Crocifisso si, crocifisso no

L’Europa e una parte dell’Italia si divide
di Giuseppe Barbone - 4 Novembre 2009

Crocifissi si o Crocifissi no. E’ questa la questione che ha riacceso in Italia il dibattito tra laici e cattolici. Tutto ha origine ad Abano Terme, nel padovano, dove nell’Istituto Statale “Vittorino Da Feltre”, una mamma italiana, Soile Lautsi ha chiesto, nel 2002, di togliere i crocifissi nelle aule frequentate dai suoi due figli. Tutti i ricorsi nei tribunali italiani non le sono valsi a nulla. Così lei, indomita, si è rivolta alla Corte Europea per i diritti dell’uomo che invece le ha dato ragione stabilendo che “la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". Non solo; la Corte ha ordinato anche un risarcimento per danni morali (5000 euro). I sette componenti della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso" e, dunque, potrebbe condizionarli. E se questo condizionamento può essere di "incoraggiamento" per i bambini già cattolici, può invece "disturbare" quelli di altre religioni o gli atei. Il governo italiano ha presentato immediatamente ricorso. Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva entro tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni.

La reazione del mondo cattolico e non intanto non si sono fatte attendere. Slogan più o meno simpatici “Via le croci anche dalle Dolomiti!” Scurria del PDL, prese di posizione dure “Europa oramai senza radici né identità” del movimento Europa Sociale; vere e proprie minacce di protesta“ Ci incateneremo davanti alle scuole se qualcuno toglierà i crocifissi” Lotta Studentesca. A livello politico il Presidente Berlusconi commenta "Per noi è una sentenza assolutamente inaccettabile", più colorito Bossi “E’ una stronzata” ed ironico il Cardinale Bertone “L’Europa ci lascia solo le zucche delle feste (Halloween ndr) e ci toglie i simboli più cari”. Più cauti a sinistra dove Vendola esprime "E’ una sentenza che merita una discussione, un approfondimento, spero senza spirito di crociata, senza anatemi reciproci" e Bersani . ”Penso che un’antica tradizione come quella del crocifisso non possa essere offensiva per nessuno”. Invece Roberto Musacchio (Sinistra e Libertà), “E’ una sentenza di libertà contro ogni forma di religione di Stato. Questa sentenza interviene rispetto ad una situazione abnorme che mantiene forme proprie della religione di Stato e vecchissime disposizioni, con forzature rispetto alla stessa evoluzione dei patti concordatari. La sentenza – conclude Musacchio – si basa sui valori profondi dell’Europa, la libertà religiosa e la laicità dello Stato, che non contraddicono i valori religiosi ma tutelano i diritti di ognuno e di tutti”.

E’ indubbio che un elemento decorativo come un crocifisso possa essere inoffensivo laddove esposto e visibile senza vincoli di sorta. Ad esempio sulle Dolomiti. Nel caso in cui invece un simbolo diviene prepotentemente parte del nostro quotidiano, come nel caso della scuola, potrebbe verificarsi una sorta di offesa nei confronti di chi non crede in ciò che rappresenta quel simbolo. Ovviamente dipende dalla platea di riferimento: in una scuola cattolica è chiaro che nessuno si lamenterebbe, in una scuola pubblica è possibile invece il caso opposto. Poiché la scuola pubblica, cosi come la nostra Costituzione, cosi come il nostro stato sono laici, forse è giusto creare uno spazio che accolga i pensieri di tutti e non solo quelli di alcuni. Toglierlo d’altra parte non può significare negare e cancellare i valori cristiani, che costituiscono valori morali e non materiali e come tali impossibile da cancellare con un atto del genere. Il buonsenso delle persone dovrebbe, comunque, risolvere la questione senza troppi “schiamazzi” nel rispetto di tutti. Nel medesimo caso, in cui una cittadina italiana si senta offesa rispetto ad una gestione ideologizzata di un bene pubblico (la scuola, l’aula e la parete dell’aula) ed è inascoltata, forse è bene che intervenga la legge. 


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