Esordio a Roma di Ascanio Celestini cantante

All'Auditorium il grande affabulatore per la prima volta in concerto
di Riccardo Faiella - 25 Luglio 2009

Martedì 21 luglio nello splendido scenario della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di viale Pietro de Coubertin, nell’ambito della manifestazione Luglio suona bene 2009, per la prima volta Ascanio Celestini, il più grande affabulatore del nostro teatro, si è esibito in concerto. Si è trattato del suo esordio a Roma come cantante. Lo aveva già fatto in Umbria. Segno evidente che già ci ha preso gusto.

“Canzoni impopolari”, questo il titolo dello spettacolo. Con Ascanio sul palco un quartetto formato da: Roberto Boarini, al violoncello; Gianluca Casadei, alla fisarmonica; Matteo D’Agostino, alla chitarra; Luca Caponi, alla batteria. Tutti e cinque supportati da Andrea Pesce, al suono.

“Non lo so se si tratta di storie cantate o di canzoni dette in musica”, come dice Celestini. Comunque, sono davvero canzoni impopolari, dal contenuto impopolare. Ma per chi?

Siamo nel “Paese di monnezza”, con fogne a cielo aperto. Mafia, froci, ebrei, drogati, zingare e zoccole. Ma tra cani non ci si mozzica. Siamo brutti e storti, ma buoni; ovvero cojoni.

Un piccolo paese governato da un piccolo presidente e da un sono partito, dove a governi corrotti si alternano governi mafiosi. Dove quando ruba il padrone non è reato: lui è la legge.

Siamo pagliacci, buffoni col cazzo fuori dai pantaloni. Siamo i matti del manicomio. Siamo gli asini. Si vota per la falce e il martello. Poi per la fava e il pisello. Per la quercia e l’edera. Per l’ulivo e l’asinello. Il piccolo paese è un organismo. La destra e la sinistra si aiutano come le mani di un corpo: “una mano lava l’altra…”. Ora si sta lavorando per avere due destre. E finalmente riscrivere i libri di scuola. Piccolo paese di piccoli lavoratori: tu produci, consumi e poi crepi.

All’inizio il pubblico è un pochino freddo, troppo attento a cogliere i contenuti. Ma poi si scalda sulle note dei quattro musicanti e sulla voce di Celestini, non calda e nemmeno acuta, ma sicuramente intonata, e finisce in crescendo, applaudendo a più riprese l’esibizione cantata e parlata di Ascanio e la sua Band. Il bis è a sorpresa. Ascanio si esibisce cantando, da solo con la sua chitarra, altre due canzoni.

L’esperimento è andato bene. Ci si può riprovare. Purché dopo avere scoperto un nuovo concertista non ci perdiamo il nostro affabulatore. Il rischio non c’è, perché, come dice Ascanio, il linguaggio è lo stesso. Un linguaggio fatto di letteratura che indifferentemente utilizza diversi mezzi: la musica o il teatro; il cinema o i libri.

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Chissà, veramente tra cinque minuti comincia la rivoluzione? Ma no! È uno scherzo. I tempi sono cambiati. Il popolo scende in piazza solo per il calcio. La salute, l’ambiente, le pensioni, il salario, il precariato sono argomenti troppo seri. Il popolo vuole vivere spensierato, pensando solo a divertirsi. Quelle cose lì sono per i filosofi.

Beata la nazione che ha tutti filosofi.


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