

Per la nostra Memoria, ma anche per la nostra vergogna. Ce la racconta un Libro-Inchiesta utile per riflettere e magari agire
“Il merito di questo libro è quello di restituire la complessità di una condizione che intreccia la vita dei singoli lavoratori e lavoratrici indiani con gli interessi economici e politici di un territorio da sempre legato al potere politico che governa l’Italia.”
(Marco Omizzolo, Sociologo, nella Postfazione a: “Agro Punjab, lo Sfruttamento dei Sikh nelle campagne di Latina”, di Francesca Cicculli e Stefania Prandi, Nottetempo, 2024)
*****
Per un inizio consapevole: Sermoneta, Latina, Lazio Orientale, Italia. Scena di ordinario sfruttamento:
“La mattina del 12 giugno 2025 alcuni ispettori del lavoro sono entrati in un terreno agricolo nella campagna di Sermoneta, in provincia di Latina, dove 10 indiani provenienti dal Punjab stavano preparando la raccolta delle zucchine. Solo uno di loro aveva un contratto, ma con un’azienda agricola di Terracina, a 50 chilometri di distanza. Gli altri erano tutti in nero.
Il proprietario del terreno si è giustificato dicendo che erano stati loro a presentarsi da lui chiedendogli di lavorare e che quello era il loro primo giorno di lavoro, e per questo non aveva ancora fatto in tempo a contrattualizzarli.
Gli ispettori del lavoro sono andati avanti con il verbale e hanno chiamato la polizia per gli accertamenti sulla regolarità dei permessi di soggiorno.
Nel frattempo, un lavoratore ha chiesto aiuto con un messaggio su WhatsApp a Laura Hardeep Kaur, che è la segretaria del sindacato del settore agricolo FLAI CGIL di Latina, è nata in Italia da genitori provenienti dal Punjab e parla la loro lingua.”.
Così inizia un pezzo, a firma Angelo Mastrandrea, pubblicato su Il Post il 20 Giugno scorso (lo trovate qui per intero: https://www.ilpost.it/2025/06/20/morte-satnam-singh-latina-un-anno-dopo/
Il luogo – con parola straniera è più “figa”, si potrebbe chiamarla la location – della scena che avete appena letto è simile a quello in cui – il 19 Giugno 2024 – è morto Satnam Singh, il 31enne lavoratore indiano di religione Sikh, il cui corpo era stato trovato – squartato e con un braccio staccato, depositato lì accanto dentro una cassetta della frutta – agonizzante davanti alla porta di casa. A lasciarlo lì era stato, il padrone della Tenuta agricola dove Singh “lavorava”, meglio veniva sfruttato per 5,50 miseri Euro l’ora, dopo averne sborsati fino a 14mila per arrivare in Italia e trovare lavoro.
La fuga dei padroni della Tenuta (padre e figlio) era dovuta alla paura di far scoprire il “mercato delle vacche” sul quale si reggeva la loro attività agricola e il braccio – si scoprirà poi – era stato tranciato a Singh da una macchina per imballaggio costruita artigianalmente dal proprietario della Tenuta e priva dei sistemi di sicurezza. Il proprietario della Tenuta e il figlio, i Lovato, erano stati arrestati, incriminati per “omicidio volontario” e “omissione di soccorso”, processati e condannati, a Febbraio di quest’anno e a Novembre prossimo saranno processati, per la seconda volta, anche per “caporalato” (leggi commercio e sfruttamento di esseri umani).
“Caporalato”: s. m. [der. di caporale]. – 1. non com. Grado di caporale, e sua durata. 2. Forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera, spec. agricola, attraverso intermediari (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali. (dal Dizionario Treccani della Lingua Italiana). Per un quadro normativo aggiornato: https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-norme/Dettaglio-norma/id/28/Caporalato-Quadro-normativo.
Ve lo ricordate Satnam Singh? Si? Bravi, ché sicuramente certe situazioni sono difficili da dimenticare e si pensa che siano ultimative nel senso che, una volta conosciute, scuotono le coscienze, cambiano persone e situazioni e rimettono, per così dire, “le cose al loro posto”, almeno si spera. Beh, in questo caso drammatico, la speranza è stata vana perché, da allora, non è successo proprio niente di nuovo! E le righe che avete letto all’inizio possono essere – come in effetti sono – quella che in Tribunale si chiamerebbe la “prova regina” a conferma di quanto segnala quella frase sottolineata.
Ma quella tragica di Satnam Singh non è l’unica storia di bestiale sfruttamento che la terra italica di Latina (un tempo Littoria, città vanto del regime fascista, come la bonifica delle paludi pontine costata, al tempo, centinaia di vite di lavoratori italiani arrivati in maggioranza dal Veneto) racconta.
Ora, un Libro-inchiesta, scritto da Francesca Cicculli e Stefania Prandi, pubblicato dalla milanese Edizioni Nottetempo, a Novembre scorso, e intitolato “Agro Punjab, lo sfruttamento dei Sikh nelle Campagne di Latina” ce ne rende edotti, nei minimi particolari, così che nessuno possa dire “non sapevo” e ci chiama a reagire da cittadini coscienti, responsabili e attivi, come siamo (o almeno dovremmo essere).
Si tratta di un Libro duro, di quelli che squarciano i veli e rendono visibili, gli “invisibili”, palesando la loro esistenza in vita (se vita si può definire, quella che per cui si pagano fior di biglietti da cento Euro, si direbbe “sull’unghia”). Realtà che tutti noi sappiamo essere, ma che alcuni (spero non tra noi) pervicacemente negano.
Si tratta di un Libro di quelli che servono – come scrivo spesso – per “capire e capirci”. Ma per farlo, con cognizione di causa, dobbiamo partire dai Kiwi, frutto assai appetitoso e salutare che ci arrivò dalla Cina e che si presenta in tre diverse varietà: quella a pasta verde, quella a pasta rossa (mai vista personalmente) e quella – più ‘preziosa’ e dunque costosa – a pasta gialla.
Si tratta di un frutto prezioso perché utile per la digestione, il rafforzamento del sistema immunitario e la salute cardiovascolare. Ma per completezza di informazione e conoscenza, dobbiamo ricordare anche la “Zespri” la Multinazionale mondiale neozelandese del commercio dei Kiwi, che ne ha praticamente il monopolio e che riceve una consistente percentuale del prodotto che commercializza, proprio dalle Campagne dell’Agro Pontino, la location diffusa della nostra storia, anzi senz’altro storiaccia.
Tra i principali produttori di kiwi nel mondo c’è l’Italia. La regione più fertile è il Lazio, in particolare la provincia di Latina. Ma i dolci kiwi dell’Agro Pontino nascondono l’amaro delle ingiustizie e dello sfruttamento.
A raccoglierli, infatti, sono migliaia di braccianti extracomunitari, provenienti principalmente dallo Stato del Punjab, in India, di religione sikh. Vittime di violenze e intimidazioni e privati delle tutele sindacali, la maggior parte di loro ha contratti irregolari e lavora senza turni di riposo, a volte anche quattordici-sedici ore al giorno, per paghe misere.
E costantemente a rischio infortuni: come ha mostrato, nella maniera più crudele e feroce, il caso di Satnam Singh, bracciante sikh morto nel giugno del 2024. Questo libro è il risultato di un’inchiesta realizzata nel corso di un intero anno tra il Punjab e quell’“Agro Punjab” che è oggi la provincia di Latina.
Francesca Cicculli e Stefania Prandi raccontano le storie spesso taciute dalle stesse vittime, terrorizzate dalle ritorsioni, e occultate dall’alto per coprire gli interessi dei più forti. Soprattutto, ricostruiscono la lunga catena di cause e responsabilità che sta dietro allo sfruttamento: una catena che coinvolge intermediari indiani e finte agenzie di viaggio, ma anche imprenditori italiani, cooperative agricole, multinazionali ed enti di certificazione.
Come nota nella sua postfazione Marco Omizzolo, sociologo e attivista da anni al fianco dei braccianti sikh,Agro Punjab parla “di noi stessi, del modo in cui abbiamo organizzato le nostre istituzioni, del nostro modello di impresa e della cultura che ispira la nostra capacità di dare ordine al mondo”. (Fonte: Edizioni Nottetempo, Milano).
Cicculli e Prandi, entrambe giornaliste investigative, avevano in precedenza condotto un’Inchiesta dal titolo “Il Sapore amaro del Kiwi” (https://irpimedia.irpi.eu/invisibleworkers-sfruttamento-raccolta-kiwi-agropontino/, insieme alle colleghe Charlotte Aagaard, della Testata danese “Danwatch,” e Kusum Arora, del Sito indiano di informazione “The Whire”, con il supporto del Fondo belga Journalismfund Europe. Il Libro Agro Punjab è nato dal completamento e approfondimento di quell’Inchiesta.
Le due giornaliste italiane hanno indagato, con sopralluoghi e interviste, nell’Agro Pontino – territorio che si trova tra i monti Lepini e in cui si respira l’aria salmastra del Tirreno – terra dove, secondo il sociologo Marco Omizzolo vivono circa 30.000 persone di origini indiane appartenenti alla comunità religiosa Sikh, tutte provenienti dallo Stato del Punjab. Gran parte dei lavoratori provenienti da quella zona dell’India ha una conoscenza molto scarsa della lingua italiana e i loro rapporti di lavoro sono frequentemente mediati da caporali, spesso essi stessi punjabi.
Il lavoro irregolare e sottopagato – evidentemente senza un contratto, senza contributi e copertura sanitaria e assicurativa per gli infortuni sul lavoro – è molto diffuso, favorito dalla difficoltà di ottenere un regolare permesso di soggiorno per questi lavoratori immigrati. (*)
Molti lavoratori di origine indiana, soprattutto nella parte settentrionale della Provincia di Latina, sono impegnati nella coltivazione del Kiwi, introdotta in Italia negli anni ’70 del Secolo scorso.
Oggi il nostro Paese è il principale produttore europeo di questo frutto, come ho scritto originario della Cina meridionale. Destinataria di una parte importante dei Kiwi prodotti nel Lazio è – come avete letto – la Multinazionale neozelandese Zespri, che a sua volta rifornisce alcuni Marchi della grande distribuzione organizzata, come, ad esempio: Lidl, Spar e REMA.
Molti produttori hanno ottenuto la certificazione GlobalGAP Risk Assessment on Social Practice (GRASP) volta a prevenire la violazione dei diritti dei lavoratori nelle Aziende agricole. Prima della pubblicazione dell’Inchiesta “Il sapore amaro del Kiwi”, Zespri dichiarava che “solo una esigua minoranza dei propri fornitori avrebbe potuto violare i diritti dei dipendenti”.
Dopo la pubblicazione dell’Inchiesta, la Multinazionale ha sostenuto di aver sollecitato i suoi fornitori e certificatori a segnalare pratiche scorrette, attraverso una linea telefonica riservata. Non si è avuta notizia, nel 2024, di eventuali iniziative intraprese da Zespri a seguito di segnalazioni.
*****
Un Capitolo del Libro di Cicculli e Prandi, è dedicato alla storia di Balbir, primo immigrato punjabi ad aver ottenuto in permesso di soggiorno “per motivi di giustizia”, dopo aver denunciato i suoi sfruttatori. Balbir è stato vittima non solo di un vero e proprio stato di schiavitù in cui era costretto a “lavorare”, ma anche dalle politiche migratorie determinate nel nostro Paese dalla Legge cosiddetta “Bossi-Fini” (Legge 30 Luglio 2002, N, 189), ancora in vigore. Non a lieto fine invece – come avete letto – è stata la vicenda esposta nel Capitolo successivo del Libro, quella di Satnam Singh, il lavoratore morto il 19 Giugno del 2024, abbandonato davanti alla sua casa a Cisterna di Latina dall’agricoltore per il quale “lavorava” (meglio che lo sfruttava) dopo aver perso un braccio in un incidente sul lavoro, per il quale non aveva – evidentemente – nessuna copertura assicurativa INAIL.
Nel quarto Capitolo del Libro, Cicculli e Prandi scrivono sulla logistica dei prodotti ortofrutticoli presso il Mercato Ortofrutticolo di Fondi (MOF). Si tratta dell’unica parte del libro che non è fondata su informazioni di prima mano, ma su resoconti di indagini giudiziarie e su altre Inchieste giornalistiche. Le autrici danno per scontato il controllo della criminalità organizzata sui trasporti a Fondi, scrivendo: “Nonostante le operazioni giudiziarie, il controllo mafioso sui trasporti del MOF è rimasto intatto, dimostrando come la criminalità organizzata continui a rigenerarsi e a dominare l’economia della zona, escludendo qualsiasi tentativo di portare la legalità.”.
*****
Dunque, ancora un Libro importante da leggere e su cui riflettere, ricordando come la Provincia di Latina – lontana solo un’ottantina di chilometri da Roma – sia da tempo feudo politico del Partito dell’attuale Presidente del Consiglio e degli altri Partiti della coalizione di governo; feudo politico nel quale gli esponenti locali della destra come anche quelli poi arrivati a Roma, (leggi il Sottosegretario al MEF, Claudio Durigon, in quota Lega e il Senatore di Forza Italia, Claudio Fazzone) esprimono il peggio di loro stessi, come documenta il pezzo di Marco Omizzolo, pubblicato il 26 Novembre del 2023 sul Sito web di “Articolo 21” e che potete leggere per intero qui: https://www.articolo21.org/2023/11/pasquale-maietta-da-latina-espressione-della-migliore-classe-dirigente-di-fratelli-ditalia/ .
*****
La Nota che avete letto è stata resa possibile anche dall’ascolto del Podcast: “Lo sfruttamento dei Sikh nelle Campagne”, di Marino Sinibaldi, prodotto per la Serie “Timbuctu”, come recita lo slogan della Serie: “Un Podcast del Post, che parla con i libri”. Il Podcast è ascoltabile qui: https://www.ilpost.it/podcasts/timbuctu/ep-366-lo-sfruttamento-dei-sikh-nelle-campagne/
**********
Ieri, a Scanzano Jonico, (Matera), nel territorio di Fondovalle dell’Agri, una vettura da sette posti, sulla quale viaggiavano però dieci persone, si è schiantata contro un camion. Quattro braccianti indiani che erano a bordo sono morti sul colpo, gli altri passeggeri dell’auto sono stati trasportati in Ospedale mentre l’autista del camion è rimasto illeso.
—————
(*) “L’Italia, con 320 mila tonnellate esportate nel 2021 in cinquanta Paesi, per un fatturato di oltre 400 milioni di euro, è il principale produttore europeo di kiwi e il terzo al mondo dopo Cina e Nuova Zelanda. La prima regione del nostro Paese dove si coltiva la “bacca verde” è il Lazio.
Globalmente, un terzo di tutti i kiwi commerciati nella grande distribuzione viene dalla multinazionale Zespri. Nata in Nuova Zelanda, oggi è leader nel settore e presente in sei Paesi.Dalla provincia di Latina, arriva una buona parte della frutta venduta con il marchio Zespri (il 10,5 per cento). Un mercato gigantesco, che solo in Italia conta quasi tremila ettari di campi, centinaia di produttori e migliaia di braccianti.”.
(Fonte: Francesca Cicculli, Charlotte Aagaard, Kusum Arora, Stefania Prandi, “L’Amaro sapore del Kiwi”, 01.03.2023).
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.