Ignorati i disegni di legge per ripristinare festa del 20 settembre

A proposito di laicità dello Stato
di Alvaro Colombi e Nicola Capozza - 17 Novembre 2009

Il tema della laicità dello Stato, a giudicare dai dibattiti che ultimamente sta suscitando, è tema più che mai vivo. Guai però a misurare lo stato di laicità del nostro paese assumendo come osservatorio il semplice il calendario. Si rischierebbe di considerare l’Italia un paese “confessionale”.

Infatti, oltre alle domeniche, il nostro calendario nazionale prevede le seguenti feste religiose: Santa Madre di Dio o Ottava di Natale (1 gennaio), riconosciuta però (meno male) anche agli effetti civili in quanto Capodanno; Epifania (6 gennaio), soppressa nel 1977 e ripristinata nel 1985; Assunzione di Maria Vergine (15 gennaio); Tutti i Santi (1 novembre); Immacolata Concezione (8 dicembre); Natale (25 dicembre); Santo Stefano (26 dicembre); Lunedì dell’Angelo (il giorno dopo Pasqua); la festa del Santo Patrono nelle singole località (a Roma SS. Pietro e Paolo).

La festa di San Giuseppe (19 marzo), il giorno dell’Ascensione e il giorno del Corpus Domini sono state soppresse nel 1977 con l’entrata in vigore della legge n. 54.

A fronte delle citate festività religiose il calendario presenta le tre seguenti festività civili: Anniversario della Liberazione (25 aprile), Festa del Lavoro (1 maggio) e Anniversario della repubblica (2 giugno).

Da più di mezzo secolo alle festività civili manca all’appello una festa fondamentale, corollario dei Patti Lateranensi e abrogata dal regime fascista per compiacere la chiesa cattolica: il 20 settembre, la giornata della riunificazione nazionale. 20 settembre 1870: la “presa di Roma”, come recitano i manuali di storia contemporanea.

“Riproporre la festività del 20 settembre significa recuperare alla memoria collettiva una data fondante per la nostra nazione (…) significa riaffermare la laicità dello Stato che, in quanto tale, deve essere di tutti e riaffermare che la libertà religiosa è prima di tutto un diritto individuale che la Costituzione garantisce ad ogni persona di qualunque credo”.

Si tratta di un passaggio significativo del preambolo al testo del disegno di legge Grillini per reintrodurre la festività del 20 settembre, sottoscritto da altri venticinque deputati del centro sinistra (Margherita, teodem compresi) presentato a gennaio del 2003 e rimasto nei cassetti degli uffici parlamentari. E che non è problema di paternità politica dell’iniziativa lo prova il fatto che la stessa sorte è toccata al disegno di legge successivo, che ricalca totalmente il progetto Grillini, presentato il 29 aprile 2008 da Mario Pepe e altri deputati del Pdl, vale a dire dai rappresentanti della maggioranza di governo.

Eppure la data del 20 settembre è di quelle che più d’ogni altra dovrebbe far “breccia” nel sentimento nazionale. Vaticano e Lega a parte, s’intende.

Adotta Abitare A

Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti