Rubare o non rubare, questo è il problema

Ettore Petrolini, un "popolano del miglior lignaggio", ci ricorda un modo corretto di farlo
di Maurizio Martinelli - 20 Ottobre 2009

Il 20 ottobre 1909 Ettore Petrolini, fece una dichiarazione sull’opportunità ed il senso corretto di rubare con una sua frase che restò celebre: “Io sulla scena porto tutto quello che nella vita ho osservato e… rubato. Perché io rubo sempre, dovunque e a tutti…”.

Ebbene a cento anni dalla sua opera di attore teatrale in vernacolo, Ettore, figlio di un fabbro e nipote di un falegname, ancor oggi ci stimola a riflettere sulla necessità ed il “piacere” di rubare, senza sottrarre nulla agli altri ma cogliendone il meglio (o il peggio) per farne un uso pubblico, ma sempre rispettoso e mai volgare.

Invece ai nostri giorni, guardandoci intorno ci accorgiamo di non aver colto questa eredità, e troppo spesso siamo soliti verbalizzare le parole di altri, ripetendo le frasi e le idee dell’ultimo opinionista od ospite dei salotti televisivi… Petrolini, nella sua semplicità, ci ricorda che c’è un modo sano ed elegante di rubare ed è quello di fare proprie le caratteristiche o le idee altrui per trasmetterle agli altri con “nuova luce”. Tale invito, infatti ci spinge a far sì che il messaggio che comunichiamo sia “personalizzato”, e soprattutto sia “coerente” al nostro stile di vita, altrimenti corriamo tutti il rischio (ed io per primo), di appiccicarci idee e contenuti altrui, senza mai contattare la nostra autenticità, la nostra vera identità, la nostra personale vocazione che è scritta nel profondo del nostro cuore.

Ed è da quest’ultima dimensione che non dobbiamo mai discostarci, è ad essa che dobbiamo fare riferimento per il nostro benessere e il corretto modo di stare con noi stessi e con gli altri. E’ la nostra identità che ci contraddistingue, ci differenzia e proprio per questo ci rende amorevoli agli occhi degli altri per quello che realmente siamo, anche se appariamo a prima vista buffi, goffi, sentimentali, arruffoni o arrendevoli…

Quindi il segreto è sì rubare, ma con rispetto, soprattutto di noi stessi, per non correre il rischio di fare delle nostra testa, del nostro corpo e della nostra anima il terreno fertile di pubblicitari, di ideologi televisivi e di “guru” (e purtroppo di un numero sempre maggiore di politicanti) che troppo spesso danno dimostrazione di voler aumentare solo il proprio potere o budget. Allora, rimaniamo con i piedi per terra, rimbocchiamoci le maniche e non dedichiamo tanta attenzione a dotti, a medici e sapienti, ma ascoltiamo le parole dei semplici, cominciando dal vicino della porta accanto, dallo straniero indigente, o dalle parole di un popolano come noi, magari figlio di un fabbro e nipote di un falegname…


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