Quadraro: restauro del monumento ai caduti della Grande Guerra e retorica fascista

Carlo Rossi - 5 novembre 2018

Da qualche giorno al Quadraro vecchio, proprio di fronte all’inizio della sua strada principale, fra la via Tuscolana e l’inizio di via dei Quintili, è in corso il restauro del monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale ad opera dell’Associazione YOCOCU vincitrice del bando del Ministero per i beni culturali per la valorizzazione del patrimonio storico della Grande Guerra, di cui quest’anno ricorre il centenario della fine.

Il monumento, realizzato nel 1925, è di una certa importanza per superficie e struttura (una grande lapide sovrastata da una croce in ferro e due rampe di scale che la circondano insieme ad un chiostro con piante, inferriate e cancello) e si mostrava da qualche anno colorato in rosso pompeiano per la muratura e con i colori dell’arcobaleno per le parti in ferro (croce esclusa).

L’anomala colorazione era stata realizzata in proprio nel quadro del progetto di ‘Rinascita’ del Vecchio Quadraro avviato durante la passata amministrazione a partire da un sistema di murales che dessero l’immagine di un quartiere giovanile e d’avanguardia, di artisti e per turisti (attraente per nuovi residenti e imprese edili).
Lungo la strada che dalla fermata Metro Porta Furba – Quadraro porta a v. dei Quintili, i murales hanno un carattere particolarmente allegro e giocoso, magari anche a compensare la nomea del quartiere. Trovandosi in mezzo a questa festosa rappresentazione il monumento ai caduti vi è stato .. ‘adattato’, con i colori di cui sopra.

Una soluzione cromatica che in questi anni ha visto crescere critiche di diversa origine, da chi ne ravvisava la mancanza di rispetto per ciò che il monumento rievoca, a chi la riconosceva come parte del progetto di gentrificazione del quartiere, fino alla stessa Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali per l’evidente dissonanza con l’originale.

Se il restauro in corso risponde quindi oggi ad un benvenuto recupero di sobrietà e rispetto, è la scritta che accompagna l’elenco dei caduti: “A CHI ROMANAMENTE CADDE” che appare stridente per l’ideologia che rievoca nella pretesa ‘romanità’ di quelle morti.

L’idea di un impero guidato da Roma, conquistatore e portatore di civiltà, prosecuzione di quello classico, era infatti un elemento centrale nella propaganda del regime fascista, peraltro sostanzialmente estraneo alle idee degli uomini della Grande Guerra che per quanto nazionalisti potessero essere combatterono e morirono per l’unità d’Italia, per liberare Trento e Trieste dagli austriaci, per concludere il Risorgimento.

Ma a parte l’uso strumentale che la retorica del regime fece della memoria della Grande Guerra, ciò che appare oggi fin troppo stridente è che un’espressione della propaganda fascista venga riproposta, dopo il restauro, all’ammirazione dei cittadini di un Paese democratico, per di più in un quartiere che è stato sempre ostile al fascismo, terra di partigiani durante l’occupazione, e che per questo ha pagato con la deportazione di quasi mille dei suoi abitanti, di cui la metà non è mai tornata.

Davvero c’è una soluzione da trovare.

Carlo Rossi


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti