

Presentato alla libreria Feltrinelli della Galleria Colonna il libro di Anais Ginori
Strano a dirsi, ma forse il vero problema del femminismo oggi non è tanto l’essere tornati indietro rispetto a conquiste che si davano per scontate, quanto la freddezza, l’indifferenza nei confronti dell’argomento da parte delle nuove generazioni: è a loro che bisogna arrivare, se si vuole riprendere il cammino. Questa riflessione è di Concita De Gregorio, direttrice dell’Unità. Ne ha parlato alla Feltrinelli della Galleria Colonna il 16 marzo 2010, in occasione della presentazione del libro della giornalista di Repubblica Anais Ginori “Pensare l’impossibile. Donne che non si arrendono” (Fandango). Con loro due, a coordinare l’incontro c’era Chiara Valerio, redattrice di Nuovi Argomenti e di Nazione Indiana.
La De Gregorio è chiara: la sua generazione è stata l’ultima «ad aver avuto le cose come dovevano essere», in base al merito. Oggi, la situazione è cambiata, ed è un paradosso. Eppure il femminismo sembra appassionare solo quelle stesse persone che l’hanno fatto, le cinquantenni di oggi che però, bene o male, hanno raggiunto una collocazione nella società. Difficile invece trovare persone giovani che provano la stessa urgenza che ha mosso e muove ancora le donne più mature.
La necessità di avere un nuovo modo di comunicare il problema è l’aspetto più importante, quindi. Il pregio del libro di Anais Ginori, secondo la De Gregorio e secondo la Valerio, sta proprio nel fatto che dice le cose che ci si aspetta che dica ma le dice con parole che nessuno si aspetta, è un libro insieme «diretto e obliquo», come l’ha definito Concita De Gregorio. La Ginori ha scelto infatti di parlare del femminismo da più angolazioni: anzi, di far parlare del femminismo più punti di vista. La Ginori ha intervistato un regista di porno, una copywriter, alcune prostitute nigeriane, il collettivo femminista dell’Università “La Sapienza”, e poi Emma Bonino, Daniela Del Boca, Luisa Muraro, Sofia Ventura, Lorella Zanardo, Emile-Etienne Baulieu (che ha creato la pillola RU486).
Il libro parla di cosa è successo al rapporto tra i generi in Italia negli ultimi vent’anni e in particolare nell’ultimo 2009, che da questo punto di vista ha rappresentato un anno orribile, in cui se ne sono sentite di tutti i colori: che Eluana Englaro potesse avere figli solo perché aveva ancora le mestruazioni (Berlusconi); che Rosy Bindi era “più bella che intelligente” (ancora Berlusconi), che in Italia per avere successo servono donne e cocaina (Giampaolo Tarantini). In tutto e per tutto, quindi, un anno «da bulli e pupe», come l’ha chiamato la direttrice dell’Unità. Ma il problema viene da lontano, se è vero che solo il 47% delle donne lavorano in Italia, e il nostro paese è collocato dalla classifica del World Economic Forum al 71° posto su 135 nel rapporto sul divario di genere.
Per la De Gregorio e la Valerio il libro di Anais Ginori adempie a pieno al suo scopo: non dice cose qualunquiste, pur fornendo chiaro il quadro della situazione; parla in modo diretto, usando linguaggi e situazioni che arrivano e sono in grado di generare l’allarme.
Occorre che le ragazze di oggi prendano coscienza della loro posizione, rinuncino ad accettare di essere vittime del maschilismo, non si pieghino supinamente all’idea che è solo con il proprio corpo che si può fare strada, si battano per impedire all’Italia di tornare indietro di 50 anni. Va ripresa quella che è stata in pratica una rivoluzione interrotta, prima che sia davvero troppo tardi.
Pensare l’impossibile. Donne che non si arrendono, di Anais Ginori; Fandango, Roma, 2010, pag. 154, euro 14,00
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