Psicologia del male di Piero Bocchiaro

Il libro mette in discussione la rassicurante dicotomia Bene/Male. I fatti di cronaca inducono a chiedersi chi può essere stato capace di commettere questa atrocità?
Enzo Luciani - 11 Novembre 2009

In Psicologia del male, libro appena edito da Laterza, Piero Bocchiaro mette in discussione la rassicurante dicotomia Bene/Male che impregna la nostra cultura. I fatti di cronaca inducono continuamente a chiedersi chi può essere stato capace di commettere questa atrocità? quale mostro?

Le risposte più comuni chiamano in causa vari aspetti legati alla interiorità dei protagonisti, dipinti, conseguentemente, come cinici, cattivi o prodotto della nostra società malata.

Psicologia del male restituisce dignità a quanto fa da cornice alla azione malvagia, esaminando i fattori situazionali capaci di scatenare in chiunque, in determinate circostanze, una simile condotta (a prescindere dunque dal profilo di personalità del protagonista). Tali fattori sono stati investigati dagli psicologi in numerosi studi di laboratorio e sul campo, aspetto, questo, che fornisce un importante sostegno empirico alla tesi situazionista portata avanti da Bocchiaro.

Allora è estremamente difficile pronosticare ciò che sarà di noi e degli altri quando le dinamiche situazionali si rimescolano in modo da creare condizioni nuove e impreviste. Tutto questo è probabilmente difficile da accettare; di sicuro, però, si tratta di una prospettiva che ci rende vigili nei confronti delle forze esterne, accrescendo le probabilità di contrastarle.

I CASI TRATTATI NEL LIBRO

Bocchiaro prende in esame quattro fatti di cronaca, spiegandoli per mezzo dei risultati di altrettanti esperimenti di psicologia sociale:

il primo è il caso Eichmann, ufficiale nazista che organizzò la deportazione di cinque milioni di ebrei;

il secondo è il delitto Genovese, giovane italo-americana uccisa dinanzi lo sguardo passivo dei suoi vicini di casa;

Adotta Abitare A

il terzo riguarda la tragedia dello stadio Heysel in cui rimasero uccise 30 persone per mano di un gruppo di tifosi inglesi;

ultimo fatto di cronaca le torture di Abu Ghraib, carcere tristemente famoso per le violenze inflitte ai prigionieri iracheni da un gruppo di militari americani.

In chiusura, Bocchiaro si sofferma sulle ripercussioni emotive che una azione riprovevole ha su chi la compie, mettendo in evidenza che queste persone, grazie a una serie di dispositivi mentali di sicurezza, non sperimentano normalmente particolari conflitti o crisi di coscienza.

ALCUNI AGGANCI CON LA CRONACA RECENTE

Metropolitana di Napoli: romeno ferito mortalmente per errore. Nessuno dei testimoni interviene in suo soccorso (giugno 2009);
Pestaggio di Parma: giovane ghanese preso a calci e pugni da quattro agenti della polizia municipale (settembre 2008);
Stupro di Guidonia: branco di 5 uomini violenta una ragazza (gennaio 2009);
Violenze nel carcere di Torino: pestaggi quotidiani da parte degli agenti, organizzati in apposite squadrette (febbraio 2009).

IL LIBRO

Obiettivo del libro è comprendere quali siano le molle che spingono persone comuni a compiere azioni distruttive, cattive o immorali nei confronti di altri essere umani. Nella cultura occidentale si pensa che tali azioni siano il risultato del patrimonio genetico o della personalità di chi le compie; ne consegue che bisogna scavare dentro questi individui per capirne i
comportamenti.

Molti studi condotti a partire dagli anni Sessanta hanno però messo in luce come il male (in tutte le sue forme) possa essere compiuto da chiunque si trovi in particolari frangenti. Siamo dunque più vulnerabili di quanto amiamo credere, e immersi in un certo campo di forze situazionali potremmo mettere in atto comportamenti spietati che oggi consideriamo estranei alla nostra natura e denunciamo come riprovevoli. Si tratta di una concezione molto poco rassicurante: siamo infatti abituati a concepire il male come una entità che si trova in alcuni ma non in altri, concezione per mezzo della quale dividiamo il mondo in buoni e cattivi.

Abbandonare questa visione binaria non vuol dire però giustificare la crudeltà o la violenza; significa, piuttosto, diventare più attenti alle forze situazionali che nostro malgrado ci investono e, perché no, più abili nella spiegazione di quanto succede attorno a noi. In Psicologia del male viene dunque invertita la prospettiva classica: solitamente ci rivolgiamo al soggetto che compie una azione malvagia piuttosto che al contesto in cui questa viene prodotta. Anteponiamo gli attori allo sfondo, insomma. Bocchiaro porta invece alla luce le forze situazionali che più condizionano il comportamento umano, spiegando in dettaglio il peso di ciascuna di esse nella attuazione delle varie forme del male. Si tratta di forze sottili
ma al tempo stesso così potenti da rendere possibili azioni mostruose anche a persone normali.

L’AUTORE

Piero Bocchiaro (Palermo, 1972) è ricercatore alla Vrije Universiteit di Amsterdam. Autore di articoli scientifici e del volume Introduzione alla psicologia sociale (con Stefano Boca e Costanza Scaffidi Abbate, il Mulino 2003), ha insegnato alla Università di Palermo e trascorso periodi di formazione e ricerca alla Stanford University.


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