

La ricostruzione della Roma può avvenire ormai solo a prescindere da Totti, ormai in discesa
Roma 08/02/2009 Stadio Olimpico Roma-Genoa, Francesco Totti saluta i tifosi. Foto Mezzelani-Gmt
Abbiamo ancora sotto gli occhi e dentro il cuore la stoica ed eroica partita della Roma contro l’Arsenal. Malgrado le pesanti assenze e le precarie condizioni di alcuni calciatori in campo, i giallorossi, pur meritando la vittoria, non hanno passato il turno.
“Chapeau”, direbbero i francesi. D’altronde, il ringraziamento caloroso di migliaia di tifosi, accorsi a Trigoria alla ripresa degli allenamenti, lo sta a dimostrare. Però – perché c’è un però – se nei desideri della tifoseria e, ci auguriamo, nei progetti della dirigenza amministrativa e tecnica, c’è ancora una squadra che compete per entrare nel top del calcio europeo, non si può non ripartire da questa caduta in Champions per affondare lucidamente il bisturi sulla carne viva dei limiti tecnici e fisici che quest’anno hanno mostrato alcuni giocatori. A partire da quello più rappresentativo e dotato tecnicamente: Francesco Totti, il capitano e l’idolo (a ragione) di tutti i tifosi romanisti. Forse il miglior giocatore della Roma di tutti i tempi.
Rischiando di finire sotto il plotone di esecuzione della tifoseria con l’accusa di apostasia, riteniamo che però sia arrivato il tempo di non nascondere la dura realtà: la Roma potrà essere ricostruita solo a prescindere (e non ripartendo) da Francesco.
Gli evidenti guai fisici, ormai endemici, come pure l’età (nessuno è eterno), che lo accompagnano da un pò di tempo, consigliano di prendere il toro del problema per le corna e non più per la coda. Le condizioni fisiche di Totti, è sotto gli occhi di tutti, ormai lo obbligano solo ad andare in discesa.
Ciò non significa, sia chiaro, che Totti non possiamo ancora sperare di vederlo in campo con le sue magiche giocate. Diciamo solo che, se la Roma di domani vuole confrontarsi seriamente col Manchester, con il Liverpool, e tante altre grandi del calcio, deve subito abbandonare quella che finora è stata la venerazione religiosa verso il suo Totem. Deve, cioè, avere la forza di superare il tabù della presunta immortalità del suo capitano, costruendo subito valide alternative.
Insomma, proprio come osservava Freud, una comunità deve avere il coraggio di “uccidere il padre”, per avere la possibilità di adorare nuovi Totem. Ovviamente, il discorso non si esaurisce solo con Totti, ci mancherebbe altro. Ci vuole una analoga svolta in buona parte dell’attuale rosa dei giocatori.
Una Roma competitiva non può infatti continuare a coltivare calciatori tecnicamente o fisicamente modesti come Batista, Rijse, Cicinho, Juan, ecc…(per non parlare di Diamutene e Loria).
Né giocatori come Panucci, Tonetto, Cassetti o Perrotta, per i quali parla impietosamente la carta d’identità. Per questi, però, non c’è bisogno di scomodare Freud, né Totem vari.
Aquilani-Godot merita un discorso a parte. Ce ne dispiace, ma oggi bisogna riconoscere che il giovane di Montesacro è una ex promessa di venticinque anni che ha percorso quasi metà della carriera senza, purtroppo, aver dimostrato niente. Un giocatore che ha mancato le prove importanti anche quando non stava male e quindi di scarsa affidabilità.
La Roma dovrà ricominciare dall’unico giocatore dal rendimento sicuro e l’età giusta, uno dei migliori al mondo nel suo ruolo: Daniele De Rossi, perno di una nuova dorsale che comprenda, possibilmente, anche un portiere più bravo di Doni.
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