Il caratteraccio. Come (non) si diventa italiani

di Antonio Scafati - 9 Febbraio 2010

Si dice, e forse è vero, che ogni popolo ha il suo carattere. Per il popolo italiano, il carattere in questione è un caratteraccio.

Vittorio Zucconi ne è convinto, tanto da dare questo titolo al suo ultimo libro: appunto “Il caratteraccio. Come (non) si diventa italiani”.

Giornalista affermato e stimato, nella sua carriera corrispondente da mezzo mondo e dal 1985 residente a Washington dove è editorialista dagli Stati Uniti per La Repubblica, Zucconi ha parlato del suo libro l’8 febbraio, alla libreria Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi assieme al suo direttore Ezio Mauro e a Filippo Ceccarelli, altra firma di Repubblica.

Il libro nasce da un ciclo di lezioni tenute da Zucconi ad alcuni dottorandi americani dell’università del Vermont. Dal confronto con loro e dalla difficoltà di far capire molte delle cose italiane egli si è reso conto che spesso per parlare dell’Italia è necessario raccontarne il peggio.

Zucconi è andato quindi alla ricerca dei tratti distintivi del nostro essere italiani. Per farlo sceglie dieci eventi chiave della storia del nostro paese: dalla breccia di Porta Pia alla Grande Guerra, dal fascismo alla nascita della Repubblica, e poi il boom economico, Tangentopoli e Berlusconi, mescolandoli con fatti di vita personale e con particolari insospettabili. Il libro infatti, come spiega Ceccarelli, ha tutte le caratteristiche che rendono riconoscibile la prosa di Zucconi: è scoppiettante, ironico, con un’infinità di risorse narrative e sorprese ad effetto.

È così che Zucconi ricostruisce il caratteraccio degli italiani. Siamo rissosi, rancorosi, sempre arrabbiati con gli altri; siamo ipocriti, contraddittori, abbiamo più tratti ‘orientali’ di quanto crediamo; viviamo (accontentandoci) in una democrazia ‘di gomma’, morta come la famosa rana di Galvani che solo con una scossa dà l’impressione di essere viva. Nel caso del popolo italiano, la scossa sono gli scandali.
Dalle Alpi alla Sicilia, siamo un popolo di anti: che sia anticomunista, antifascista, antiberlusconiano o anticlericale non conta. L’importante è essere anti, l’importante è che la squadra avversaria perda. Se poi la nostra vince, tanto meglio. Queste le caratteristiche della nostra identità. O forse è per queste che non ne possediamo una.

Zucconi racconta tutto con lucidità, senza vergogna, senza dimenticare i motivi di orgoglio che ci sono nel nostro paese, un’Italia che non è affatto senza speranza, ma che ha in sé le risorse per migliorare. Perché ‘caratteraccio’ non è necessariamente e solamente negativo: nasconde anche un grande amore per il proprio paese.

“Il Caratteraccio. Come (non) si diventa italiani” di Vittorio Zucconi; Mondadori, Milano, 2009, pag. 256, euro 18,50.

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