

Sentenza del Tribunale Amministrativo: illegittima la delibera di marzo. Entro 30 giorni le riassegnazioni, poi subentrerà il Prefetto
Una sberla giudiziaria e amministrativa che travolge le procedure del concorso per le 1.000 nuove licenze taxi indetto da Roma Capitale.
Il Tar del Lazio, con una sentenza pubblicata martedì 3 novembre 2026, ha accolto le tesi di 14 candidati che avevano optato per la cosiddetta “terza opzione” (la possibilità di concorrere sia per gli 800 titoli ordinari sia per i 200 riservati alla mobilità universale), dichiarando illegittimo il meccanismo con cui il Comune li aveva scavalcati o assegnati d’ufficio alle sole autovetture per disabili.
Per i giudici amministrativi non ci sono dubbi: l’amministrazione romana ha compiuto una vera e propria «elusione del giudicato» della precedente sentenza di dicembre 2025.
La controversia nasce dalla gestione delle graduatorie. Dopo un primo annullamento disposto dal TAR a fine 2025, la Giunta capitolina, mediante una delibera firmata a marzo 2026 dall’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, aveva provato a sanare i posti vacanti imponendo ai candidati pluri-idonei l’assegnazione unilaterale della licenza per il trasporto disabili.
Una scorciatoia bocciata con fermezza nel secondo giudizio:
«Quando un candidato è utilmente collocato in entrambe le classifiche — si legge nel dispositivo del TAR — il diritto di opzione spetta esclusivamente al concorrente e non può essere imposto d’ufficio dall’amministrazione».
Il TAR ha assegnato a Roma Capitale un termine perentorio di 30 giorni per riassegnare correttamente le licenze ai 14 ricorrenti. Qualora Palazzo Senatorio dovesse rimanere inadempiente, subentrerà in qualità di Commissario ad acta il Prefetto di Roma (o un suo delegato) per completare la procedura entro i successivi 30 giorni.
Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Antonino Galletti, difensore dei candidati vittoriosi: «Il Tar ha confermato la bontà del nostro percorso: senza questo pronunciamento, la precedente vittoria nel merito sarebbe rimasta una scatola vuota per i candidati danneggiati dalle scelte del Comune».
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