Centocelle, Italgas apre due ‘piscine’ in via degli Amaranti

La strada privata è paralizzata dai lavori, ma non si vedono operai dal 3 luglio. Lettera aperta di un residente, portavoce dell’esasperazione dei cittadini
Andrea Martire - 25 settembre 2018

Erano le 8 di mattina del 3 luglio, quasi 3 mesi, circa 100 giorni or sono. Due operai vestiti di arancione (a quanto pare della ditta esecutrice Idri) occuparono la nostra strada, una strada privata!, per scavare. Quando chiesi “Che fate?” “Bisogna adeguare le tubature”, dissero. Sul pannello esplicativo (in foto) c’era la rassicurazione: “Lavori di pronto intervento sulla rete di distribuzione”. Un cartello imponente, posto all’inizio dello scavo, recitava con certezza: fine lavori il 13/07/2018. Per fortuna che c’è scritto, 2018 (in foto anche questo). Altrimenti chissà quando sarebbe finito lo scavo, dato che al 24 settembre non è ancora successo nulla.

Via degli Amaranti è una strada stretta, su cui si parcheggia su ambo i lati, e così rimane poco spazio per i pedoni. Ed è anche una strada piena di bambini (per fortuna). Forse l’ing. Scarpantoni (così pare di leggere sul pannello) è stato colto da mille altre urgenze ed ha dovuto abbandonare la posizione, come non avrebbero fatto i fanti della Fortezza Bastiani. O forse ha avuto un ripensamento, giudicando non così “pronto” l’intervento da fare nella nostra via. O forse dipende da Italgas, chissà. Non ci sono certezze.

Le buche sono rimaste, sono una vera manna dal cielo per i topi che non devono neanche più fare finta di scavare. Sono diventate il cimitero di ogni genere di rifiuto, portato lì dal vento e dimenticato dall’umana specie. La strada si è più che dimezzata, ogni volta che ci passi rischi di mettere una ruota in fallo. Per non parlare del rischio di caderci dentro, soprattutto di notte, visto che la strada è buia e il cantiere non ha luci.

Il numero da chiamare, riportato sul pannello, è l’ultima beffa. Dev’essere un numero vinto alla lotteria, rispondono 1 volta su 10 (alla faccia del pronto intervento). Blaterando una serie di scuse incredibili (nel senso che non sono credibili), malcelando insicurezza ed incertezza. “La supercazzola”, avrebbe detto il compianto Tognazzi.

Dopo 100 telefonate, tante ne avrà fatto solo il mio condominio, non ne possiamo più di essere derisi in questo modo. Mia moglie ha anche tentato la strada della chiamata diretta ad Italgas (in fondo, legalmente responsabile); la prima risposta è stata “Si vede che si stanno organizzando per sostituire i tubi”. Che andrebbe pure bene se i tubi dovessero arrivare alla sorgente del gas, in Azerbaijan). La seconda, fresca, ha invitato a registrarsi sul portale Italgas e scrivere da lì. Non escludo di farlo. Ma intanto, invio la presente ad Abitare A, sempre pronto ad accogliere le emergenze dei cittadini. Non chiameremo più.

Le piscine di cui ci ha dotato Italgas (o chi per essa) non sono state richieste, ci creano disagio, non sono sicure e dato che sono ferme da tre mesi non servono a un bel niente. Perciò disagio gratuito; chi paga? C’è un pericolo igienico – sanitario, c’è un problema di sicurezza, c’è un disagio che cittadini e bambini devono pagare perché qualcuno si è dimenticato di noi e non riesce nemmeno ad organizzare una risposta decente. Con questa scorporazione delle “competenze”, appaltate a ditte diverse, alla fine non si riesce a parlare con nessuno e nessuno è responsabile di quello che fa (questo è copyright di mia moglie). Sappiate che stiamo valutando le vie legali. Sappiate che non vi daremo tregua. E vediamo quanto ci tenete alla reputazione.

 

Andrea Martire

 


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