Dall’editrice Socrates solo libri di qualità

Intervista a Louise Read
di Maria Pia Santangeli - 10 gennaio 2015

La  Socrates (sede in via della Lungara 3 – http://www.edizionisocrates.com) è una piccola Casa Editrice di Roma dalle idee molto chiare: produrre solo libri di qualità.

Ne  è ufficialmente  responsabile la signora Louise Read, che della Socrates, è l’anima viva, il motore di tutto.

Cara Louise, da non molto si è  conclusa la Fiera della piccola editoria. Il comunicato stampa scrive di  oltre 56 mila  visitatori. Quali i tuoi commenti dal   punto di vista di un’Editrice?

Il pubblico effettivamente è stato numeroso e interessato. La Fiera resta sempre una bella occasione di incontro fra libri e lettori.

Louise Read

Louise Read

Il tuo libro Neve, fango per dissetarmi del greco S. Kanellopulous, presentato proprio alla Fiera, ha avuto un ottimo successo. Ce ne vuoi parlare?

Il libro è nato dalla lettura di un diario commovente scritto negli ultimi due mesi di vita di un eroe della guerra civile greca, prima di essere ucciso nella primavera ’49. Dobbiamo ricordare che la religione greco ortodossa avvicinava i greci più alla Russia che all’Occidente. I pensieri molto commoventi, di un combattente che mai si pente della sua scelta coerente anche se fallimentare, e che ricordano le parole della canzone di De André, sono un’occasione per fare luce su un periodo della storia greca che è fondamentale anche per capire come è nata la nostra Europa. E questo mix lirico – storico sta avendo molto successo.

Sono convinta che la casa editrice Socrates, con la pubblicazione di autori stranieri non pubblicati in Italia,  abbia una funzione importante di apertura alle culture di altri paesi, – penso a Ken Saro-Wiwa, nigeriano, al finlandese M.A Numminem, alla nippo-canadese Hiromi Goto…Certamente a molti lettori, compresa la sottoscritta,  ha  fatto conoscere autori stranieri che altrimenti non avremmo conosciuto. Perché questa scelta?

La collana Paesi, parole è nata nel 1999 dopo la collana Galleria delle arti in cui si chiedeva a un artista, non  scrittore, di parlare di sé – i libri  di Keith Jarrett, di Hugo Pratt, di Wim Wenders, curatissimi e con molte immagini, ormai esauriti, mi sono ancora richiesti. La collana Paesi, parole, pur con generi diversi, ha sempre in sé elementi di  provocazione con argomenti quali il petrolio, sesso, alcolismo, donna e religione, guerra, droga, ma anche parole cioè alta letteratura, per far sì che  li  si possa amare malgrado l’argomento.

A parte Foresta di fiori di Ken Saro-Wiwa, di cui ha parlato Roberto Saviano, qual è il libro che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Beh, Mr Nice con 23 mila copie per un po’ mi ha finanziato gli altri libri, e poi l’autobiografia del professore di Oxford che diventa trafficante di hashish è troppo divertente. Ora però c’è un romanzo definito un capolavoro di narrativa e poetica da Il Venerdì, un gioiello scritto dal francese Christian Bobin, Folli i miei passi, che fa a gara  con Giovane Adamo, Il suono della mia voce…

Scegli i tuoi autori attraverso viaggi o segnalazioni di amici stranieri?

Ho studiato e vissuto all’estero e ho conservato l’amicizia di molte persone che mi danno i suggerimenti sui libri provocatori e dalla scrittura particolare che cerco. Inoltre amo da sempre viaggiare, soprattutto da sola, e dai miei viaggi spesso porto nuovi autori.

Per  ora non ti sei orientata verso autori dell’estremo oriente o del mondo arabo, perché?

Proprio perché purtroppo non ho amici di quei mondi.


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