramaico, ed il Vangelo di Matteo, scritto in greco (entrambi redatti prima dell’anno 70), raccontano la nascita di Gesù ( anche se non dicono nulla in merito al giorno in cui Gesù è nato) , con l’annuncio della sua nascita ai pastori e l’arrivo dei tre Re Magi con i doni.

Anche alcuni Vangeli Apocrifi ( non riconosciuti dalla Chiesa) , quali il Protovangelo di Giacomo ed il Vangelo arabo dell’infanzia, raccontano della nascita di Gesù, talvolta dando notizie curiose quali la presenza di alcune levatrici al momento della nascita di Gesù.

Anche alcuni Padri della Chiesa raccontano la Natività; in particolare Origene, nella prima metà del III secolo, inserisce la presenza del bue e dell’asinello nella stalla ( o grotta) in cui è nato Gesù.

In merito al luogo della Natività, sia il Protovangelo di Giacomo che il Vangelo dello Pseudo Matteo parlano esplicitamente di una grotta. Il secondo racconta che al terzo giorno “Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla: mise il bambino nella mangiatoia ed il bue e l’asino l’adorarono”. Al riguardo è utile rammentare che la grotta era nell’antichità precristiana il simbolo del Cosmo ed anche il luogo in cui nascono gli dei ( nascono infatti in una grotta Dioniso, Mercurio e Zeus, mentre Mitra, figlio del Sole, nasce da una roccia). Per questi motivi le grotte erano luoghi di culto e di iniziazione.

Riguardo all’ora della natività, i Vangeli canonici non ci dicono nulla: quello di Luca accenna in modo generico che era notte (parla infatti dei “pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge”). Alcuni vangeli apocrifi parlano della mezzanotte, che simbolicamente rappresenta il passaggio da un’era ad un’altra: da quella pagana a quella cristiana.

Sin dal II secolo dell’era cristiana, la nascita di Gesù è raffigurata su affreschi nelle catacombe: in particolare, in quella di S. Priscilla la madonna è rappresentata seduta con il bambino sulle ginocchia, mentre un uomo ( forse Giuseppe, ma forse un profeta) addita il cielo con una stella. Successivamente, dal IV secolo, dopo l’emanazione dell’Editto di Milano del 313 di Costantino che riconosce libertà di culto per i cristiani, la Natività è raffigurata anche sui bassorilievi dei sarcofagi e su formelle di terracotta appese nelle abitazioni, ma queste rappresentazioni non possono essere considerate dei veri presepi. Infatti, il termine presepe ( o presepio, dal latino praesepe-praesepis , che significa stalla) si riferisce solo alle rappresentazioni plastiche a tutto tondo della Natività e delle altre scene ad essa collegate, quali l’annuncio della nascita ai pastori , la loro adorazione di Gesù e l’arrivo dei Magi.

Dal IV secolo vengono rappresentati nella Natività anche il bue e l’asino, addirittura , in alcune raffigurazioni ci sono i due animali e mancano la Madonna e/o Giuseppe (come nel sarcofago conservato nella Chiesa milanese di S. Ambrogio o nel Museo Pio Cristiano nel Vaticano). Il bue, nelle tradizioni precristiane era un animale sacrificale ( per questo motivo è stato utilizzato anche per rappresentare il Cristo crocifisso), che simbolicamente rappresenta la rigenerazione del Cosmo. In particolare, nella religione mitraica, il toro (analogo al bue), sgozzato da Mitra genera il mondo vivente. Analogamente, i Caldei celebravano ogni anno la creazione del mondo quando il Sole entrava nella segno zodiacale del toro.

Adotta Abitare A

Invece, nelle antiche tradizioni indoeuropee, l’asino era un simbolo regale e sapienziale. In Oriente, la cavalcatura dei Re e dei condottieri era un’asina bianca. Un asino era anche cavalcato dal dio Dioniso. Successivamente, l’asino rappresenta anche la pazienza e l’umiltà per la sua resistenza alle fatiche ed ai maltrattamenti e per la sua abitudine a compiere i servizi più umili.

Un embrione di presepe può essere considerato la tettoia in legno, retta da tronchi di albero, che il Papa Liberio, nella metà del IV secolo, fece erigere nella Basilica romana di S. Maria ad presepe , in seguito denominata S. Maria Maggiore.

In questo periodo, le rappresentazioni della Natività sono molto semplice e con pochi personaggi: oltre alla Sacra Famiglia ( Maria, Giuseppe e Gesù), al bue e all’asino, ci sono alcuni pastori e sopra la grotta c’è la stella cometa. In seguito compaiono i Re Magi, in numero variabile ( nelle catacombe sono raffigurati in genere due o quattro).

Nel V secolo il Papa S. Leone Magno fissò in tre il numero dei Re Magi, Baldassarre, Gaspare e Melchiorre, che portano a Gesù un dono ciascuno (rispettivamente oro, incenso e mirra).

I Vangeli, sia canonici che apocrifi, concordano nel raccontare che i Magi giunsero da Oriente guidati da una stella, portando doni a Gesù. Danno invece informazioni molto diverse riguardo al numero, ai nomi, al luogo di origine ed alla loro condizione sociale ( ad esempio il Vangelo armeno, apocrifo, racconta che “erano tre fratelli: il primo, Melkon regnava sui Persiani; il secondo, Balthasar, regnava sugli Indiani; il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli Arabi”).

Successivamente, la devozione popolare ha visto nei Re magi i rappresentanti delle tre razze: la bianca, la gialla e la nera.

Inoltre, i Magi portano a Gesù non solo doni, ma anche dei libri sacri ( “scritti e sigillati dalle mani di Dio”, come si legge nell’apocrifo Vangelo armeno dell’Infanzia) ,attribuiti a Seth, figlio di Abramo, inventore dell’astrologia, che in Oriente è identificato con Zoroastro o Zaradustra. Da questo fatto deriva la tradizione che i Magi erano sacerdoti del zoroastrismo.

I Magi ricevono da Gesù un bossolo chiuso, che aprono una volta ritornati nel loro Paese e vi trovano una pietra, che simbolicamente rappresenta il cielo nella religione persiana antica.

Fino al XIII secolo, la Madonna è rappresentata, nelle Natività in bassorilievo, o seduta con Gesù in braccio oppure coricata accanto al Bambino che si trova nella mangiatoia. Successivamente, con l’affermarsi del culto mariano, la maternità della Madonna non poteva essere rappresentata come quella di una donna comune; pertanto Maria e Giuseppe vengono rappresentati in ginocchio accanto alla mangiatoia mentre adorano Gesù.

Alla fine del Duecento appaiono le rappresentazioni artistiche della Natività. Famosa è l’Oratorium praesepis dello scultore toscano Arnolfo di Cambio, conservata nella Basilica romana di S. Maria Maggiore. Successivamente, i Della Robbia scolpiscono le famose formelle da tutti ammirate per la loro bellezza.

Nel secolo seguente, S. Francesco allestisce, con il consenso del Pontefice, il primo presepe vivente a Greccio (un paesino della Sabina, oggi in Provincia di Rieti) nella notte di Natale dell’anno 1223. Nessuno però impersonò la Sacra Famiglia, come raccontano Tommaso da Celano e S. Bonaventura ( biografi di S. Francesco) , ma solo i pastori che cantano salmi durante la messa, celebrata dal Cardinale protettore di Francesco).

Il primo presepe con personaggi a tutto tondo risale al 1283 e fu scolpito in legno su committenza del Papa Onorio IV; purtroppo ne rimangono solo 5 personaggi. Questo tipo di presepe, fatto con statue lignee policrome, spesso a grandezza naturale, si diffonde rapidamente nel Cinquecento, non solo ad opera dei Francescani, ma anche ad opera dei vari Ordini Religiosi nati con la Controriforma (soprattutto i Gesuiti ed i Teatini) che li allestiscono nelle loro chiese. I personaggi del presepe sono aumentati di numero e non sono più realizzati in legno ma in terracotta policroma.

Con il passare del tempo, anche la tecnica scenografica si perfeziona: allo sfondo dipinto è sostituito un paesaggio a rilievo, con monti, torrenti, villaggi e greggi di animali ( pecore e capre). Compaiono, accanto alla stalla ( o grotta) della Natività, altre scene che rendono la rappresentazione più spettacolare ( oltre alle montagne ed ai villaggi nello sfondo, le stelle nel cielo, il torrente con il ponte,….) e vengono rappresentate delle scene di vita quotidiana, come la fontana ( dove le donne attingono l’acqua con le brocche), la taverna, piena di ogni genere di beni.

Nei secoli successivi, durante il periodo barocco, si diffonde il presepe mobile, i cui personaggi, non di grandi dimensioni, sono realizzati con manichini in legno ( spesso scolpiti da valenti artisti), che sono snodati ed indossano ornamenti decorati ed a volte preziosi (abiti ricamati, visi in porcellana, parrucche, occhi di vetro…). Questo tipo di presepe viene allestito ogni anno, prima del Natale (in genere per S. Lucia) e smontato dopo l’Epifania (anche per la candelora, che segna l’inizio della Quaresima).

Il presepe non è più allestito nelle Chiese, ma anche nelle case dei nobili e dei borghesi che fanno a gara nel creare quello più ricco e bello. Il presepe diventa dimostrazione del prestigio e della ricchezza della propria casata o famiglia ed  aperto al pubblico, in modo che tutti lo possano ammirare

Solo nell’Ottocento il presepe entra nelle case del popolo, soprattutto nelle Regioni in cui maggiore è la tradizione (non solo al Sud, come la Campania, la Sicilia, la Puglia, ma anche al Nord , come in Liguria ed in Toscana).

IL PRESEPE NAPOLETANO

Il presepe ha un particolare sviluppo nel Settecento a Napoli, dove nasce il mestiere del figurinaio o figuraro, cioè il creatore di statuette del presepio, che sono alte circa 35-40 centimetri, sono realizzate non più in legno, ma in stoppa, con uno scheletro in fil di ferro e gli arti in legno dipinto, mobili, la testa in terracotta policroma e gli occhi in vetro. Addirittura, alcuni artigiani, che lavorano soprattutto nella zona di S Gregorio Armeno (dove ancora oggi si possono vedere al lavoro) si specializzano nella creazione di un determinato tipo di personaggio, come i pastori.

Il presepe napoletano si popola di tanti personaggi diversi, che rappresentano i vari mestieri, con i caratteristici abiti. Anche la rappresentazione degli animali diventa molto varia: sono raffigurati anche animali esotici, come pappagalli, scimmie, cammelli, leoni.

A Napoli, nel Settecento, la creazione del presepe, diventa un passatempo per i nobili ed i ricchi borghesi, che fanno a gara nell’allestimento del presepe più ricco e più bello. La visione di questi presepi dell’aristocrazia è aperta al pubblico in modo che tutti li possano ammirare . Ammirano questi presepi anche il Re con la Corte e gli stranieri che giungono a Napoli con il Gran Tour e che li descrivono nei loro diari o resoconti di viaggio. Il presepe diventa così uno strumento per ostentare la propria ricchezza o quella della propria famiglia.

Anche il Re Carlo III di Borbone trascorre molto tempo a sovrintendere all’allestimento del presepe ( ed a fare lui stesso delle statuine), realizzato in alcuni saloni del Palazzo Reale. La Regina invece cuce i sontuosi vestiti delle statuette.

Un presepe napoletano famoso è quello allestito nel Natale del 1707 dall’architetto Gian Battista Nauclerio, che è illuminato in modo da simulare il trascorrere delle ore.

Il presepe del Principe di Ischitella invece è famoso perché i vestiti dei Mori erano ricoperti di oreo e di gemme preziose.

Bellissimi presepi sono allestiti anche nelle chiese napoletane.

Nel corso del XVIII secolo il presepe si diffonde anche presso il popolo napoletano, anche se allestito in modo semplice e povero, con pochi personaggi messi sullo scoglio (il masso) che costituisce il presepe, spesso custodito dentro una scatola (scarabattola) con una teca di vetro, appesa al muro o posta sul comò.

In genere, il presepe napoletano settecentesco è composto da tre sequenze narrative: la Natività, all’interno di una stalla o di una grotta; l’Annuncio della nascita di Gesù ai pastori dormienti da parte dell’angelo; la taverna, con gli avventori che banchettano all’aperto. 

SCHEDE

GLI ZAMPOGNARI

Ancora oggi, come in passato, gli zampognari, i suonatori di zampogna ( le cornamuse) allietano con la loro musica le feste natalizie, suonando per le strade delle principali città. A Roma sono chiamati anche pifferari (suonatori di piffero, strumenti a fiato simili al flauto, che ,oltre ad essere suonati da soli, sono i componenti della zampogna) e provengono soprattutto dall’Abruzzo ,dal Molise e dalla Ciociaria , soprattutto dalla Val Comino (basso Lazio, in Provincia di Frosinone).

Gli zampognari si trovano anche in Basilicata, Calabria, Sicilia, Marche, ma stanno scomparendo perché non ci sono scuole specifiche e gli insegnati e gli artigiani che costruiscono gli strumenti vanno scomparendo.

I paesi che si contendono il titolo di capitale degli zampognari sono Acquafondata ( Provincia di Frosinone) , dove ogni anno si svolge il festival dei zampognari e Scapoli (piccolo paese ai piedi dei monti delle Mainarde in Provincia di Campobasso ), dove si svolge annualmente la Mostra Internazionale della zampogna, con il relativo mercato.

I MUSEI DEL PRESEPE

Tra i Musei ricordiamo i seguenti:

Museo Internazionale Tipologico del Presepio, curato dall’Associazione Italiana Amici del Presepio, nata a Roma nel 1953 ed aderente alla Federazione Internazionale Presepistica, costituita a Barcellona, ed allestito nei locali sottostanti la Chiesa romana dei SS. Quirico e Giuditta in Via Tor de’ Conti, nel rione Monti ( dove c’è anche la sede nazionale l’Associazione).

Museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in Piazza Marconi all’Eur, inaugurato nel 1956, che raccoglile anche una rassegna antologica dei presepi italiani negli ultimi tre secoli.

Museo Permanente del Presepio, allestito dal 1974 a Brembo Dalmine (Provincia di Bergamo), che raccoglie oltre 800 presepi in circa 1200 metri quadrati.

Museo Tipologico del Presepio , a macerata (è una Collezione privata di proprietà della famiglia Cassese).

Tra i mercati ricordiamo la Rassegna Internazionale del Presepio di Verona.

I PRESEPI ROMANI PIU’ BELLI

A Roma molte Chiese possiedono bellissimi presepi. Tra i più famosi ricordiamo: quello della Basilica dell’ Aracoeli, sul Campidoglio ; quello della Chiesa di S. Maria in Via (vicino a largo Chigi), allestito nell’immediato dopoguerra da un gruppo di giovani, sulla base degli acquerelli dipinti nell’Ottocento dal pittore Ettore Roesler Franz, riproducendo molti angoli suggestivi della vecchia Roma; quelli della Chiesa dei SS. Cosmna e Damiano, in Via dei Fori Imperiali e di S., Gregorio VII, nella omonima strada, formati con statuine napoletane del Settecento; quello della Chiesa del Cuore Immacolato in Piazza Euclide, inaugurato nel 1966 nella cripta, costituito da un grande diorama con 52 scene relative alla vita di Gesù ( altri 18 diorami , con vedute della Palestina, sono ubicati lungo le scale che portano alla cripta); quello della Chiesa della SS. Concezione, in Via Veneti, realizzato all’inizio degli anni trenta in gesso colorato e che ha sostituito un presepe più antico, in sughero, molto famoso per lo sfondo, che raffigurava un paesaggio realizzato con un abile gioco di specchi, e per le bacchette di vetro fatte a tortiglione che, ruotando, davano l’impressione di zampilli di acqua;

Fuori Roma, fanno ricordati i presepi allestiti dei conventi dei Cappuccini di Albano Laziale, (con statue a grandezza naturale, realizzate in travertino con la testa e gli arti in marmo, della Madonna, di S. Giuseppe e del Bambino) e di Bellegra ( realizzato con statue di varie epoche, le più antiche delle quali della metà dell’Ottocento).

Degno di menzione è anche il Presepe della pace , realizzato alla base del monte S. Antonio, alle porte di Rieti, provenendo da Roma per la Via Salaria, costituito da figure in pietra alte circa 4 metri, scolpite dalla scultore Renato Buccioni, ed ubicate in una cavità naturale di circa 10 metri, che è il più grande presepe all’aperto del mondo.

Interessante è anche la Mostra dei Presepi da tutto il Mondo che si allestisce ogni anno in Piazza del Popolo

Invitiamo quindi ad andare per presepi, cioè a fare il giro dei presepi, come si faceva una volta, per ammirare queste bellissime realizzazioni che rappresentano uno delle manifestazioni più spettacolari della religiosità popolare.

 ALCUNI PRESEPI CARATTERISTICI

Molti costruttori di presepi ne hanno realizzati anche di piccolissimi, in miniatura, che possono essere visti solo con la lente di ingrandimento e che si trovano in un orologio, nel guscio di un uovo o di una noce o addirittura in un nocciolo di ciliegio.

E’ anche rifiorita l’usanza dei presepi in carta, con la tecnica degli origami (l’antica arte giapponese di realizzare figure con la carta piegata).

Si realizzano anche presepi con materiali naturali e deperibili, quali la pasta di pane e la pasta di sale o addirittura il ghiaccio (costituito da una quarantina di personaggi, fatto a Alagna Valsesia).

A Laveno Mombello (sul Lago Maggiore, in provincia di )gli Amici del presepio allestiscono da una ventina di anni un presepe subacqueo, formato da 35 figure in pietra ed a grandezza naturale, ubicato a tre metri di profondità e visibile dalla banchina prospiciente la piazza cittadina.

A Palermo, la locale sezione del Club Alpino Italiano ha realizzato un piccolo presepe con statue in gesso della Sacra Famiglia , del bue e dell’asino , a 50 metri di profondità nella Grotta del Pidocchio, nel Monte Pellegrino che domina la città.

Si vanno diffondendo molto i presepi meccanici, il più grande dei quali, in Europa, si trova nella Chiesa torinese dell’Annunziata in Via Po, inaugurato nel 1910, allestito su una superficie di circa 200 metri quadrati e realizzato con circa 400 statue in legno, novanta delle quali eseguono dei movimenti (una mucca addirittura muggisce). Un complesso impianto idraulico alimenta laghetti, fiumi e fontanelle.

Tra i presepi viventi, il più famoso è quello di Dogliani (Provincia di Cuneo) con circa 400 figuranti.


Commenti

  Commenti: 1


  1. Ottimo articolo , mi permetto di condividerlo ovviamente citando la fonte. Grazie

Commenti