

Ovvero il ritorno di Massimo Carminati e di Marcello Dell'Utri sulla scena pubblica
Ci sono ‘quelli che tornano” ‘e quelli che, invece, ‘sono ancora qui’.
Dichiarazione 1: “Ho militato per tanti anni nel Movimento Sociale Italiano e non rinnego nulla.” (Ignazio Benito La Russa, Presidente del Senato della Repubblica Italiana, in una intervista al Corriere Della Sera, rilasciata al momento della sua elezione, il 13 Ottobre del 2022, alla Seconda più alta Carica dello Stato).
Dichiarazione 2: “Via Rasella è stata una pagina tutt’altro che nobile della Resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi pensionati e non nazisti delle SS”. (Ignazio Benito La Russa, Presidente del Senato della Repubblica, in una dichiarazione rilasciata alla stampa il 23 Marzo del 2023).
Nota: ha pienamente ragione lo Storico, Filologo e Grecista, Luciano Canfora, quando afferma che: “il fascismo non è mai morto”.
******
Due altre storie, di cui avere Memoria, ovvero, come a volte si dice: ”il peggio non è mai morto”:
Ricorderete certamente Massimo Carminati, detto “er cecato”, ex NAR, ex Banda della Magliana ed ex ’mondo di mezzo’. Sì? Bene perché se andate a prendere un caffè in un bar romano a due passi dal Palazzaccio di Piazza Cavour (oggi sede della Corte di Cassazione), essendo tornato libero dopo avere scontato la sua condanna, lo potete incontrare seduto ad uno dei tavolini a – parafrasando in parte un’espressione coniata da Nanni Moretti, – “vedere gente e fare cose”. Ah, dimenticavo, tra i proprietari di quel bar figura Angelo Spreafico, indicato come vicino all’estrema destra romana. E proprio vero: “a volte ritornano”.
Qui qualche riga interessante per ricordare chi è stato (ed è) “Er cecato”:
Massimo Carminati. Neofascista, affiliato alla Banda della Magliana
Carminati nasce a Milano nel 1957 e risiede nel capoluogo lombardo fino al 1983, quando chiede il trasferimento di residenza a Formello, in provincia di Roma. Militante di Avanguardia Nazionale, partecipa alle manifestazioni e agli scontri di piazza degli anni settanta. Denunciato e condannato più volte per rissa, violenza e aggressione. Entra in contatto con la Banda della Magliana nel 1977.
Per la Magliana uccide il tabaccaio Teodoro Pugliese a Roma e viene ritenuto responsabile. E’ significativa la lettera del pentito Angelo Izzo alla Digos del 5/2/1992 che viene riportata nella sentenza ordinanza del 1994 relativa agli atti di depistaggio sul treno Taranto-Milano, avvenuti il 13 Gennaio 1981 e successivo alla strage della stazione di Bologna del 2 Agosto 1980. Nella lettera Angelo Izzo afferma: “Massimo Carminati nasce nell’ambiente dell’estremismo di destra come amico e compagno di scuola di Valerio Fioravanti, al quale si lega in modo forte, e di Franco Anselmi. In breve diviene un personaggio carismatico di uno dei gruppi fondanti dei NAR: quello cosiddetto dell’Eur. Pur partecipando solo marginalmente a scontri, sparatorie ed episodi della miniguerra che ha insanguinato la capitale intorno al 1977 fra estremisti di destra e di sinistra, Carminati gode di grandissimo prestigio.
Probabilmente perché è la persona dell’ambiente di destra maggiormente legata già allora alla malavita romana, alla nascente Banda della Magliana. Un altro motivo di prestigio naturalmente potrebbe essere legato all’omicidio milanese di Fausto e Jaio, a cui potrebbe aver partecipato. In questo caso il movente vero di tale omicidio sarebbe da ricollegare non tanto alla faida tra rossi e neri, ma considerata la personalità di Carminati e i rapporti che deteneva con ambienti strani, l’omicidio del Casoretto sarebbe da addebitarsi a manovre di spezzoni deviati dei servizi segreti controllati all’epoca dalla P2. Carminati nel 1977 partecipa al sequestro Iacorossi e a rapine in banca correo di quelli della Magliana. Forse ha mano nell’omicidio del dirigente missino Pistoleri ed è già un personaggio con molti legami che vanno dall’ambiente di Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, a Franco Giuseppucci detto il Negro, a Danilo Abbruciati, a Flavio Carboni. Questo gli permette di tenere un rapporto di superiorità con i sorgenti terroristi neri, ai quali è in grado di fornire appoggi e aiuti di ogni genere”. Su questo punto il Giudice Istruttore di Bologna Leonardo Grassi, nel libro “Fausto e Iaio” di Daniele Biacchessi dichiara: “Il pentito Angelo Izzo, quando parla di Carminati è credibile. I fatti che racconta nella sentenza ordinanza sul depistaggio dell’inchiesta sulla strage di Bologna sono stati tutti accertati in via definitiva. Carminati è il terminale tra i servizi segreti e i gruppi di destra. Con Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte del Sismi aveva un rapporto strettissimo. Angelo Izzo invia la lettera il 5 febbraio 1992, cioè prima che il pentito della Magliana, Maurizio Abatino, iniziasse a collaborare. Il documento contiene, riguardo a Carminati, una serie di indicazioni investigative che poi sono state in larga parte, puntualmente riscontrate”
(Fonte: https://www.faustoeiaio.info/inchieste/item/massimo-carminati).
****
A Marcello Dell’Utri -fondatore con Silvio Berlusconi di Forza Italia, di cui è stato Senatore, condannato, nel 2014 con Sentenza definitiva, a 7 anni di carcere (ne ha scontati 4 in carcere e 1 ai domiciliari) per “concorso esterno in associazione mafiosa”, essendo stato riconosciuto mediatore tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, – sono stati sequestrati quasi 11 milioni di Euro (per l’esattezza 10 milioni e 840 mila Euro) ricevuti per lascito testamentario da Silvio Berlusconi e non dichiarati e 8 milioni e 250mila Euro alla ex moglie Miranda Ratti.
Dell’Utri, in virtù della sua condanna è obbligato – per la Legge N.646/82, anche nota come “Legge Rognoni-La Torre” – a dichiarare, per dieci anni, le variazioni del suo patrimonio, sia in aumento che in diminuzione, rispetto alla cifra di 10.333 Euro, cosa che l’ex Senatore di Forza Italia non aveva fatto. Insomma, come si dice nella Capitale: “ci ha rioca”, ovvero “il Lupo perde il pelo, ma non il vizio”.
Qui qualche riga interessante per ricordare chi è stato Marcello Dell’Utri:
Chi è Marcello Dell’Utri: dalla politica con Berlusconi alla condanna per associazione mafiosa
02 DICEMBRE 2019
Torna in libertà Marcello Dell’Utri. L’ex senatore di Forza Italia era stato condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, in detenzione domiciliare per motivi di salute da luglio del 2018.
Chi è Marcello Dell’Utri: biografia e carriera
Marcello Dell’Utri è nato a Palermo l’11 settembre del 1941. Dopo aver conseguito la maturità classica a Palermo, studia a Milano laureandosi in giurisprudenza presso l’Università Statale. Qui conosce Silvio Berlusconi e dal 1964 lavora per lui come segretario. Dopo essersi trasferito a Roma per un paio di anni, torna in Sicilia dove comincia a lavorare per la Cassa di Risparmio delle Province Siciliane a Catania e l’anno seguente (1971) viene trasferito alla filiale di Belmonte Mezzagno. Nel 1974 torna a Milano presso l’Edilnord su richiesta di Silvio Berlusconi, per il quale svolge la mansione di segretario.
Negli anni 80 comincia la sua attività in Publitalia ’80, la società per la raccolta pubblicitaria della Fininvest fondata nel 1979 da Silvio Berlusconi, dal quale riceve la nomina di amministratore. Nel 1984 richiede ed ottiene la nomina ad amministratore delegato del gruppo Fininvest.
Marcello Dell’Utri e la fondazione di Forza Italia
Nel 1993 fonda Forza Italia insieme a Berlusconi, lasciando la carica di presidente di Publitalia ’80. Nel 1995 viene arrestato a Torino con l’accusa di aver inquinato le prove nell’inchiesta sui fondi neri di Publitalia ’80. Nel 1996 è deputato al Parlamento nazionale, dal 1999 è parlamentare europeo e nelle elezioni politiche del 2001 viene eletto Senatore della Repubblica. Nel gennaio 1996, Dell’Utri diventa deputato di Forza Italia in Parlamento. Nel 2001 è eletto Senatore della Repubblica nel collegio 1 di Milano. Come senatore ha ricoperto, tra le altre, la carica di Presidente della Commissione per la Biblioteca del Senato ed è stato riconfermato nel 2006. Nel 2008 è stato ricandidato al Senato, ed eletto, nel PdL nonostante nel frattempo fosse stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.
La condanna di Marcello Dell’Utri
Il 19 gennaio 2013, dopo che il procuratore generale di Palermo ha richiesto sette anni di carcere per Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore dichiara di volersi ritirare dalla scena politica in vista delle nuove elezioni politiche di febbraio. Il 9 maggio 2014, dopo una lunga udienza, la I sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli avvocati di Dell’Utri, confermando quindi in via definitiva la condanna inflitta il 25 marzo 2013 dalla Corte d’Appello di Palermo. A seguito della pronuncia della Cassazione, la Procura generale presso la Corte d’Appello di Palermo ha emesso un mandato di cattura a carico di Dell’Utri, che va ad unirsi agli altri documenti trasmessi al governo libanese ai fini dell’estradizione.
Dopo un periodo di latitanza viene arrestato a Beirut il 12 aprile e il 13 giugno viene estradato e condotto nel carcere di Parma. L’8 maggio 2016 viene accolta la sua richiesta di trasferimento al carcere di Rebibbia. Infine, ai domiciliari per ragioni di salute. Ha goduto della liberazione anticipata prevista dalla legge. Le vicende giudiziarie dell’ex manager di Publitalia però non si sono ancora concluse: è imputato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. In primo grado ha avuto inflitti 12 anni. L’appello è in corso. L’ex senatore è sotto processo anche a Napoli e Milano per la sottrazione di centinaia di libri antichi.
Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.