Categorie: Sanità
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E ora? Il consulente bioetico per non abortire

Spazio alle prime proposte di legge per riformare e rafforzare i Consultori

Dopo l’approvazione della mozione presentata dal Partito democratico contro la legge di Olimpia Tarzia, avvenuta il 18 ottobre nell’aula consiliare del Municipio Roma 6 https://abitarearoma.it/index.php?doc=articolo&id_articolo=1957, sembra esserci un clima costruttivo che va al di là di qualsiasi barriera ideologica.

Claudio Cecchini, assessore della Provincia di Roma alle Politiche sociali e della Famiglia sostiene: “Ho visto segnali incoraggianti, e spero che la Regione voglia evitare di procedere, sui consultori familiari, a colpi di maggioranza. Ci sono due proposte che vorrei sottoporre all’attenzione di tutti, perché potrebbero essere una base per il futuro dialogo", ha proseguito nel suo intervento al convegno sui consultori familiari del 19 ottobre 2010.

"Quello che oggi tutti hanno lamentato è la mancanza di fondi e di personale per i consultori. Proprio per ovviare a questo problema propongo di chiedere alla presidente Polverini, che è anche commissario di governo per la Sanità nel Lazio, di istituire nei bilanci delle Asl un capitolo dedicato e vincolato per i consultori. E di fare in modo che nella ricollocazione del personale, che con ogni probabilità seguirà il piano di riordino degli ospedali, sia data la priorità, fatti salvi i profili professionali, proprio ai consultori".

Ma perché la proposta di Olimpia Tarzia sembrà essere così pericolosa per la libertà delle donne?

Roberta Agostini, consigliera del PD, commissione delle Elette ci dice: "Nel primo procedimento la donna e la coppia hanno davanti a sé non “il pubblico ” ma un “privato morale” (più che sociale), un consulente bioetico, che c’entra ben poco con le questioni di natura psicologica-sanitaria di noi donne, e che in nome della legge regionale impartirà loro un trattamento colpevolizzante. Questo sposta il centro dell’azione dei consultori che
non saranno più chiamati a fornire servizi sanitari di base, e soprattutto coerenti con le richieste delle donne, ma a sostenere in modo ideologico una ed una sola idea della vita, della maternità e della famiglia. La donna che sceglie di abortire non potrà, quindi, avvalersi direttamente di consulti psicologici forniti da medici specialisti, ma sarà invitata ad avere colloqui con figure volte a mettere in discussione la sua morale. Poi dovrà firmare ed ammettere di essere un’assassina."

Insomma una maniera poco rassicurante per tutte quelle donne che si preparano ad affrontare una problematica intima e profondamente delicata come quella dell’aborto.

Roberta Agostini aggiunge: "Questa legge non parla di noi donne, vogliono normare per legge i nostri sentimenti e stabilire loro quale sia la giusta morale, procederemo con una raccolta di firme, i primi giorni fissati sono il 9 novembre al Circolo dell’ Laurentino di Prima Porta e l’11 novembre al Circolo Italia, ma sono in programma altre date".

Qui nessuno è un sostenitore dell’aborto, nessuno si augura che i consultori debbano diventare una “fabbrica della morte”, nessuno intende discutere che la vita e la libertà siano il massimo bene e imperativo morale. Abbiamo però qualche dubbio che l’idea della vita e della libertà possano essere “statalizzate” o “regionalizzate” da proposte politiche opportunistiche o dogmatiche.

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