

I farmaci biologici offrono remissione della malattia e guarigione della mucosa
Oggi la malattia di Crohn si può fermare. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e dalla conferenza stampa del 12 maggio all’hotel Nazionale di Roma. Presenti alla conferenza stampa: Alessandro Armuzzi del Complesso Integrato Columbus, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma; Silvio Danese, Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, Milano; Marco Greco, presidente dell’EFCCA, European Federation of Crohn’s & Ulcerative Colitis Associations, tutti concordi nell’affermare che la soluzione al morbo di Crohn è nell’uso precoce dei farmaci biologici, in grado di intervenire non solo sui sintomi, ma soprattutto sulla progressione della malattia evitando così di ricorrere agli steroidi.
Si stima che in Italia ogni anno ci siano 2mila nuove diagnosi di morbo di Crohn. Si tratta di una patologia infiammatoria cronica dell’intestino che colpisce in particolare giovani tra i 20 e i 35 anni, spesso con casi anche tra bambini ed adolescenti. E’ una malattia fortemente invalidante che finisce con il compromettere la qualità di vita dei pazienti. I sintomi sono legati a diarrea ricorrente, dolore addominale acuto, febbricola, un forte e inspiegabile dimagrimento, una stanchezza eccessiva e senza motivazioni.
Sembra ora che l’uso della terapia biologica nel morbo di Crohn porti ad un importante successo, al momento ci sono un 70 per cento di casi con guarigione della mucosa e una remissione della malattia.
“La malattia di Crohn – spiega Silvio Danese, responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano (MI) – ha il suo maggior alleato nel tempo: ogni giorno trascorso senza combatterla efficacemente comporta una nuova lesione, una nuova complicazione, un nuovo danno. Lo studio SONIC ha dimostrato che
la malattia si può e si deve fermare, cambiando l’approccio terapeutico e intervenendo con infliximab, da solo o in associazione con azatioprina, il più precocemente possibile, immediatamente dopo aver posto diagnosi e subito dopo un insuccesso con la terapia steroidea. Remissione della malattia e guarigione della mucosa – conclude Danese – sono due risultati importantissimi per il paziente. Ma anche per il Servizio Sanitario Nazionale: si riduce il ricorso alla chirurgia, si riducono i relativi ricoveri ospedalieri, le visite, gli esami”.
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