Crocifissi obbligatori: si fa avanti anche il Pd

11 senatori del Pd hanno presentato il disegno di legge "Norme generali sulla affissione di crocifissi nelle aule scolastiche sulla base del principio di autonomia delle istituzioni scolastiche, in analogia alla legislazione bavarese e alla giurispru
di Cecilia M. Calamani - Cronache laiche - 6 Febbraio 2010

Qualcuno lo chiama provocatoriamente Partitus Dei e in effetti il Pd, o almeno una sua parte consistente, dimostra in molte circostanze di essere asservito al verbo vaticano. Timoroso di assumere posizioni invise all’elettorato cattolico e cavalcando un’incertezza che spesso rischia di paralizzarne l’azione, il Pd oscilla tra l’anima laica riportata nero su bianco sul suo Manifesto dei valori e una dipendenza, che sembra vitale, dall’approvazione di oltretevere.

‘Vorrei ma non posso’, sembra sospirare su ogni questione di diritti e laicità, laddove non si capisce a cosa si riferisca il ‘vorrei’ e, di conseguenza, il ‘non posso’.

Il tema crocifissi ne è un fulgido esempio. 11 senatori del Pd (Ceccanti, Chiti, Chiaromonte, Del Vecchio, Di Giovan Paolo, Giaretta, Lumia, Maritati, Pinotti, Tonini e Treu) hanno presentato un disegno di legge dal titolo “Norme generali sulla affissione di crocifissi nelle aule scolastiche sulla base del principio di autonomia delle istituzioni scolastiche, in analogia alla legislazione bavarese e alla giurisprudenza castigliana”.
Già qui il ricorso alla legislazione bavarese e castigliana fa un po’ sorridere. Come dire, serve una pezza d’appoggio per evitare critiche dall’interno. Una excusatio non petita, direbbero i maligni.

Ma la cosa che più ci ha sorpresi è la lettura del testo, un unico articolo molto breve, quasi a temere che una parola di troppo potesse scardinare l’equilibrio della botta al cerchio e contemporaneamente alla botte. E per colpire sia il cerchio che la botte alla fine la proposta non colpisce nè l’uno nè l’altra.

1. In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.

Già non si capisce nulla. A parte una ‘cultura religiosa‘ non meglio specificata, chi avrebbe dato ‘contributo ai valori del costituzionalismo’? E che significa ‘in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso’? Sembra quasi che il dirigente scolastico sia obbligato a tale affissione, o che non ci sia dubbio che dia il suo assenso. Ma, ci diciamo, forse la spiegazione la troveremo più in là, perciò proseguiamo la lettura.

2. Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.

Avevamo capito bene. Il dirigente scolastico deve appendere un crocifisso e se qualcuno ha qualcosa da ridire, allora cercherà un ‘accordo in tempi brevi’. Quindi, ad esempio, se uno studente buddista contesterà il crocifisso, il dirigente disporrà di appendere anche un’immagine del Buddha. E se la contestazione viene da un ateo? Ma, ci diciamo, anche questo sarà chiarito nel prossimo comma.

Adotta Abitare A

3. Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.

Quindi, se non si raggiuge un accordo si dovrà adottare ‘una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe’. Chiarissimo. Un quarto comma al quale demandare la risposta alle nostre domande non esiste, la proposta di legge finisce qui.

Gli 11 senatori vogliono dunque il crocifisso nelle aule, ma si vergognano talmente di questa loro impopolare posizione da lasciare del tutto irrisolti i casi che via via si possono presentare. Sostengono l’obbligatorietà del crocifisso esattamente come i colleghi del Pdl ma, non avendo il coraggio di assumersene la responsabilità fino in fondo, assumono che:
(a) i presidi lo affiggano su tutti i muri scolastici senza battere ciglio;
(b) se qualche studente protesterà è solo perchè diversamente credente, e allora si provvederà ad affiancare al Cristo in croce altre immagi sacre, significasse anche riempire tutta l’aula di simboli diversi.

E se poi questi assiomi non risultassero sempre verificati (e c’è da giurare che sarà così), la soluzione la forniranno i colleghi del Pdl o della Lega. I senatori del Pd ce l’hanno messa tutta per salvare il crocifisso, più di così non possono fare. ‘Vorrei ma non posso’, per l’appunto.

A questo punto, sono più dignitose le proposte di legge della maggioranza: il crocifisso s’ha da tenere, punto. E chi non lo vuole rischia una multa e anche la galera. Ridicolo per ridicolo, almeno il senso è più chiaro.


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