

Dietro questa escalation ci sono guerre, siccità, crisi energetiche e speculazioni di mercato
Non servono numeri per capirlo: basta entrare in un supermercato, riempire un carrello e guardare il conto alla cassa. A Roma, la spesa è diventata un piccolo lusso quotidiano. E a farne le spese – nel vero senso della parola – sono sempre loro: le famiglie, i lavoratori precari, gli anziani con la pensione minima.
Pane, latte, pasta, frutta: i beni di base, quelli che non si possono evitare, hanno subìto rincari da record.
Il caffè, simbolo dell’italianità, non fa più sconti: +33,4% in quattro anni. Il prezzo è salito anche al bar, dove una semplice tazzina rischia di diventare un rito da centellinare con cautela.
Il pane? +25,6%. La frutta? +26,2%. Anche il latte, alimento base per grandi e piccoli, ha superato il +25%. E se guardiamo all’olio da cucina, la situazione è ancora più amara: +54,6%, una stangata che ha cambiato le abitudini a tavola di molte famiglie.
Il conto più salato però arriva dalle bollette: l’energia elettrica ha segnato un pauroso +71%, mentre i voli aerei sono ormai da capogiro, con un rincaro del 113,7%. Altro che vacanze low-cost.
Dietro questa escalation ci sono guerre, siccità, crisi energetiche e speculazioni di mercato. Ma il risultato è sempre lo stesso: a pagare è chi ha meno.
Lo ricorda anche Unimpresa, che lancia l’allarme: “L’inflazione colpisce i più fragili e allarga le disuguaglianze sociali”. Il presidente onorario, Paolo Longobardi, chiede misure urgenti: taglio dell’Iva sui beni alimentari, controlli contro le speculazioni, fondi per la sicurezza alimentare.
Intanto, a Roma, si fa economia su tutto: si taglia sulla carne, si riducono i pasti fuori casa, si rinuncia a qualche piccola abitudine. E fare la spesa diventa una sfida: ogni euro conta, ogni scontrino fa male.
In quattro anni, il carrello si è fatto più leggero. Ma il peso che lascia sulle spalle dei romani è diventato insostenibile. E il peggio, temono in molti, potrebbe non essere ancora passato.
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