Arriva in Italia la pillola Ru486

Dibattito acceso dopo il via libera dell'Aifa
di Giulia Ricci - 2 Agosto 2009

Lo scorso giovedì sera, dopo sei ore di riunione, il CdA dell’ Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato l’immissione in commercio della pillola per l’aborto non chirurgico Ru486, con quattro voti a favore e uno contrario.
Il farmaco, già utilizzato in altri paesi europei dovrà essere assunto solo in Ospedale ed entro il 49esimo giorno di gravidanza. Oltre questo termine aumentano infatti le complicanze rispetto all’aborto chirurgico.
La decisione presa, sottolinea l’Aifa "rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto".
Immediate le reazioni da parte della Chiesa già schieratasi contro la pillola ancor prima del via libera dell’Aifa con un articolo sull’osservatore Romano.
A parlare nuovamente per il Vaticano è Monsignor Giulio Sgreccia, Presidente emerito della Pontificia Accademia Pro Vita, il quale definisce la pillola non un farmaco, bensì “un veleno letale”.
«L’assunzione della Ru486- sottolinea il vescovo- equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo».
All’attacco della Chiesa si unisce Novella Luciani, Delegato del Sindaco Alemanno alla vita, commentando così la decisione presa dal CdA dell’agenzia del Farmaco:
“Il parere favorevole alla commercializzazione della pillola killer è la sconfitta dell’intera cultura della vita. A nulla è valso il richiamo di ventinove donne morte a causa di questo farmaco killer. Il via libera dell’AIFA rappresenta la vittoria della Norimberga farmaceutica che si appresta a spacciare il primo veleno per la vita nascente. Con la RU si legalizza di fatto l’infanticidio per la modica cifra di 14 euro a pasticca”.

Il sottosegretario al Welfare Eugenia Rocella si esprime dubbiosa riguardo la decisione presa dall’Aifa ma fiduciosa in delucidazioni. La Ru486 infatti “ è difficilmente compatibile con quanto prevede la legge 194”(…),"Il problema – continua – resta quello di monitorare eventuali eventi avversi provocati dall’assunzione della pillola. come le emorragie".
La pillola infatti non offre garanzie sul momento dell’espulsione del feto, evento peraltro destinato ad accadere nella domiciliarità.
Ad intervenire sullla questione dell’incongruenza tra il farmaco e la legge 194 in vigore è anche Lucio Romano, ginecologo e copresidente dell’Associazione "Scienza e vita".

«L’articolo 8 della legge 194, -spiega Romano- prevede che l’interruzione di gravidanza avvenga all’interno dell’ospedale. E invece con la Ru486 accade che la donna, una volta assunto il farmaco, torni a casa e lì abortisca. Eppure ci sono due documenti del Consiglio superiore di Sanità, uno del marzo 2004 e un altro del dicembre 2005, che a proposito sono chiarissimi: l’aborto farmacologico ha una sicurezza equivalente a quello chirurgico solo a condizione che sia effettuato all’interno di un ospedale pubblico e che la donna resti ricoverata fino a interruzione di gravidanza avvenuta».
Il consigliere provinciale Pdl e vicepresidente della commissione cultura, sport e politiche giovanili Federico Iadiccicco si schiera anch’egli contro l’Aifa e chiede al governo “un decreto urgente che fermi l’introduzione della Ru486.
Ma non sono solo critiche e attacchi a scandire la decisione dell’Aifa.
Positivo il commento di Dario Franceschini, il quale afferma che non c’è nessun motivo per vietare la pillola, se i medici non la riterranno pericolosa per la salute:
“Siccome siamo in un Paese in cui l’aborto è consentito per legge, se c’è la possibilità per cui si usi un sistema che sia meno invasivo per la donna, non vedo perché dire di no!".

Favorevole anche il ginecologo torinese Silvio Viale (Radicali):
"Finalmente! prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un’opportunità in più". "Ma – aggiunge – la lotta continua perché ora bisogna offrire l’aborto medico in tutta Italia".

Fra questioni morali, punti di vista scientifici, politica e posizioni ideologiche, la pillola Ru486 si pone come l’ennesima questione sulla tematica aborto, per alcuni un passo avanti in campo scientifico, per altri un rinnegamento della dignità dell’essere umano.


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