In arrivo anche in Italia la Consulenza genetica

Per sostenere quanti si stanno per sottoporre a test genetici, come quelli usati per diagnosticare un’eventuale malformazione fetale
di Francesca Costantino - 23 Novembre 2009

La consulenza genetica arriva in Italia. E’ un nuovo sistema di tecniche di comunicazione volte a sostenere quanti si stanno per sottoporre a test genetici, come quelli usati per diagnosticare un’eventuale malformazione fetale.

Questo tipo di consulenza presuppone una nuova figura di comunicatore, presentata all’Università Lumsa di Roma da un esperto di comunicazione e bioetica, il dottor Claudio Pensieri. “Nella consulenza genetica è il medico si trova a mediare tra ciò che ritiene sia la scelta giusta in base ai suoi propri valori – ha spiegato Pensieri – e la non-direttività del colloquio. Sono in molti a pensare che il terapeuta deve fare il possibile per non influenzare la persona che ha davanti, consentendogli una decisione il più possibile libera, praticata in piena autonomia”.

Un medico con i suoi valori e le sue credenze tenderà a sottolineare, in modo inconscio e a diversi livelli come quello paraverbale, l’alternativa al test genetico che più si avvicina al suo backgroud. Si rischia in questo modo di limitare seppur in modo non consapevole la scelta dell’altro. Per ovviare a questo si possono usare diverse tecniche che prendono spunto anche dalla Programmazione neuro linguistica (Pnl) e presuppongono una volontà del medico di essere partecipe a livello emotivo di quanto sta accadendo al paziente.

Non si tratta quindi di persuadere qualcuno a fare un test sul nascituro oppure no, ma di “convincere”, ossia “vincere insieme” in base a tutte le opzioni che un consulente genetico conosce e può valutare con il paziente. “Siamo di fronte alla singolarità dell’incontro clinico – ha continuato il consulente – cioè alla personale esperienza della sofferenza di uno specifico paziente, che si trasforma in richiesta d’aiuto e genera una risposta del medico che decide di entrare in relazione terapeutica con quello stesso paziente. Insieme i due stabiliscono il bene da raggiungere.

L’abilità comunicativa del medico in questi casi farà la differenza: il paziente sceglierà il medico che condivide con lui la sua sofferenza, che capisce il “Suo” problema e che lo ascolta entrando in empatia con lui”. Questo non prescinde dalle capacità tecniche dei sanitari, che sono alla base di ogni relazione medica. L’essere umano per sua stessa natura cerca qualcuno che gli “assomiglia” e il consulente genetico arriva a fare proprio questo, anche usando tecniche come il ricalco o la sincronizzazione e l’uso di linguaggio sensoriale.

“Le consulenze allora possono essere d’aiuto per prendere una decisione in modo responsabile, una volta stabilito un clima empatico e riconosciuto il test genetico in tutti i suoi aspetti biofisici, psicologici e sociali – ha concluso il dottor Claudio Pensieri – La persona alla quale viene offerto un test simile deve sapere che la sua accettazione è volontaria e che, qualunque sia la sua decisione, non sarà messo in discussione il suo diritto a essere assistito nel migliore dei modi. Ognuno poi deve essere informato dei vantaggi che ne possono derivare e dei rischi ai quali va incontro, in modo da maturare autonomamente la volontà di sottoporsi al test”. La comunicazione diventa allora efficace quando il background e i valori del medico e del paziente, pur essendo diversi, non si sovrappongono ma arrivano a un obiettivo comune deciso con partecipazione emotiva: questo è alla base di una comunicazione efficace. Al momento la normativa sulla privacy e sulla consulenza genetica in Italia è carente di questi elementi presentati alla Lumsa.

Per questo Pensieri ha proposto di scrivere un documento condiviso dalle diverse correnti bioetiche dove descrivere il test genetico, “senza giudizi né presupposti, ma con predicati sensoriali e un linguaggio facilmente accessibile a tutti, lasciandolo al paziente che potrà leggerlo con calma”. In questo modo “la consulenza diventa un momento di condivisione di valori e in cui le persone riflettono su, responsabilizzandosi nelle scelte”, che restano libere, personali e soggettive.


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