In bici per la libertà di stampa

Con il decreto di legge Alfano piomba il silenzo su indagini, arresti e interrogatori

Un gruppo di giornalisti in bicicletta hanno sfilato per le vie del centro; “Liberi di informare, liberi di sapere” si legge sulle sopravvesti bianche. Partiti alle 11 di martedì 9 giugno 2009 dalla sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, a corso Vittorio Emanuele II 349, sono giunti davanti a Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati.
Sono saliti sui pedali per manifestare il dissenso nei confronti del decreto di legge Alfano: “con questo decreto vengono fermati i 2 poteri di controllo dello Stato, la magistratura e la stampa – spiega Guido Columba, presidente dell’Unci, Unione Nazionale Cronisti Italiani.

“E’ la legge del silenzio – spiega Franco Siddi, segretario della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana – promuove l’insicurezza e l’illegalità”.

Alla conferenza stampa che si è tenuta all’aperto, hanno partecipato molti giornalisti e alcuni esponenti della politica: Fabio Morabito e Paolo Butturini, rispettivamente presidente e segretario dell’Associazione Stampa Romana che ha collaborato nell’organizzare la protesta come anche la Federazione italiana editori di giornali; Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine dei giornalisti, Roberto Natale, presidente della Fnsi, gli onorevoli Vincenzo Vita, giornalista e scrittore; Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Marina Sereni, Roberto Zaccaria, deputato, nonchè presidente Rai dal 1998 al 2002 e l’onorevole Massimo Donati, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.
Solo il Pd, L’Italia dei Valori e la Lega hanno espresso la loro solidarietà politica.

“Non si può più riferire l’attività di polizia e di magistratura – spiega Columba – fino all’udienza preliminare, ciò significa che non si potrà più sapere nulla di arresti, interrogatori, di nessuna fase delle indagini.

Sapere se un criminale è stato arrestato o è ancora a piede libero è davvero così superfluo?

Attorno al fatto che sia stato tolto ai singoli magistrati il potere di intercettare, ruotano anche i limiti per i cronisti che non potranno pubblicare gli atti di indagine che per riassunto, rischiando il carcere (anche se commutabile in pena pecuniaria) se pubblicano dichiarazioni dei Pm o intercettazioni per cui è stata ordinata la distruzione. Non solo, alla responsabilità del direttore di giornale su ogni articolo è stata aggiunta quella oggettiva a carico degli editori, un’ulteriore censura dell’informazione a mezzo querela.

“Le fotografie scattate all’interno di Villa Certosa non andavano scattate, né pubblicate – ha riferito Del Boca – ma una cosa è punire chi sbaglia, un’altra è imbavagliare tutta la stampa come si punta a fare con il Ddl Alfano”.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento