Civitavecchia, presentato con successo l’ultimo libro di Carlo De Paolis

“Scoppi di sole. Vento di libeccio” il 3 dicembre 2015 nella Sala Convegni della Fondazione Cassa di Risparmio
Redazione - 5 Dicembre 2015

Giovedì 3 dicembre 2015 nella Sala Convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia in via del Risorgimento 8/12 (Primo piano) presentazione del libro Scoppi di sole. Vento di libeccio. La poesia di Carlo De Paolis, a cura di Cosma Siani (Edizioni Cofine, Roma 2015).

L’incontro si è aperto con i saluti dell’assessore alla cultura Vincenzo D’Antò anche a nome del Sindaco di Civitavecchia, l’ing. Antonio Cozzolino, dell’avv. Vincenzo Cacciaglia, Segretario Generale Fondazione Cariciv, della presidente della Pro Loco Cristina Ciaffi.

depaolisL’incontro è stato introdotto e condotto dall’editore Vincenzo Luciani che ha dialogato con l’autore Carlo De Paolis e con il professore universitario e critico letterario Cosma Siani nonché curatore del libro.

Il folto pubblico ha seguito con molto interesse sottolineando con scroscianti applausi la lettura dei testi poetici di De Paolis in lingua e in dialetto citavecchiese.

Vincenzo Luciani, dopo aver fornito i dati essenziali della biografia e citato i suoi libri più rappresentativi, in particolare le raccolte di versi Còre citavecchiese (1996. 2a ed. 2000); I sogni incompiuti (2008), Barlumi (2013), sottolineando la vittoria nel 2012 del Premio di poesia nei dialetti del Lazio “Vincenzo Scarpellino”, ha definito De Paolis come un j sostituibile “Virgilio” per quanto riguarda la conoscenza della città di Civitavecchia, la sua storia, i suoi costumi, le sue usanze e in particolare il dialetto di Civitavecchia (il citavecchiese) e i poeti di Civitavecchia.

presi“Carlo – ha affermato Luciani – è una persona perbene, colta, innamorata della sua città e della sua gente, un poeta: una persona quindi che la sua città deve tenersi molto cara. Ma oggi siamo qui non solo per sottolineare questi aspetti pur importanti della sua personalità e della sua storia personale. Oggi siamo qui per onorare soprattutto il poeta che partendo da una realtà locale ha saputo emergere e affermarsi poeticamente oltre le mura di Civitavecchia. E lo scopo del libro Scoppi di sole. Vento di libeccio è di far conoscere la sua poesia nel contesto nazionale, come voce poetica originale che sa parlare con i suoi versi in lingua e in dialetto anche a lettori fuori della cerchia della sua città natale”.

Cosma Siani ha spiegato come il libro sia “un’antologia molto selettiva che intende far emergere la fisionomia di poeta, in dialetto e in italiano, di Carlo De Paolis. Qualità della sua poesia in dialetto sono il controllato trasporto con cui si esprime, in versi e forme di fattura regolare, dal registro colloquiale e nel contempo duttilmente adattato alla metrica; l’esuberanza dell’invenzione, che ce lo mostra animato da un forte gusto del dialetto, unito alla capacità di tenerne sotto controllo gli aspetti scontati; l’originalità di pensieri e immagini; la varietà e vitalità del lessico”.

intervistadepaolis“Nelle poesie in italiano – ha aggiunto Siani – lo vediamo meno portato a forme metriche fisse quali il sonetto, e incline a versi sciolti o liberi, a cui affida la propria originalità nell’architettura del pensiero e nell’uso di immagini che si imprimono. De Paolis si rivela autore pienamente consapevole sia dei mezzi usati per la propria scrittura, sia del proprio inevitabile, irrinunciabile radicamento nel mondo locale. Su questo suo humus egli riflette, in esso scava, e poi riesce ad astrarsene e generalizzarlo, rendendolo accessibile e convincente per chi a quel mondo non appartiene”.

Siani, che in passato ha studiato criticamente la poesia dei poeti civitavecchiesi Ugo Marzi e Giuseppe Croce, ha sottolineato come De Paolis, rappresenta con loro il meglio della poesia di Civitavecchia.

De Paolis, stimolato da domande di Luciani e di Siani ha chiarito le motivazioni che lo hanno spinto a pubblicare i tre libri di versi (Còre citavecchiese, Sogni incompiuti e Barlumi) e infine quest’ultima antologia.

Ha pure motivato il suo rapporto con la lingua italiana e perché ama esprimersi sia in lingua che in dialetto e da cosa dipende la scelta di scrivere poesia in lingua oppure in dialetto.

Carlo De Paolis ha infine recitato altri testi poetici in lingua e in dialetto tra calorosi applausi. Infine ha salutato i partecipanti alla serata che si sono messi in fila per richiedere l’autografo.


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