Quartiere Don Bosco, la scuola Don Paolo Albera scende in piazza

Chiuso e inagibile da quattro mesi. Genitori delusi ed esasperati. Il 2 marzo manifestazione in piazza Cinecittà
A cura di A.P. - 28 Febbraio 2010

Martedì prossimo 2 marzo 2010 alle ore 15 genitori, alunni, insegnanti e personale non insegnante della scuola elementare e materna Don Paolo Albera di via Marco Fulvio Nobiliore nel quartiere Don Bosco manifesteranno davanti alla sede del Municipio in piazza Cinecittà per chiedere un intervento agli amministratori competenti che consenta la bonifica e la riapertura del plesso scolastico chiuso da quattro mesi per un’infezione che ha colpito bambini e personale scolastico le cui cause non sono state ancora accertate e i cui rimedi, pertanto, non sono stati ancora trovati. La situazione rasenta l’assurdo. Il Consiglio d’Istituto ha rivolto ad una sfilza di autorità un appello accorato diretto a: Segreteria Ass.re Pol. Ed. Comune di Roma; Gabinetto del Sindaco; Direttore IV Distretto Dott. Fabrizio Ciaralli; Direttore Servizio Igiene e Sanità Pubblica Dott. Magrelli; Direttore Dip.to della tutela materno infantile Dott.ssa Giovanna Todini; Resp. Allergologia Osp. Pertini Dott. Tripodi; Ist.Superiore di Sanità Dott. Maiori; C.S.A Dott.ssa Novelli; U.S.R. Lazio Dott. Minichiello; Uff.Scolastico Regionale Dott.ssa Silani Maria Teresa; Dip.X Dott.ssa Di Domenicantonio; Ist. Zooprofilattico Sperimentale Dott. Deliberato; Presidente del X municipio Sandro Medici; Ass.re pol.soc. Municipio X Maria Mazzei; Delegato alla Scuola X municipio Dott. Alfredo Capuano; Pres. Consiglio Municipio X Cons. Rocco Stelitano; Presidente commissione scuola Municipio X Cons. Pasqualina Cocciolo; Presidente Comm. Pol. Soc. Municipio X Con. Erica Battaglia.
L’appello dice:
“Questa lettera che vi scriviamo non è un’ espressione di speranza o ritrovata serenità dopo un periodo di difficoltà, ma è un appello che l’intero consiglio di Istituto vi rivolge. Un appello all’azione, al senso civico, alla difesa del diritto ad una scuola sicura e dei lavoratori, un appello a voi istituzioni che avreste dovuto avere a cuore l’interesse di un’intera comunità scolastica e territoriale.
L’ “evento” o “accidente” che è occorso non ha i caratteri del mistero, ma quelli chiari dell’incertezza nel coordinamento di azioni ed interventi finalizzati all’individuazione delle cause, quelli dei tempi che si protraggono all’infinito stretti nella maglie del gioco dei rimandi delle responsabilità. La nostra scuola, la Don Paolo Albera, è probabilmente ai vostri occhi una scuola come tante altre, di periferia, ma noi , che abbiamo sempre creduto nella sua progettualità attiva e partecipata, adesso ci opponiamo ad uno stato di cose che appare statico o all’attesa di ulteriori accidenti casuali e non pianificati che possano ripristinare le condizioni di normalità. L’inerzia ed il senso di impotenza dinanzi ai quattro mesi trascorsi, stanno spegnendo la fiducia da parte dei genitori, nella D.S. che inizia a non credere più nella volontà di essere sostenuta, nel personale amministrativo che continua a lavorare nel plesso dove sono state sospese le attività didattiche, rispetto al quale nessuno dichiara esplicitamente che sia in condizioni di sicurezza, nei bambini e nelle docenti che non riconoscono più di appartenere ad una stessa comunità e vivono il disagio di spazi carenti dal punto di vista strutturale.
Abbiamo atteso e creduto, ma i mesi sono trascorsi senza che sia stato possibile aggiungere alcun tassello a questo intricato mosaico, abbiamo avvertito l’approssimazione della gestione, assistito alla formulazione di ipotesi probabili ma non certe, a sopralluoghi a cui non sono mai seguite indagini strumentali, ma più di ogni altra domanda, è questa che adesso vi poniamo: se credete che non sia accaduto nulla di rilevante o che molto sia frutto dell’ansia e della suggestione di bambini e genitori, allora perché non dichiarate immediatamente la riapertura della scuola? Se al contrario, sussistono reali fattori ambientali o di altra natura di rischio all’origine dei casi, perché allora non sono stati individuati nel più breve tempo possibile con interventi mirati? Le risorse economiche pubbliche non devono forse essere investite in sicurezza dei cittadini se di questo si tratta?
Viviamo oggi una grave crisi dell’Istituto nella sua complessità, una netta flessione delle iscrizioni e disaffezione della comunità agli enti che anche sul territorio dovrebbero rappresentarla e difenderla, per questo vi chiediamo come ultimo appello, come genitori, personale docente ed amministrativo, ma soprattutto come società civile, che via un impegno risolutivo ed ultimo, che ci diate prova di tenere come noi alla cosa pubblica e soprattutto che acquisiate la consapevolezza che un evento misterioso che colpisce una comunità scolastica ed un territorio è tale soltanto fino a quando non lo si vorrà affrontare con adeguate misure, e che ben meno inspiegabili saranno i negativi esiti politico sociali di una scuola che sta morendo. Una scuola come tante altre, di periferia”. 


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