

Il maestro si è spento a Roma a 93 anni. Dai capolavori esteti della Sandrelli e della Galiena all'amore con Tinta e Caterina Varzi. Il ritratto di un cineasta unico
Con il suo inconfondibile sigaro tra le dita e lo sguardo arguto da eterno ragazzetto veneziano trapiantato nel cinema globale, ha raccontato come nessuno l’universo femminile, abbattendo ipocrisie e tabù di un’Italia spesso bacchettona. Si è spento questa mattina nella sua casa di Roma, all’età di 93 anni, Giovanni “Tinto” Brass, regista, sceneggiatore e maestro indiscusso del grottesco erotico d’autore.
Nelle ultime ore una crisi cardiaca ne ha spezzato la vita, ponendo fine alle complicazioni di salute maturate dopo una grave infezione superata nella scorsa primavera.
Un’esistenza vissuta nel segno dell’arte e dell’amore per la libertà visiva. Laureatosi con una tesi sul diritto nel cinema, Brass scelse la Parigi di Henri Langlois per apprendere il montaggio prima di fare da assistente a pietre miliari come Roberto Rossellini.
«Ho sempre cercato di mettere a nudo il potere attraverso il corpo, liberando le donne dal peso del giudizio borghese — raccontava spesso il regista —. Il desiderio è l’unica forza che non mente mai».
Un manifesto stilistico consegnato a pellicole entrate nell’immaginario collettivo come “La chiave”, che consacrò il mito di Stefania Sandrelli, fino a “Senso ’45” con Anna Galiena e Gabriel Garko.
Una vita di affetti profondi: cinquant’anni di matrimonio con Carla “Tinta” Cipriani (scomparsa nel 2006), madre dei figli Beatrice e Bonifacio, e poi la seconda vita al fianco di Caterina Varzi, sposata nel 2017, che gli è rimasta vicino fino all’ultimo istante.
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