

Attore colto e popolare, ha spaziato con disinvoltura dal rigore del teatro di Brecht (regia di Strehler) alla grandissima popolarità televisiva nei panni di un indimenticabile Nero Wolfe
Tino Buazzelli, è stato un gigante dello spettacolo italiano. Attore colto e popolare allo stesso tempo, ha saputo spaziare con disinvoltura dal rigore del teatro di Brecht (regia di Strehler) alla grandissima popolarità televisiva nei panni di un indimenticabile Nero Wolfe. Con la sua voce inconfondibile, la sua ironia sorniona e la sua straordinaria presenza scenica, ci lasciava troppo presto a soli 58 anni, il 20 ottobre 1980, rimanendo un punto di riferimento insuperato, un pilastro della storia della nostra cultura.”
Agostino (in arte Tino) Buazzelli nacque a Frascati il 13 settembre 1922. Dopo aver conseguito il diploma all‘Istituto Magistrale, si iscrisse all‘Accademia nazionale d’arte drammatica, diretta da Silvio D’Amico, dove si diplomò nel 1946, insieme a compagni del calibro di Nino Manfredi, Paolo Panelli e Vittorio Gassman. Quest’ultimo lo volle subito nella compagnia Maltagliati-Gassman, iniziando così una carriera straordinaria di attore, regista, scrittore.
La bellisima città di Frascati ha un altro primato: Tino iniziò nel teatro di Capocroce quella carriera che lo avrebbe portato a calcare i più prestigiosi palcoscenici. Qualche anno fa la figlia di Tino, la signora Nicoletta Morisi Buazzelli, per la prima volta, ha aperto l’abitazione, dove il grande attore, affacciandosi dal giardino, guardava le partite di calcio e di rugby. Tino era un grande tifoso della Roma.
Resta memorabile la sua monumentale e storica interpretazione nella Vita di Galileo di Bertolt Brecht, per la regia di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano (stagione 1962/63), considerata una delle vette più alte del teatro italiano del Novecento.
Per il grande pubblico della Rai, Buazzelli è stato il volto definitivo e insuperabile dell’investigatore Nero Wolfe (nello sceneggiato trasmesso tra il 1969 e il 1971). Con la sua mole imponente, la corporatura massiccia, la celebre poltrona e la sua voce calda, profonda, armoniosa, riuscì a dare corpo e un carisma magnetico all’iconico personaggio nato dalla penna di Rex Stout.
Ha preso parte a oltre trenta pellicole cinematografiche, spesso in ruoli da comprimario di lusso o come spalla ideale di miti assoluti della comicità come Totò (in Totòtarzan e Le sei mogli di Barbablù) e Renato Rascel.
Sul piccolo schermo nel 1978, interpretò magistralmente il personaggio di Anselmo Bordigoni in Il balordo, tratto dal romanzo di Piero Chiara: un ruolo, quello di un maestro elementare stravagante e taciturno, molto insolito per Buazzelli.
L’attrice Cloris Brosca, ha un ricordo personale di Tino Buazzelli: «A 19 anni avevo appena finito il primo anno d’accademia, quando partecipai al mio primo spettacolo teatrale: una memorabile edizione de “Le allegre comari di Windsor”, con la regia di Orazio Costa Giovangigli. Falstaff era Tino Buazzelli.
Ero troppo giovane, forse, per capire fino in fondo la sua capacità espressiva: in scena mi sembrava semplicemente “naturale“, un aggettivo, che ora a volte mi irrita, quando lo sento usare per descrivere il buon lavoro di questo o quell’attore. In realtà mi sono accorta col tempo che quella leggerezza, quella appropriatezza, che rendono così “naturale“ l’interpretazione di certi attori, sono il frutto di anni di esperienza, di disciplina e di appassionata dedizione.
Ho ancora nelle orecchie la “musica“ della recitazione di Buazzelli, la musica del personaggio: quel Falstaff che le sparava grosse, nella sua grande mole di fanfarone che si atteggiava però a damerino leggiadro.
Ricordo quel suo fantasticare e quel suo pavoneggiarsi come la parte più spassosa e quel suo sognare a occhi aperti così evocativo, percorso come da una sottile vena di nostalgia, che sembrava preludere alla disfatta e al misero smacco finale del personaggio, infine deriso e dileggiato“.
A maggio del 1980 per un breve periodo svolgevo funzioni di guardia medica presso il Teatro Argentina, dove c’era in programmazione “La bottega del caffè” di Goldoni con Buazzelli, che interpretava uno dei personaggi più complessi e affascinanti del teatro goldoniano: Don Marzio il nobile napoletano maldicente e intrigante; memorabile è la versione televisiva (e teatrale) del 1973, diretta da Edmo Fenoglio per la Rai,
Nella commedia ambientata in una piazzetta di Venezia, Don Marzio è una figura atipica. Goldoni stesso nei suoi Mémoires lo definì “un chiacchierone maldicente… uno di quei flagelli dell’umanità che preoccupa tutti quanti”. È l’uomo seduto al caffè che osserva, giudica, distorce la realtà e diffonde pettegolezzi che rischiano di distruggere i matrimoni e i patrimoni degli altri avventori (come il mercante Eugenio).
Buazzelli usava la sua mole e la sua mimica facciale per dare a Don Marzio un’aria apparentemente innocua ma intrinsecamente velenosa. Invece di farne una semplice macchietta o una rigida maschera comica, Buazzelli riuscì a far emergere la profonda meschinità umana e, al contempo, l’intrinseca solitudine del personaggio, rendendolo un uomo reale del Settecento perfettamente in linea con la riforma teatrale di Goldoni.
Il Don Marzio di Buazzelli funzionava alla perfezione grazie alla forte contrapposizione morale con il saggio e generoso caffettiere Ridolfo, interpretato in quella celebre edizione da Renato De Carmine.
A fine rappresentazione Tino Buazzelli, nel salutare il pubblico lo ringraziò dicendo: “finché ci sarà qualcuno che mi ricorderà su questo palcoscenico io continuerò a vivere “.
Questa frase esprime perfettamente l’essenza dell’arte teatrale e il legame eterno tra l’attore e il suo pubblico. Con quelle parole, Buazzelli ricordava che il teatro vive nell’istante del presente e sopravvive solo attraverso il ricordo emotivo degli spettatori: finché quel ricordo resta vivo, l’artista non scompare mai davvero; cinque mesi dopo ci lasciava fisicamente, ma nella memoria rimane il ricordo indelebile di un gigante gentile e leggero.

Il 20 marzo 2024, si è tenuto l’evento culminante del progetto Tino Buazzelli a Frascati. La commemorazione, intitolata “Tino Buazzelli ad alta e grassa voce“, è stata ideata e coordinata da Tommaso Mascherucci in qualità di presidente dell’associazione culturale Chi sarà di Scena APS.
L’iniziativa ha unito memoria storica e coinvolgimento didattico attraverso una serie di momenti chiave.
Il legame con il Teatro Capocroce: La scelta dello spazio non è stata casuale. Il Teatro Capocroce di Frascati rappresenta il luogo esatto in cui un giovane Tino Buazzelli mosse i primissimi passi della sua straordinaria carriera sul palcoscenico dell’oratorio parrocchiale.
Il corteo e la partecipazione delle scuole: L’evento del 20 marzo si è aperto con un corteo letterario itinerante per le vie di Frascati a cui hanno preso parte circa 80 studenti dell’Istituto Comprensivo Frascati 1 (la cui scuola secondaria è intitolata proprio a Buazzelli). Durante il percorso sono state effettuate letture ad alta voce nei luoghi storici legati alla vita dell’attore.

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