

Ettore Petrolini, un "popolano del miglior lignaggio", ci ricorda un modo corretto di farlo
Il 20 ottobre 1909 Ettore Petrolini, fece una dichiarazione sull’opportunità ed il senso corretto di rubare con una sua frase che restò celebre: “Io sulla scena porto tutto quello che nella vita ho osservato e… rubato. Perché io rubo sempre, dovunque e a tutti…”.
Ebbene a cento anni dalla sua opera di attore teatrale in vernacolo, Ettore, figlio di un fabbro e nipote di un falegname, ancor oggi ci stimola a riflettere sulla necessità ed il “piacere” di rubare, senza sottrarre nulla agli altri ma cogliendone il meglio (o il peggio) per farne un uso pubblico, ma sempre rispettoso e mai volgare.
Invece ai nostri giorni, guardandoci intorno ci accorgiamo di non aver colto questa eredità, e troppo spesso siamo soliti verbalizzare le parole di altri, ripetendo le frasi e le idee dell’ultimo opinionista od ospite dei salotti televisivi… Petrolini, nella sua semplicità, ci ricorda che c’è un modo sano ed elegante di rubare ed è quello di fare proprie le caratteristiche o le idee altrui per trasmetterle agli altri con “nuova luce”. Tale invito, infatti ci spinge a far sì che il messaggio che comunichiamo sia “personalizzato”, e soprattutto sia “coerente” al nostro stile di vita, altrimenti corriamo tutti il rischio (ed io per primo), di appiccicarci idee e contenuti altrui, senza mai contattare la nostra autenticità, la nostra vera identità, la nostra personale vocazione che è scritta nel profondo del nostro cuore.
Ed è da quest’ultima dimensione che non dobbiamo mai discostarci, è ad essa che dobbiamo fare riferimento per il nostro benessere e il corretto modo di stare con noi stessi e con gli altri. E’ la nostra identità che ci contraddistingue, ci differenzia e proprio per questo ci rende amorevoli agli occhi degli altri per quello che realmente siamo, anche se appariamo a prima vista buffi, goffi, sentimentali, arruffoni o arrendevoli…
Quindi il segreto è sì rubare, ma con rispetto, soprattutto di noi stessi, per non correre il rischio di fare delle nostra testa, del nostro corpo e della nostra anima il terreno fertile di pubblicitari, di ideologi televisivi e di “guru” (e purtroppo di un numero sempre maggiore di politicanti) che troppo spesso danno dimostrazione di voler aumentare solo il proprio potere o budget. Allora, rimaniamo con i piedi per terra, rimbocchiamoci le maniche e non dedichiamo tanta attenzione a dotti, a medici e sapienti, ma ascoltiamo le parole dei semplici, cominciando dal vicino della porta accanto, dallo straniero indigente, o dalle parole di un popolano come noi, magari figlio di un fabbro e nipote di un falegname…
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